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 lunedì 20 maggio 2019

PREVENZIONE E CONTROLLO

Aumento dei tumori alla mammella, ma anche la sopravvivenza

di Redazione


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I casi di tumore alla mammella aumentano, ma anche la sopravvivenza e le guarigioni dal tumore al seno. Ad oggi, questo tumore colpisce una donna su 8, nell’arco della vita: è il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 29% di tutti i tumori che colpiscono le donne. Ne ha parlato in un’intervista su Radio 24 il dott. Corrado Tinterri, direttore della Breast Unit – Senologia in Humanitas, ricorda a tutte le donne l’importanza di farsi seguire proprio in centri specializzati e di esperienza, in grado di seguire, studiare e curare tanti casi. Farsi curare in un centro dedicato significa avere una sopravvivenza maggiore di quasi il 20%. I dati dicono che “l’incidenza del tumore alla mammella aumenta lentamente, ma d’altra parte si riduce la mortalità – ha detto Tinterri –. Questo grazie all’efficenza delle cure, alle sempre maggiore responsabilizzazione delle donne, che sempre di più sono attente alla prevenzione, al loro corpo e sensibili a questo problema”.

Tumore al seno: guarire è possibile

Di tumore al seno oggi si guarisce, sempre di più se si fa una diagnosi anticipata”. È la rassicurazione che il dottor Tinterri vuole dare alle donne. “Nonostante sia una malattia che ancora spaventa, e certamente da non sottovalutare, dovremmo stigmatizzare la parola tumore, che è un deterrente a volte, perché ad oggi il 75% delle donne che ha avuto un tumore alla mammella, a dieci anni dalla malattia, è viva. Nessun altro tumore ha questo risultato, fino ad ora”.

Prevenzione e controlli: la mammografia

Le donne più a rischio sono ovviamente quelle che hanno già avuto in famiglia casi di tumore al seno che, lo ricordiamo, non è esclusivamente femminile: l’1% dei tumori al seno colpisce anche gli uomini, con conseguenze da non sottovalutare tra i fattori di rischio. “Avere un uomo in famiglia che ha avuto un tumore alla mammella – ha ricordato il dott. Tinterri – rende molto probabile la mutazione genetica in famiglia, quindi un rischio altissimo, in famiglia che è bene monitorare con costanza”. Le donne sopra i 50 anni di età sono inserite nei programmi di screening e prevenzione previsti dal Sistema Sanitario Nazionale, per questo “alle giovani donne sotto i 50 anni dobbiamo dedicare più tempo e attenzione perché sono fuori dai programmi di screening”. A loro, si consiglia l’ecografia, piuttosto che la mammografia: il seno giovane è più denso e i raggi penetrano meno, dando al medico meno informazioni.

Molte donne, infine, tendono a rimandare le visite di controllo e le mammografie perché intimorite dai raggi: “la dose di raggi assorbita con le nuove mammografie di oggi è molto inferiore ai raggi che si assorbono durante un volo aereo Milano-Roma”, ha spiegato il dottore. Inoltre, “la mammografia è l’unico esame al mondo che ha dato risultati favorevoli sulle campagne di screening”.

Lo stile di vita: quanto influisce sul tumore della mammella

L’alimentazione ha un ruolo molto importante, “soprattutto nei casi di recidiva della malattia – ha spiegato Tinterri –: le donne che hanno avuto un tumore devono stare attente alla sedentarietà e alla dieta. Devono, ad esempio, ridurre i cibi che per sono pericolosi per tutti i tumori come gli zuccheri fini, i grassi insaturi o i latticini”. Anche le donne che seguono cure ormonali devono stare particolarmente attente: “di base la pillola anticoncezionale è innocente – ha chiarito Tinterri – non ci sono evidenze su aumenti di tumore legati a questo. Diverso è il caso delle donne che seguono queste terapie ormonali dopo i 45 anni, perché bisogna essere certi di non avere una condizione di rischio visto che il l’ormone potrebbe essere uno stimolante per alcuni tumori della mammella”.

Le cure: più leggere e conservative

Negli ultimi anni la Ricerca ha permesso di trovare diverse cure del tumore alla mammella, non limitandosi all’intervento chirurgico. “Il tumore al seno oggi, grazie al lavoro di équipe della Breast Unit, viene affrontato in modo multidisciplinare – ha spiegato il dottor Tinterri –, non sempre la cura adatta è la chirurgia. Ci sono nuove possibilità di terapie mediche, cure antiormonali o ovviamente la chemioterapia, per certi tipi di tumori”. La chemioterapia, spesso, intimorisce le donne per le controindicazioni come la perdita di capelli, la stanchezza, la nausea, ma anche questa terapia “è cambiata negli ultimi dieci anni e le controindicazioni sono meno pesanti e non ci sono più casi di morte per chemioterapia”.Anche la chirurgia in sala operatoria è molto cambiata: “è molto più attenta all’estetica e alla conservazione di un tempo. L’obiettivo è riconsegnare la donna alla sua vita sociale e anche sessuale di prima”. Per questo, in sala operatoria, i medici lavorano in équipe multidisciplinari, tra cui anche chirurghi estetici che applicano i loro know-how e le loro tecniche anche intervenendo sui tumori della mammella.

Il tumore metastatico: quando la malattia diventa cronica

Come già sottolineato più volte, mentre un tempo si parlava di tumore come malattia incurabile, ora in alcuni casi si parla di malattia cronica come nel caso del diabete, dell’insufficienza renale o della cardiopatia. “Abbiamo 35mila donne in Italia che convivono con il tumore al seno e fanno una vita praticamente normale – ha detto Tinterri –; il tumore non ha, di fatto, cambiato la qualità della vita grazie a farmaci che permettono un controllo della malattia a lungo termine. Ovviamente, mai abbassare la guardia: chi ne soffre è sempre seguita dagli specialisti della breast unit e in centri dedicati di senologia con esami, verifiche e controlli adeguati”.

Il supporto psicologico

Quello dello psicologo e, in particolare, dello psico-oncologo è fondamentale per le donne colpite da tumore al seno e anche per i loro familiari: per questo, esperti e specialisti hanno chiesto al Ministero della Salute di intervenire e rendere obbligatoria la presenza di questa figura all’interno delle Breast Unit. “Lo psico-oncologo non è un normale psicologo, ma uno specialista che ha competenze per gestire la paura della morte, perché questo evoca la parola tumore al momento della diagnosi, sia in chi ne soffre sia nelle persone vicine. Questi specialisti sono in grado di dare risposte a queste paure e sensazioni”. (Humanitas)


 


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