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 lunedì 22 agosto 2016

CASTROREALE

“U Signuri Longu” in processione

di Paolo Faranda


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Tra le tante feste religiose, che si svolgono durante l’anno in Sicilia, merita di essere ricordata quella che si svolge a Castroreale, cittadina della provincia di Messina, durante la “Settimana Santa” (mercoledì e venerdì) e nel mese di agosto, il 23 e il 25 di ogni anno. La Festa, unica al mondo nel suo genere, richiama un elevato numero di fedeli e amanti delle tradizioni locali, creando non poche difficoltà logistiche alla gestione dell’Evento. Il miracoloso simulacro del Santissimo Crocefisso, a grandezza naturale, è di cartapesta, è opera di un anonimo plastificatore siciliano del XVII secolo ed è custodito e venerato nella Chiesa di Sant’Agata, situata nel centro storico del Paese, una delle tante chiese, tutte meritevoli di essere visitate sia per i sontuosi altari, sia per le opere d’arte in esse esistenti. Ad esso, è attribuita la miracolosa liberazione della Città dal colera del 1854.

La Chiesa di Sant’Agata conserva, tra altre opere degne di rilievo, l’importante “Trittico marmoreo dell’Annunciazione” (1519) dello scultore Antonello Gagini, maestro, assieme ai fratelli, della scultura statuaria e architettura del Rinascimento siciliano.  Il Crocefisso, montato su un palo di cipresso lungo circa 13 metri, viene inalberato e messo a piombo mediante una laboriosa operazione su un pesante fercolo ed è portato in processione il pomeriggio del 23 agosto di ogni anno lungo le strette vie del centro storico nella Chiesa Madre, all’interno della quale rimane esposto alla venerazione dei fedeli fino al pomeriggio del giorno 25, quando viene restituito, sempre processionalmente, alla Chiesa di Sant’Agata. L’attrazione maggiore della Festa è l’emozionante trasporto della Vara, che tiene, per tutta la sua durata, col fiato sospeso i presenti che da ogni parte accorrono ad assistervi. La Manifestazione religiosa è accompagnata da luminarie, concerti bandistici, spettacoli folkloristici, gare sportive e fuochi artificiali. Ma l’emozione più grande si prova nell’osservare, attentamente, il simulacro, in modo particolare il volto di Gesù crocefisso, sofferente e morto per riscattare tutti noi dal peccato originale.

La sua vista e il contatto delle mani dei fedeli con il Simulacro di Cristo suscitano sentimenti di profonda compartecipazione alle sofferenze di un Uomo che ha sacrificato la propria vita per il bene dell’umanità. Solo assistendo a questo rito è possibile comprendere i sentimenti che alla sua vista si provano. Spesso molti fedeli si asciugano le lacrime che, improvvisamente, solcano il loro volto. L’emozione è generale, tant’è che, a differenza di altre feste religiose, questa si svolge in un religioso silenzio, perché coinvolge tutti; tutti sentono la necessità di un, seppur breve, esame di coscienza che, alla fine, suggerisce quel sentimento di amore universale che deve accomunare gli uomini nel corso della loro esistenza terrena. È una Festa che ricorda la passione e morte di Gesù, ma è anche la Festa dell’uomo che Dio creò a sua immagine e somiglianza. Il Crocefisso è portato in Processione anche durante le funzioni della “Settimana santa”, nei pomeriggi del mercoledì e del venerdì di ogni anno. Ma perché i fedeli del luogo lo chiamano “U Signuri Longu”? Il perché è presto detto.

Tutte le volte che il Crocifisso viene portato in processione, viene issato su di un palo ligneo di cipresso lungo 13 metri, assicurato mediante un pesante canapo e inalberato attraverso un complicato meccanismo di pertiche lignee su di una Vara di legno molto pesante (circa tre quintali). La Vara, nel suo complesso, ha un peso di circa 950 kg. ed è portata a spalla da 16 uomini. A manovrare le forcine delle pertiche, ci sono degli esperti “maestri di forcina” che permettono al simulacro di muoversi bene tra le strette strade dell’antico Paese che, spesso, sono in discesa. Secondo un’antica tradizione, i portatori erano quasi tutti contadini, i forcinari artigiani del legno o assimilati. Durante la Processione, la Croce sembra muoversi, lentamente, sui tetti delle case. Un plauso va, naturalmente, agli abili esperti che, con grande devozione, compiono le delicate manovre.


 


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