AVVISO: Questo sito a breve non sarà più raggiungibile, Filo Diretto News con le sue notizie ed i suoi servizi sono disponibili al nuovo indirizzo web: www.filodirettonews.it
Oggi è 
 
 
   
Prima Pagina > Notizie > Messina > Lettera aperta al sindaco di Messina. Giustizia nei confronti di Tommaso Cannizzaro

 venerdì 28 dicembre 2018

DICCI LA TUA

Lettera aperta al sindaco di Messina. Giustizia nei confronti di Tommaso Cannizzaro

di Redazione


alt

Illustre sig. sindaco, a proposito del servilismo della classe politica messinese del tempo, merita di essere ricordato un episodio che ha visto protagonista Tommaso Cannizzaro. Nel 1909, si era costituito un comitato, di cui era presidente l’on. avv. Ludovico Fulci, per ricordare degnamente il primo anniversario del terremoto. Si decise, tra l’altro, a un anno esatto dall’evento luttuoso, di murare una lapide sul Viale San Martino e se ne commissionò l’epigrafe a Tommaso Cannizzaro. Sulla Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 27-28 dicembre 1909, venne pubblicato quanto vergato da Cannizzaro, che, tra l’altro, aveva avuto modo di scrivere “tra la maggior desolazione e il colpevole abbandono”.

Era, indubbiamente, il giudizio negativo e veritiero che meritava, per quello che non aveva fatto il governo del re e, in modo particolare, il presidente del consiglio Giolitti. Tale giudizio, peraltro, era pienamente condiviso dai cittadini messinesi, perché le malefatte governative le avevano vissuto sulla propria pelle. Poiché quella frase era scomparsa dalla lapide, che venne affissa sul Viale San Martino. Il cronista del giornale si recò a trovare Tommaso Cannizzaro, nel villino di Via San Giuseppe, a Catania, per appurare quali erano stati i motivi che avevano indotto il Cannizzaro a modificare il testo, peraltro, già comunicato alla stampa. Quanto da lui riferito venne riportato sul giornale (Gazzetta della Sicilia e delle Calabrie del 4-5 gennaio 1910).

Essendo stato incaricato dal Comitato Messinese a comporre una epigrafe commemorativa per le vittime del disastro, ho scritto alcune righe che qualche giorno dopo ho potuto leggere e consegnare ad alcuni membri del Comitato stesso venuti da Messina per ritirarli. Dopo un paio di giorni, la sera del 21 ricevetti, successivamente, due telegrammi, che riportavano quanto scritto: ‘Intervento autorità consentendo comitato deciderebbesi togliere epigrafe colpevole abbandono; pregola autorizzarmi debbiasi sostituire altra frase o togliere completamente. SCHEPIS’.Riferimento telegramma Schepis pregola consentire venga tolta epigrafe frase colpevole abbandono onde commemorazione possa essere unanime e solenne. R. Comm. SALVADORI”.

Avendo rilevato dai due telegrammi che il Comitato e il r. commissario erano, perfettamente, d’accordo sulla soppressione delle parole “colpevole abbandono” io ho sostituito le medesime con le parole “tra lo scompiglio e la desolazione”. Però, animato dallo stesso principio che mi aveva suggerito la prima frase, ho aggiunto, in seguito alla seconda linea dell’epigrafe, le parole seguenti: “solo da città sorelle e da stranieri soccorsa”. Senonché, la sera del giorno 22 venuto a trovarmi in persona il r. commissario comm. Salvadori, questi ha insistito che si togliessero le parole “colpevole abbandono”, nonché la seconda linea aggiunta, facendo osservare che, altrimenti, né egli né alcun’altra autorità sarebbe intervenuta alla funebre cerimonia, intervento al quale, giusta il telegramma Schepis, il Comitato non aveva creduto rinunciare. A questo punto, io semplice incaricato del Comitato, malgrado la protesta della propria coscienza, ho dovuto trascrivere l’epigrafe togliendone le parole incriminate, non senza però aggiungere in fondo alla pagina le seguenti parole. N.B. “Ho creduto di modificare la epigrafe, così salvo approvazione del Comitato, scaricandomi di ogni responsabilità”.

Nel 1958, la lapide che si trovava murata nel Viale San Martino e che era andata distrutta in seguito agli eventi bellici, venne riprodotta e affissa sulla facciata anteriore della sede comunale, dove si trova ancor oggi. Poiché rappresenta un’offesa alla verità e alla memoria dei nostri avi che furono coinvolti in quelle terribili vicende è lecito a un vecchissimo messinese chiederle di toglierla e sostituirla con altra che riporti quanto vergato da Tommaso Cannizzaro? Una tale scelta, da parte sua, rappresenterebbe un modo degno di ricordare i nostri morti, nel centodecimo anniversario.

Giuseppe Pracanica


 


Altre Notizie su

Notizie > Messina






 
Sostenitori
 
 
© 2011/26 - Filo Diretto News | Reg. Tribunale di Messina n° 4 del 25/02/2011 | Dir. Resp. Domenico Interdonato | Condirettore Armando Russo
Redazione - Via S. Barbara 12, 98123 Messina - P.Iva 02939580839