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 mercoledì 13 marzo 2019

ATTESTATI DI VALORE LEGALE

Certificazione Linguistica del Latino. Giornata per la formazione dei docenti all’Università della Basilicata

di Rosa Maria Lucifora


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Di tanto in tanto, si leva qualche voce contro il Latino, magari da qualche pulpito il cui occupante dovrebbe avere maggior gratitudine per una disciplina che, come un’alma mater, l’ha nutrito da giovane, e che, magari, gli tornerebbe utile se l’avesse studiata meglio: ministri, politici, giornalisti, preti e, persino, professori ... Non facciamo nomi ovviamente, ma, del resto, agli onori delle cronache ci sono casi recenti, che lo rendono superfluo. Pure, è acclarato che il Latino, accanto alle competenze disciplinari, ne assicura di quelle che oggi si chiamano trasversali, da non spregiarsi a cuor leggero: ai futuri medici, giurisperiti, ingegneri, e – perché no? – agli aspiranti politici, ricordiamo che i lessici ‘speciali’ sui quali le loro professioni si baseranno, li hanno ha già in parte acquisiti grazie agli auctores latini, mediatori del prezioso ‘tesoro’ intellettuale elaborato dai Greci. E, per quanti non fossero paghi di ciò, aggiungiamo un timido (ma non troppo) cenno alle capacità logiche messe in moto dalla bisogna di ‘azzeccare la traduzione’, ossia, dal dover capire e concetti e argomentazioni espressi in una Lingua altra e – concediamolo pure! – morta, ma della quale morta non è l’eredità, e non solo per i popoli ‘neo-latini’, ma per l’intera civiltà ‘occidentale’.

A chi, a questo punto, ci obiettasse che la civiltà occidentale parla Inglese, risponderemmo senza esitazione che gli scienziati del mondo anglosassone si guardano prudentemente dal disfarsi del bagaglio culturale riveniente dagli studi classici, consapevoli del servigio che le sue Lingue, e la Latina in primis, hanno reso nei secoli nella definizione di fenomeni e pratiche scientifici, e continuano a rendere: mi si permetta di citare per tutti il superbo ‘datacrazia’. Quanto alla Scuola italiana, non stupisce che abbia cura di questo bagaglio, e da qualche anno con intensificato fervore, e non per mera soddisfazione accademica, ma in connessione con l’impegno giustamente speso dal nostro Paese nella consapevolezza di rilanciare l’economia tutelando e valorizzando i Beni Cultural: chiediamoci che cosa ne sarà della macchina complessa che è stata messa in moto con il sostegno dell’UE e di organismi internazionali – l’UNESCO, in testa – quando fosse scomparso sin anche l’ultimo manipolo di persone capaci di collegare i beni artistici, archeologici, librari, alla società che li ha prodotti, di studiarli, spiegarli, formarvi i giovani? Che lo si possa con le traduzioni delle traduzioni abbiamo i nostri dubbi.

Sicché, a dispetto dei profeti di sventura, le Università, gli Uffici Scolastici Regionali, le Scuole, si sono attrezzati per tenere ben viva una disciplina che assicura, accanto a quelle specifiche, competenze trasversali preziose per il futuro professionale: nella fattispecie, la Consulta di Studi Latini (CUSL) è stata sostenuta e affiancata nella sperimentazione su territorio nazionale di un processo che si definisce della Certificazione della Lingua Latina (CLL) e che, rilasciando attestati di valore legale, si è assoggettata nell’elaborazione delle prove d’esame, nella preparazione dei giovani ad affrontarle, nella ‘sceneggiatura’ controllata dello svolgimento, nella valutazione degli esiti, a regole conformi a quelle vigenti per la Certificazione Linguistica Europea.

Al via, in Basilicata, il prossimo 6 maggio, la prima sessione della CLL ha da pochi giorni aperto le iscrizioni, con bando emanato dalla dirigente USR, dott.ssa Claudia D’Atena, e curato dal Comitato Regionale di Coordinamento, misto di docenti dell’Università della Basilicata (alcuni membri anche della CUSL), dirigenti scolastici, docenti dei Licei della Regione. La complessità e la peculiarità del processo di CLL hanno suggerito di far precedere lo svolgimento da una giornata di formazione per i docenti in servizio nella Scuola Secondaria, come del resto è avvenuto nel Lazio, in Lombardia, in Liguria. Destinatari sono anzi – ed è naturale – i docenti di Italiano e Latino e quelli di Latino e Greco, e, tuttavia, si auspica la presenza di docenti di Storia, Filosofia, Lingue Straniere, e – chissà mai – di Scienze e Matematica, proprio in virtù di quelle competenze trasversali delle quali la disciplina dota i giovani, se lo studio ne è impartito correttamente e – mi si consenta – liberalmente.

I lavori, che hanno per obiettivo il dibattito sulle problematiche e sui metodi della CLL, prevedono gli interventi di membri del Comitato Scolastico Regionale, e/o della CUSL: tra gli altri, ci sarà il presidente, prof. Paolo De Paolis, autore del Sillabo che regola i livelli dell’esame, e meritevole di un generoso impegno nella realizzazione della CLL in varie regioni d’Italia. I dettagli dell’iniziativa, in calendario per il 22 p. v. all’Unibas (Potenza, Aula Magna del ‘Francioso’ dalle ore 9.30), possono essere reperiti dagli interessati su una pagina FB dedicatavi dall’Università della Basilicata e, da quanti vi abbiano diritto d’accesso, sulla piattaforma MIUR per la formazione dei docenti, SOFIA.


 


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