MESSINA
Messina. Presentato il libro “La maternità tra regole, divieti e plurigenitorialità” di Aurora Vesto
di Armando Russo
 Il
prorettore vicario, prof. Moschella, ha messo in luce le implicazioni di ordine
pubblicistico che la normativa commentata nel libro cerca di analizzare con
particolare riferimento al tema della maternità surrogata consentita in altri
ordinamenti ma non nel nostro. Il prof. Francesco Astone, direttore del
dipartimento di giurisprudenza, ha ricordato come lo studio di queste tematiche
si inserisce nel solco della prestigiosa tradizione della scuola giuridica
messinese di Pugliatti e Falzea, e ai più recenti studi di matrice costituzionale
portati avanti da Antonio Ruggeri. Il prof. D’Andrea, direttore della scuola di
specializzazione per le professioni legali, ha segnalato come il confronto su
questi temi è fondamentale per la crescita di un dialogo proficuo tra le varie
discipline a tutto vantaggio della preparazione delle future generazioni di
giuristi. La prof.ssa Giovanna Spatari, delegata rettorale alle politiche di
Genere, ha evidenziato che tra le cause che spesso inducono le donne a fare
ricorso a tecniche di procreazione assistita vi è il volontario ritardo nella
scelta di una gravidanza anche per ragioni legate alla carriera lavorativa ed
ha ricordato che su questo fronte è alta l’attenzione dell’Ateneo che cerca di
stimolare politiche virtuose a favore delle donne.
A
seguire, la relazione del prof. Carlo Mazzù, già ordinario di diritto civile,
che ha approfondito il tema dello scambio di embrioni – caso Ospedale Pertini –
evidenziando come l’esito processuale di quella vicenda lascia il giurista
contemporaneo realmente sbigottito, perché dimostra come di fronte alle sfide
che la vita ci pone dinnanzi non sempre il diritto è in grado di dare risposte
convincenti. Anzi, nel caso in esame, sarebbe stata auspicabile una diversa
soluzione che tenesse conto della reale maternità e paternità biologica,
anziché dare prevalenza al fatto materiale della nascita dal grembo di una
donna (che non era la madre biologica). La dott.ssa Caterina Mangano, presidente
della I sez. civile del tribunale di Messina, ha, invece, approfondito il tema
della fecondazione post mortem
attraverso una puntuale disamina della normativa vigente e, specialmente, di
alcuni casi pratici decisi dalla sua sezione; concentrandosi in particolare
sulla fondamentale rilevanza del consenso congiunto che deve preesistere all’evento
morte del membro maschile della coppia.
La
dott.ssa Rita Russo, consigliere della Suprema Corte di Cassazione, si è,
invece, intrattenuta sulle più recenti vicende giurisprudenziali legate al
parto anonimo e dell’accesso alle proprie origini biologiche, ponendo l’accento
sulla fondamentale delicatezza del diritto del figlio a essere riconosciuto e
sulla necessità di disciplinare bene le ipotesi in cui è consentito sottrarsi
ai propri doveri genitoriali. Bisogna interrogarsi su cosa sia oggi la
maternità, atteso che il semplice atto del partorire non dà più certezze sulla
effettiva derivazione biologica, e ciò in ragione delle nuove scoperte
scientifiche, quali la fecondazione in vitro, anche con gameti di terze
persone. Il parto in anonimato è una vicenda, che storicamente deriva dall’uso
di abbandonare i figli indesiderati nella ruota dei conventi, che consente di
studiare le criticità di un fenomeno oggi ricorrente, quello della scissione
tra identità biologica e identità giuridica. La legge consente alla donna di
partorire anonimamente per evitare che, in determinate circostanze di
vulnerabilità, possano esserci conseguenze estreme per il bambino e per la
stessa donna. Bisogna però tenere presente che passato il momento di fragilità
della donna, alla stessa potrebbe essere consentito un ripensamento così come
dovrebbe garantirsi al figlio l’accesso alle proprie origini; ciò non solo per
le informazioni necessarie alle cure mediche, ma anche per garantire il diritto
del figlio alla sua identità personale. Il tema è stato approfondito
illustrando che la Corte Costituzionale ha di recente riconosciuto il diritto
del figlio di fare interpellare la madre, in via riservata, per verificare se
intende mantenere l’anonimato, fermo restando che la madre può rifiutare di
svelare il suo nome al figlio. Il diritto alla ricerca delle origini è stato
poi riconosciuto dalla giurisprudenza, anche con riferimento alla ipotesi in
cui la madre non sia più interpellabile perché deceduta.
Da
ultimo, la prof.ssa Aura Vesto, autrice del libro ha affrontato nella sua
relazione conclusiva il tema delicatissimo della procreazione medicalmente
assistita attraverso una affascinante analisi comparatistica che ha tenuto
conto delle diverse esperienze giuridiche maturate in atri paesi e ordinamenti
giuridici e focalizzando l’attenzione dell’editoria sulla centralità del nuovo
dogma rappresentato dal “best interest of the child”.
|