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 lunedì 18 febbraio 2019

MESSINA

Messina. Presentato il libro “La maternità tra regole, divieti e plurigenitorialità” di Aurora Vesto

di Armando Russo


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Il prorettore vicario, prof. Moschella, ha messo in luce le implicazioni di ordine pubblicistico che la normativa commentata nel libro cerca di analizzare con particolare riferimento al tema della maternità surrogata consentita in altri ordinamenti ma non nel nostro. Il prof. Francesco Astone, direttore del dipartimento di giurisprudenza, ha ricordato come lo studio di queste tematiche si inserisce nel solco della prestigiosa tradizione della scuola giuridica messinese di Pugliatti e Falzea, e ai più recenti studi di matrice costituzionale portati avanti da Antonio Ruggeri. Il prof. D’Andrea, direttore della scuola di specializzazione per le professioni legali, ha segnalato come il confronto su questi temi è fondamentale per la crescita di un dialogo proficuo tra le varie discipline a tutto vantaggio della preparazione delle future generazioni di giuristi. La prof.ssa Giovanna Spatari, delegata rettorale alle politiche di Genere, ha evidenziato che tra le cause che spesso inducono le donne a fare ricorso a tecniche di procreazione assistita vi è il volontario ritardo nella scelta di una gravidanza anche per ragioni legate alla carriera lavorativa ed ha ricordato che su questo fronte è alta l’attenzione dell’Ateneo che cerca di stimolare politiche virtuose a favore delle donne.

A seguire, la relazione del prof. Carlo Mazzù, già ordinario di diritto civile, che ha approfondito il tema dello scambio di embrioni – caso Ospedale Pertini – evidenziando come l’esito processuale di quella vicenda lascia il giurista contemporaneo realmente sbigottito, perché dimostra come di fronte alle sfide che la vita ci pone dinnanzi non sempre il diritto è in grado di dare risposte convincenti. Anzi, nel caso in esame, sarebbe stata auspicabile una diversa soluzione che tenesse conto della reale maternità e paternità biologica, anziché dare prevalenza al fatto materiale della nascita dal grembo di una donna (che non era la madre biologica). La dott.ssa Caterina Mangano, presidente della I sez. civile del tribunale di Messina, ha, invece, approfondito il tema della fecondazione post mortem attraverso una puntuale disamina della normativa vigente e, specialmente, di alcuni casi pratici decisi dalla sua sezione; concentrandosi in particolare sulla fondamentale rilevanza del consenso congiunto che deve preesistere all’evento morte del membro maschile della coppia.

La dott.ssa Rita Russo, consigliere della Suprema Corte di Cassazione, si è, invece, intrattenuta sulle più recenti vicende giurisprudenziali legate al parto anonimo e dell’accesso alle proprie origini biologiche, ponendo l’accento sulla fondamentale delicatezza del diritto del figlio a essere riconosciuto e sulla necessità di disciplinare bene le ipotesi in cui è consentito sottrarsi ai propri doveri genitoriali. Bisogna interrogarsi su cosa sia oggi la maternità, atteso che il semplice atto del partorire non dà più certezze sulla effettiva derivazione biologica, e ciò in ragione delle nuove scoperte scientifiche, quali la fecondazione in vitro, anche con gameti di terze persone. Il parto in anonimato è una vicenda, che storicamente deriva dall’uso di abbandonare i figli indesiderati nella ruota dei conventi, che consente di studiare le criticità di un fenomeno oggi ricorrente, quello della scissione tra identità biologica e identità giuridica. La legge consente alla donna di partorire anonimamente per evitare che, in determinate circostanze di vulnerabilità, possano esserci conseguenze estreme per il bambino e per la stessa donna. Bisogna però tenere presente che passato il momento di fragilità della donna, alla stessa potrebbe essere consentito un ripensamento così come dovrebbe garantirsi al figlio l’accesso alle proprie origini; ciò non solo per le informazioni necessarie alle cure mediche, ma anche per garantire il diritto del figlio alla sua identità personale. Il tema è stato approfondito illustrando che la Corte Costituzionale ha di recente riconosciuto il diritto del figlio di fare interpellare la madre, in via riservata, per verificare se intende mantenere l’anonimato, fermo restando che la madre può rifiutare di svelare il suo nome al figlio. Il diritto alla ricerca delle origini è stato poi riconosciuto dalla giurisprudenza, anche con riferimento alla ipotesi in cui la madre non sia più interpellabile perché deceduta.

Da ultimo, la prof.ssa Aura Vesto, autrice del libro ha affrontato nella sua relazione conclusiva il tema delicatissimo della procreazione medicalmente assistita attraverso una affascinante analisi comparatistica che ha tenuto conto delle diverse esperienze giuridiche maturate in atri paesi e ordinamenti giuridici e focalizzando l’attenzione dell’editoria sulla centralità del nuovo dogma rappresentato dal “best interest of the child”.


 


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