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 domenica 20 gennaio 2013

RECENSIONI LIBRARIE

VINCENZO GALVAGNO – COERENZE E SOGNI NELL’UMANO SOFFRIRE

di Alfonso Saya


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Il poeta Vincenzo Galvagno in quest’altra silloge (come nelle altre sono stato io che ho avuto il piacere di presentarle), si muove sugli stessi temi inderogabili, non “negoziabili”, dei valori perenni della vita che toccano tutti, sono universali. Il poeta non esce, non si sottrae da questi temi, sarebbe, ovviamente, venir meno alla sua coerenza, si spegnerebbero i suoi Ideali e i suoi sogni. A tal riguardo, è emblematico il titolo che ha dato alla silloge che riassume tale assunto. L’autore esterna il suo cammino introspettivo, il suo acuto spirito di osservazione e vede e si accorge, con tanta amarezza, che i valori fondamentali dell’esistenza, vengono, giorno dopo giorno, manomessi, insidiati, calpestati e distrutti, soprattutto, da coloro che, ipocritamente, li predicano e li esaltano. Il nostro, non si lascia sedurre dalle belle parole, le ascolta, benevolmente, ma giudica dai fatti che, purtroppo, le smentiscono. Vincenzo Galvagno, coerente, continua la sua appassionata battaglia letteraria e denuncia i mali continui e persistenti, anzi, crescenti nel mondo in cui “va scomparendo la luce perché l’uomo ha trasformato il suo fascino antico in bassa viltà”. La Pace di cui tutti si riempiono la bocca. Di cui tanto i parla, “all’improvviso, svanisce”. La Pace, il più grande valore, “il seme di vita, di verità e conforto”, è sparita dal cuore dell’uomo. La Pace è “Opus Dei”, è dono di Dio, non è certo, quella che “l’alma distoglie dalla Fede nel Padre”, non è la pace imperniata sui falsi e transeunti valori della vita, la Pace è opera della giustizia (Opus iustitia Pax), si basa sull’amore.

Il Poeta, accorato, denuncia questa mancanza da cui derivano tutti i mali che oscurano il mondo e apre il cuore alla speranza e invoca e interroga il Cielo: “Ritornerà domani / in quest’orrido regno / quell’amore divino / che il Figlio di Davide / ci indicò dalla Croce?”. È una silloge, questa, che prospetta e denuncia tutti i mali di cui è afflitta l’umanità, e invita alla riflessione per le tante domande e le risposte esaustive che dà, esprimono il suo pensiero, la sua coerenza, i suoi ideali, i suoi sogni.. ed esprimono anche l’auspicio, il desiderio del Poeta ché l’uomo rinsavisca e si rimetta nel giusto cammino. Il Poeta dà spazio, in questa preziosa silloge, all’amore familiare, toccante la lirica dedicata ai genitori in cui esprime tutto il suo amore e la viva speranza d’incontrarli nel “divino raduno”. Dà spazio ai temi religiosi e alle feste liturgiche, come la Pasqua, bellissima la lirica dedicata alla Mamma delle mamme: “Ave Maria”, la tua presenza invoco accanto a me, per lenire il fuoco che m’arde l’anima e la mia fronte..”. Non poteva mancare l’inno all’indimenticabile, grande Papa Giovanni Paolo II, che il 1° maggio è asceso alla Gloria degli Altari. Non poteva mancare, infine, l’inno alla “bella isola d’incanto”, alla terra fascinosa dove la poesia e l’Arte / regnano sovrane.

Il Poeta non sa resistere al “cordone ombelicale” che lo lega alla sua terra, alla nostra bella Sicilia, alla splendida terra del sole.


 


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