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 mercoledì 29 marzo 2017

TAORMINA

Le rappresentazioni classiche in scena a Siracusa

di Redazione


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Nell’incontro organizzato nella sala congressi dell’Hotel Excelsior Palace di Taormina dalla Unitre (Università delle tre età) e di cui è stato relatore lo stesso direttore dei corsi della Unitre, il prof. Rosario Calabrese, è stata proposta un’analisi delle rappresentazioni classiche in scena a Siracusa intesa a fornire l’input per una riflessione sulla società d’oggi. Infatti, il tema dominante dei “Sette contro Tebe” di Eschilo e de “Le Fenicie” di Euripide è il terrore della guerra, soprattutto quando è una guerra fratricida. Le fanciulle tebane del coro temono le drammatiche conseguenze dell’assedio: uccisioni, stragi, stupri, riduzione in schiavitù, pulizia etnica. Per non andare troppo lontano nel tempo basti pensare ai dolorosi fatti della guerra civile nell’ex-Jugoslavia o ancora alla recente tragica aggressione di Aleppo da parte dei guerriglieri dell’Isis.

Nella tragedia eschilea, campeggia la figura di Eteocle che, pur consapevole dell’ingiustizia che arreca al fratello Polinice, che avrebbe dovuto succedergli sul trono di Tebe, tuttavia nella moderna antitesi tra “ragion di stato” e “privato cittadino”, ben volentieri accetta di soccombere, come stabilito dal fato, purché la sua città, Tebe, sia resa salva. Ne “Le Fenicie” di Euripide viene, invece, esaltato il generoso umanissimo sforzo di Polinice per addivenire a un accordo ed evitare un conflitto dai prevedibili drammatici esiti; ma per il fratello Eteocle, alla maniera degli eroi shakespeariani Riccardo III e Macbeth, il potere è tutto e “l’ingiustizia più bella è per ottenere un regno”.

Nelle “Rane”, il prof. Calabrese evidenzia come Aristofane tenda a mettere a confronto i due tragici Eschilo ed Euripide, conferendo la palma al primo, il solo capace di dare “buoni consigli” alla polis. Ma il vero protagonista della commedia è il background costituito dalla drammatica situazione socio-politica di Atene, che Aristofane non riconosce più come “città-faro dell’Ellade”, ma come città nel degrado, in cui al potere vanno gli arrivisti, che badano solo al proprio tornaconto personale, mentre i pacifisti soccombono ai guerrafondai, che hanno interesse a fomentare il conflitto con Sparta ad oltranza per occultare i mali della polis di cui sono divenuti governanti. Insomma, Atene è allo sfascio…! L’unica ancora di salvezza per Aristofane è che il governo della città sia affidato ai migliori, qui impersonati dal maratonomaco Eschilo, perché solo gli uomini di cultura possono salvare una società in cui la crisi dei valori e la corruzione la fanno da padroni. Ma il sogno aristofanesco (“the dream” di greca memoria) di un’Atene che possa ritornare quella dei vecchi aurei tempi, si dissolve nella risata nostalgica e amara della sua commedia.


 


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