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 martedì 27 giugno 2017

IL TACCUINO DI NUCCIO FAVA

La Rai non si smentisce

di Nuccio Fava


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Stefano Rodotà ha concluso la sua lunga corsa che lascia importanti tracce e segnali. Non solo nelle battaglie civili e per la Costituzione, ma anche per la moralità della politica, la lotta alla corruzione e alle mafie, ai conflitti d’interessi in una visione sempre finalizzata al bene comune della società nel suo insieme. Un maestro civile che potevi incontrare ai concerti e alle mostre, in libreria e anche al supermercato a spingere come tutti il suo carrello. La notizia, in parte forse inattesa, è stata quasi ignorata dalla Rai. In ogni caso, ha ottenuto molto più rilievo il rinnovo – a pochi euro – del contratto di Fazio, sicuramente, atteso con ansia da milioni di italiani: il primo atto della nuova Rai del nuovo direttore generale, in perfetta sintonia con la presidente Maggioni. Alle prese, quest’ultima, con l’antipatica vicenda delle spese a carico dell’azienda durante le innumerevoli tournée per l’Italia al fine di facilitare la sponsorizzazione e la vendita del proprio fondamentale volume sull’estremismo islamico. A Minzolini, toccò, giustamente, una condizione differente con la condanna del tribunale e lo squallore di un voto del Senato che lo assolse consentendogli l’estrema via d’uscita delle dimissioni, estrema ratio per salvare in qualche modo dignità e onore. Mentre in Rai prosegue, dunque, il solito deteriore tran-tran con un Consiglio silente e connivente, a Torino si svolge una straordinaria assise mondiale per i 150 anni de “La Stampa”, nessun dirigente Rai è presente, non si conosce alcun progetto o prospettiva per il futuro del servizio pubblico.

Tace il Governo, in attesa forse di conoscere l’ammontare dei nuovi compensi di Vespa e dei suoi figli, assunti al ruolo di esperti e commentatori dei programmi pomeridiani di Rai 1. La Rai si configura sempre più come grande questione nazionale su cui, però, le connivenze e le convenienze sono numerose, mentre Governo e Parlamento fanno il gioco delle tre scimmiette, nell’assenza di voci significative e autorevoli provenienti magari dall’interno stesso di Viale Mazzini o di Saxa Rubra. Il Governo Renzi e l’azienda avrebbero dovuto raccontare la conclusione della diatriba sul tetto dei compensi. Con tattica italica, si è fatto passare il tempo, nulla si conosce tranne il compiaciuto giudizio del successore del direttore Campo dell’Orto “su una Rai che mantiene il primato degli ascolti”. Questo è tutto, senza nulla aggiungere sulla loro composizione, di che tipo di pubblico, giovane o anziano, è caratterizzato tra le diverse fasce orarie dei palinsesti. Eppure, l’uscita di un direttore-amministratore delegato, anticipata e criticata ben prima che fosse formalizzata, non è servita a chiarire quale strategia di tipo culturale ed etico-civile, in certa misura “correttamente pedagogica”, si volesse imprimere alla nuova Rai di Renzi che aveva promesso “finalmente, fuori i partiti dalla Rai tv”. 

C’è stato, tra l’altro, di mezzo il referendum del 4 dicembre che ha, clamorosamente, mostrato una Rai totalmente infatuata e invasa da Palazzo Chigi. In quel contesto, era, ovviamente, impossibile mostrare una vera attenzione alla cultura del pluralismo e del confronto, stimoli indispensabili per favorire partecipazione civile, comprensione critica, solidarietà e dialogo. Anche questo – crediamo – il servizio pubblico dovrebbe svolgere nell’affrontare le questioni epocali delle migrazioni e del terrorismo. Specie se non ignoriamo che gli eventi tragici, soprattutto in Europa, sono prodotti da estremisti di casa nostra, radicalizzati nelle nostre carceri e portatori di rabbia e di carica di rivalsa sociale maturate nei ghetti e nei dormitori di periferie squallide e abbandonate. Tutto si concentra, invece, inevitabilmente sull’attesa dei ballottaggi e della “scoppola” che ne potrebbe derivare per Renzi e Grillo, i due grilli più battibeccanti del pollaio. Entrambi – in singolare tandem possibili perdenti di una partita molto limitata come i ballottaggi comunali – potrebbero, però, contribuire a esprimere qualche segnale utile per cominciare a decifrare meglio il futuro.


 


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