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 martedì 29 aprile 2014

SALUTE E BENESSERE

Il Karate come prevenzione e risoluzione della sindrome da iperattività

di Costantino Crisari


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Uno studio posto in essere dalla FIJLKAM, settore Karate, ha trovato nella metodica di insegnamento del karate FIJLKAM uno strumento ideale alla prevenzione e alla risoluzioni di problemi attinenti l’A.D.H.D. (acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder - Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività).
Qual è il segreto che porta al successo?

Vincere senza che ci siano vincitori, dove non ci sono primi, ma tutti sono primi, dove tutti sono una unità, dove la vittoria è fare, dove muoversi è vincere, dove saper proporre un percorso è il successo.

Sindrome ipercinetica, minimal brain damage, minimal brain dysfunction, reazione ipercinetica del bambino, disturbo da deficit di attenzione ed, infine, disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Questi sono i nomi con cui si è definito un soggetto il cui comportamento è caratterizzato da disattenzione, iperattività e impulsività.

La disattenzione si mostra, principalmente, come un impedimento a concentrarsi e a mantenere l’attenzione su compiti scolastici o su attività che siano di gioco o relativi ad attività sportive. Il bambino, frequentemente, si lascia distrarre da stimoli estranei (quali: rumori, compagni, etc.), rilevando difficoltà a prestare attenzione ai particolari compiendo, quindi, molti errori di disattenzione, soprattutto in tutte quelle attività che richiedono uno sforzo mentale protratto nel tempo.

L’iperattività si esplicita, invece, come una necessità del bambino di essere sempre in movimento, di passare rapidamente da un’attività ad un’altra (gioco o compiti), e nella difficoltà, quindi, di rimanere seduto a giocare o a dedicarsi ad attività piacevoli in modo tranquillo (disegno, costruzioni, puzzle, giochi da tavolo, ecc.).

Il comportamento iperattivo è spesso associato all’impulsività che si manifesta con la difficoltà ad attendere il proprio turno, quindi, a rispettare regole (nel gioco o in altre attività), a rispondere precipitosamente alle domande spesso prima che queste vengano completate e ad essere, frequentemente, invadente nei confronti sia dei coetanei che degli adulti (non stanno mai fermi, non stanno mai zitti).

Questo strano comportamento, assunto dai bambini risulta essere giudicato, da un genitore o educatore poco attento, un fallimento perché risulta essere inopportuno tutto quello che si tenta di proporre senza una sequenza appropriata.

Le finalità che le istituzioni, sia famiglia che scuola, si prefiggono, sono quelle di formare, educare ed insegnare, aggregare non ghettizzando.

Troppo spesso si sente dire, “è disattento.. si muove troppo.. disturba.. parla troppo..”.

Basta! Fermiamoci un solo attimo ed iniziamo a comprendere, senza dare giudizi affrettati o prendere strade più corte che, sicuramente, porterebbero solo ad una sorta di ‘via vai’ da parte di genitori che pretendono un trattamento ‘normale’ per i propri figli, come è giusto che sia, e non come persone ‘diverse’, e da parte di quegli insegnanti che esigono, invece, un comportamento stereotipato senza preoccuparsi minimamente di prendere il meglio da ogni singola individualità anche uscendo, per un attimo, dagli schemi.

Il sistema nervoso è un complesso apparato di cellule e fibre che, tramite le sue connessioni con l’apparato endocrino, è responsabile delle interazioni dell’organismo umano con l’ambiente.

Stimolare nella migliore condizione la volontarietà dei gesti richiede una metodica atta alla miglioria delle condizioni, anche comportamentali, di soggetti che hanno disturbi da A.D.H.D. Lo sport, come modello formativo e di accrescimento delle capacità condizionali, è la discriminante nel generare maggiore sicurezza e maggiore percezione del proprio essere.

Proprio la mancanza della capacità di percepire se stessi come ‘capaci’, genera una sorta di freno mentale spingendo il soggetto in atteggiamenti difensivi, per evitarsi ulteriori pressioni ed eventuali atteggiamenti di richiamo o di scherno.

Non si può affrontare una periodizzazione formativa senza le appropriate conoscenze e non si deve andare a tentoni, ma bisogna sapere per proporre.

Per concludere, lo sport è uno strumento e la FIJLKAM, settore Karate, è uno strumento.


 


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