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 venerdì 22 marzo 2019

POLITICA

Onestà, onestà. Ma la corruzione dilaga

di Redazione


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Con questi improvvisi mutamenti di clima anche dalle nostre parti sperimentiamo piccoli e grandi sbalzi di temperatura e/o improvvisi acquazzoni e temporali seguiti da un rapido riaprirsi del cielo e da grossi buchi tra la nuvolaglia fino a poco tempo prima minacciosa e perturbatrice. Questo lo si può sperimentare anche nella politica. La mancanza di competenza e di studio dei problemi fa percepire la politica non solo incapace e ingiusta, ma in fondo il contrario dell’invito ripetuto: onestà, onestà fino a romperci i timpani, mentre malaffare e corruzione continuano a dilagare anche nelle pubbliche amministrazioni centrali e locali. L’unica “emergenza” che sembra agitare il sonno dei governanti, specie del più avventuroso onorevole Salvini, è l’invasione degli immigrati, l’odio verso le Ong che dovrebbero naturalmente operare nella legalità e non essere, gratuitamente, accusate di intrallazzi con scafisti corrotti, facendo il gioco di non meno corrotti e venali trafficanti di vite umane.

Il tema emerge anche durante un dibattito in occasione della presentazione del libro dedicato ad Andreotti, che si svolge in un bel palazzo di Spoleto. Vi partecipano l’autore del libro Massimo Franco, del Corriere della Sera, e Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, centro di ricerche sociali che opera da 70 anni a mettere in luce di volta in volta le questioni più delicate all’ordine del giorno del Paese. Anche in questo caso, l’intelligenza dello studioso viene scarsamente utilizzata dalla politica che preferisce, in genere, l’urlo e la confusione derivante da prevalenti preoccupazioni elettorali e da propaganda rivolta soprattutto ai propri elettori.Grazie a radio radicale riesco a sentire l’intervento di Zingaretti sul nuovo Pd. Mi pare dica cose interessanti, molto nuove rispetto allo spirito di Renzi e alla stessa concezione del partito e al modo in cui affrontare la difficile stagione di primatisti e leghisti, anche per l’irrompere delle elezioni europee che potrebbero ancora di più causare diroccamenti e confusione.

Ma il voto per l’Europa riguarda anche una cornice più ampia che mette in luce la tentazione del governo giallo-verde di aprire, cautamente, alla Cina con il tentativo dei leghisti di mettere in campo una forte riduzione delle tasse. Giusta e meritevole esigenza, ma facilmente riconducibile all’abusato sistema di fare i conti senza l’oste. In questo caso, rappresentato dallo stato della finanza pubblica e di questo gioco a rimpiattino tra Di Maio e Lega, che sembrano confrontarsi a chi la spara irresponsabilmente più grossa sempre sulla pelle del Paese.Del resto, irrompe nuovamente la questione migranti e il conflitto con la piccola Isola di Lampedusa e il ministro Salvini che sospetta rischi e pericoli addirittura di incombenti condizionamenti mafiosi e intese fraudolente con milizie corrotte libiche e schiavisti trafficanti di carne umana.

Nessun timore viene accampato per l’invadenza cinese prossima ventura quando già oggi la presenza della Cina è avvertibile nei nostri mercati. Non bisogna naturalmente criticare aprioristicamente i rapporti con la Cina che, peraltro, Papa Francesco ha voluto accelerarne gli sviluppi sempre con ogni cautela, superando la ben più complessa vicenda della nomina dei vescovi e dei cardinali sostenendo simpaticamente il più giovane della delegazione cinese: soprattutto i cristiani devono essere sempre fiduciosi anche perché godono della paternità di un leader straordinario come nostro Signore. Ma anche la Chiesa opera nella storia e deve sapere uscire sapientemente sulle strade del mondo e farle convergere verso obbiettivi di giustizia e di pace.


 


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