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 domenica 13 luglio 2014

CENTRO DIURNO “CAMELOT” – MESSINA

Un cane per terapeuta

di Maria Elena Quero


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Un cane, mi affidai a lei con tanto terrore, ma rifiutai d’aver paura”. Inizia, così, la poesia che Matilde dedica a Norma, il “cane-terapeuta”, dopo il loro primo ciclo esperienziale al Centro Diurno “Camelot”.

Ma.. “cosa ci fa un cane a Camelot?”, si chiederà qualcuno. Nulla di eccentrico, in realtà: rappresentato, già, nell’affresco della sala principale del centro diurno, era solo una questione di tempo. Ora, il cane è arrivato a dare man forte alle attività di terapia a cavallo del dott. Matteo Allone.

Lasciate che vi racconti questa nostra, prima ed emozionante, esperienza con Matilde.

Matilde è un’utente “storica” del Centro Diurno “Camelot”, con un passato psichiatrico importante, oggi, ben compensata. Il suo disturbo principale, attualmente, consiste in fobie generalizzate al contatto con la natura, più in particolare, con gli animali, principalmente, cinofobia.

Norma (mio cane e collega) ed io l’abbiamo conosciuta alla nostra prima visita di ambientamento al centro diurno, per il tirocinio finale di interventi assistiti dagli animali del corso triennale di formazione di Antropozoa ONLUS (Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo).

Mentre facevamo la conoscenza degli operatori e di alcuni utenti, Matilde si affacciava alla porta d’ingresso, un po’ terrorizzata, ma incuriosita. Inizialmente, molto impaurita all’idea che il cane potesse essere libero da guinzaglio o che potesse, in qualche modo, nuocerle, Matilde si è, successivamene, lasciata incoraggiare dal dott. Allone ad avvicinarsi a noi.

Ciò che doveva essere un incontro preliminare, si stava risolvendo, a tutti gli effetti, nel nostro primo intervento assistito. Con l’aiuto del responsabile della struttura, abbiamo, subito, lavorato sulla fiducia di Matilde verso me e Norma e sulla prossimità di Matilde al cane. Così, già alla sua prima esperienza, Matilde è riuscita ad avvicinarsi alla nostra coppia cane-operatore: mantenendosi alle mie spalle, mi ha aiutata a “premiare” Norma accompagnando con la sua mano la mia, che teneva il croccantino-premio. Il primo e più difficile passo era compiuto!

Ad onor del vero, il progetto preliminare prevedeva il lavoro con un soggetto affetto da disturbi dello spettro autistico. Tuttavia, la richiesta di aiuto di Matilde, a lavorare sulle sue paure, ci ha convinti, immediatamente, a cambiare rotta: di regola si escludono, a priori, i soggetti fobici, come gli allergici, dagli interventi assistiti dagli animali, ma Matilde era, altamente, motivata! Non potevamo ignorare la sua richiesta! Solo più tardi avrei scoperto che la sua alta motivazione era dovuta all’amore che Matilde nutriva per il suo compagno e al desiderio di condividere con lui, anche, l’affetto per i cani.

Così, tra i mesi di maggio e giugno abbiamo incontrato Matilde, ben, sette volte. Nell’arco di due visite preliminari e cinque sessioni d’intervento assistito e, grazie alla supervisione della dott. Mavilia (tecnico della riabilitazione psichiatrica e psicosociale), del dott. Allone (psichiatra e dirigente responsabile del Centro Diurno “Camelot”) e al monitoraggio a distanza, ma continuo, di Antropozoa ONLUS, abbiamo tutti fatto passi da gigante.

Abbiamo puntato sulle capacità cognitive di Matilde, sulla sua curiosità e determinazione e sulla relazione. Così, tarando l’intervento con delicatezza e misura, bilanciando tra aspetto relazionale e approccio tecnico, accudimento, esercizi e giochi, Matilde è stata capace di frenare le sue paure istintive, a dar loro una dimensione estranea alla relazione con Norma, a giocare con la sua nuova amica a quattro zampe e.. ad averne cura.

Norma, peraltro, non è un cane immediato con qualunque persona incontri e tende ad adeguarsi alla reazione spontanea di chi ha di fronte. Se incontra una persona gioviale e affettuosa le si accosta, immediatamente, scodinzolando e “sorridendo” alla maniera canina. Se incontra una persona riservata o timorosa, si limita ad annusarla o la ignora del tutto. Con Matilde è stata una rapida evoluzione di fiducia reciproca. Così, come Matilde aveva paura di Norma al suo primo incontro, anche, Norma non era a suo agio con Matilde: spesso, i comportamenti di paura espressi dagli essere umani, e, in particolare, gli sguardi di paura, vengono letti dai cani come possibile minaccia.

Tuttavia, Matilde e Norma hanno, pian piano, imparato a leggersi a vicenda e a fidarsi l’una dell’altra. Il mio ruolo, al principio, è stato a tutti gli effetti di mediazione del linguaggio e, con qualche accomodamento in corso d’opera, ha funzionato. Nelle ultime sessioni Norma scodinzolava di continuo e rivolgeva la sua attenzione, direttamente, a Matilde, senza referenziarsi prima su me, come era solita fare. Stava funzionando! La relazione triangolare operatore-cane-utente, base fondante del metodo Antropozoa, si stava svolgendo lì davanti ai miei occhi!

Quanto a me, avrei, davvero, tanto da scrivere per esprimere le emozioni, il lavoro personale e le energie messe in gioco in questo intervento!

I primi giorni non ho avuto la capacità di attivare il mio testimone. Troppo immersa nel momento e nel controllo dello spazio circostante. L’ambiente era nuovo non solo per Norma, ma, anche, per me. Anche io dovevo fare l’abitudine a sguardi nuovi e diversi, a voci particolari, a modi di deambulare e a posture nuove. Leggevo il mio livello di tensione, attraverso, il comportamento di Norma e, alla fine di ogni sessione, eravamo soddisfatte, ma spossate.

Da quando abbiamo iniziato a lavorare in uno spazio più tranquillo e a concentrarci più sulla “relazione”, che non sulla “prestazione”, tutto è stato più facile. Frattanto, avevo, ormai, conosciuto la maggior parte degli utenti, o, quantomeno, i più assidui frequentatori del Centro Diurno “Camelot” e avevo imparato come prevenire eventuali disagi di Norma nell’incontrare sguardi particolari, per lei inusuali. Questo mi dava sicurezza!

La documentazione fotografica e video è stata molto funzionale per l’autosservazione e per guardare, attentamente, Norma e Matilde da una prospettiva esterna. La userò, più spesso, in futuro per analizzare il mio lavoro, la postura, il comportamento del cane o eventi particolari, per commentare con gli specialisti e per valutare e programmare, mediante, una collaborazione multi-disciplinare, il seguito del percorso.

Infine, la tristezza dell’ultimo incontro, preludio di termine lavori e commoventi saluti, si è, invece, trasformata nella leggerezza di un tipico “ultimo giorno di scuola”.

Una considerazione va fatta: lavorare sulle fobie verso gli animali, attraverso, gli interventi assistiti è possibile! Molti fattori, tuttavia, devono sussistere, primo fra tutti la determinazione dell’utente a superare la propria paura. Nel caso di Matilde il drive è stato l’amore, il mezzo Norma ed io, ed il lavoro non è ancora finito!

Adesso bisogna aiutare Matilde ad accrescere la sua esperienza con Norma, affinché, la relazione con il cane diventi un’abitudine e a generalizzare la sua fiducia in Norma estendendola ad un altro animale: il cavallo!


Quero, biologo Maria Elena – counsellor nella relazione d’aiuto, operatore di interventi assistiti dagli animali


 


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