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 sabato 29 settembre 2012

PALAZZO ZANCA – MESSINA

FLAVIA VIZZARI – “RACCONTANDO IN VERSI”

di Pasquale Ermio


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È stata presentata, lo scorso 8 settembre, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, a Messina, la silloge poetica, pubblicata dalla Bastogi Edizioni, Raccontando in versi, della attiva e dinamica artista messinese, poetessa Flavia Vizzari.

All’evento, condotto e moderato da Alba Terranova, presente l’autrice, hanno dato il proprio contributo d’intervento lo scrittore Angelo Coco, il prof. Nino Comunale, il poeta Pasquale Ermio, come relatori, nonché, l’assessore uscente alle politiche scolastiche del comune di Messina, arch. Salvatore Magazzù. Ai relatori, a titolo di ringraziamento, l’artista Vizzari ha consegnato delle tele Merletti d’esistenza, di sua creazione e realizzazione, per le quali ha scritto versi di dedica la poetessa Cristina Lania.

Nell’occasione, abbiamo avuto modo di raccogliere alcuni pensieri espressi dalla poetessa Vizzari, su come vive la poetica. Le sue poesie nascono da sentimenti interiori, che si tramutano in versi, seguendo solo il desiderio di comunicare emozioni. Non sempre è possibile sfogarsi ad ogni istante della propria vita, e trascrivere in versi ciò che, fortemente, si prova. Scrivere è – per Flavia Vizzari – un mezzo utile, anche, per superare momenti di difficoltà o per manifestare emozioni di gioia. Il suo pensiero verso il lettore è soltanto quello di poter essere utile con le poesie, narrando esperienze e, quindi, emozioni che possano servire come confronto di sperimentazione del vissuto, di esperienze comuni. Certamente, la poetessa non scrive mai per assecondare il lettore o con lo scopo di destare consensi. Ma, dopo aver fatto leggere le sue prime poesie, dopo l’esperienza del primo libro “… e chiovi”, ha percepito di ottenerlo (il consenso), e questo le è servito da stimolo, non per scrivere di più, ma per raccogliere, in una nuova seconda pubblicazione, quanto aveva già scritto.

Il libro Raccontando in versi, di Flavia Vizzari, merita un’approfondita lettura, anche, per la valenza del suo contenuto generale. Non è facile ‘raccontare in versi’.., ma Flavia c’è riuscita – scrive, così, Giacomo Manzoni, nella Presentazione che apre la silloge Raccontando in versi, di Flavia Vizzari. L’impressione è che la poetessa ci sia riuscita bene, grazie alla giusta combinazione, nei versi delicati, ma incisivi, di cuore e mente, di sentimento e intelletto, di interiorità e pensiero.

Ciò è espressione di una maturità personale e poetica, sempre in evoluzione, che attinge, anche, ai racconti ascoltati, di cui Flavia ha fatto tesoro, nelle esperienze di vissuto. Dice bene e centra il messaggio del “racconto”, Mauro Montacchiesi, quando, nella Prefazione, esprime: “Le sue poesie vanno lette sulle righe e tra le righe. Solo, così, si potranno ghermire le sue umane pulsioni vibranti di etica, di impegno relazionale e di intensi moti affettivi.

Nella motivazione del Primo premio ricevuto al Concorso “Pennacalamaio-Zacem 2012”, per la silloge Altro racconto, che costituisce la terza sezione del libro, le altre due sono Sensazioni e Gli amorevoli ricordi, Francesca M. Ferraris sintetizza: “Flavia Vizzari proietta se stessa al di fuori del proprio sé e.. compie un’ampia riflessione sulla sua esistenza, sul suo rapporto con la poesia”. In effetti, Flavia tenta entrambe le cose, ponendo quesiti, ancora, insoluti e spinta da un desiderio di realtà e di verità. La poetessa con i versi, tramanda, anche, storie altrui, dopo averle fatte proprie e aggiungendo qualcosa di sé, com’è tipico di chi racconta. Le caratteristiche di un racconto sono una storia, una memoria, un contenuto significativo, l’evoluzione attraverso il movimento, l’attesa di una meraviglia, un finale che lasci qualcosa, magari il desiderio di raccontare, ancora. Narrare è un dono verso chi manifesta disponibilità all’ascolto, con giusta attenzione, e verso se stessi. Soltanto così, il racconto può esprimersi con una sua inarrestabile vitalità. Nel leggere Raccontando in versi, ci si proietta nel posto simbolico occupato dal tuareg (Deserto, dipinto di Flavia Vizzari, in copertina), che diventa punto di osservazione e di ascolto. Nel risveglio di memoria, intriso di colori, il deserto è, soltanto, apparente. I nostri luoghi, ai quali siamo, fortemente, attaccati, per primi, ci narrano la vita e ci insegnano ad amare, mentre noi non sappiamo chi siamo, non conosciamo mete (affermano alcuni versi). In solitudine, nel silenzio, si avvertono Sensazioni (10). L’osservazione e la meditazione svelano le visioni più profonde, promuovono la ricerca di legami, in un orizzonte che, inteso come limite, è assente. L’immersione è totale, e come In sogno, si viene rapiti da un Angelo che accompagna Nel lungo viaggio. Il Pensiero vola come un aquilone, sorvola mari e monti e i tetti delle case. La nostra vita, come acqua di un fiume, ora calma, ora impetuosa, costeggia le rive che la guardano passare. Si procede nel percorso, sempre e comunque. Al di là degli eventi, belli o tristi, delle sofferenze proprie e altrui, del timore di perdere le preziose certezze raggiunte, come il senso dell’amicizia che è sentimento puro, non giostrato, perché, gode di stima, si colgono nuove sensazioni di giorni nel tempo. Non ti fermare. In preda a una sorta di rapido silenzioso nistagmo, si scorgono i cambiamenti, si svelano i déjà vu. Li riconosco. Barlumi di pensiero rischiarano l’incupimento e il grigiore dei silenzi dell’anima e prevale il desiderio di un vivere bene, per la felicità.


 


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