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 lunedì 24 settembre 2012

RECENSIONI LIBRARIE

PASQUALE ERMIO – COME ERACLE E IOLAO

di Redazione


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Pasquale Ermio è originario di Nicastro (Catanzaro), classe 1963. Gli studi ragionieristici, prima, e la professione di medico veterinario, dopo, non gli hanno impedito una formazione umanistica e la passione letteraria, ampiamente, premiata; così, è per la raccolta poetica come Eracle e Iolao, ove, l’avverbio ‘come’ ha, volutamente, l’iniziale minuscola. L’aver vissuto fra le sponde tra Scilla e Cariddi, fa dichiarare a Nicola Comunale Rizzo, nella prefazione, di entrare negli spazi immensi della classicità del mito greco in Sicilia, “in punta di piedi, per sognare: lo spazio poetico”, riconoscendo al Nostro una predisposizione istintiva completata con la sua formazione.

L’Autore, in premessa, espone alcune riflessioni su come intendere la poesia, in relazione a come si intenda il senso della vita, lasciando le conclusioni alla sensibilità del lettore; Egli, poi, nella introduzione rappresenta alcune figure mitiche (Idra, Eracle, Iolao, il Granchio) per spiegare, l’uso di quell’avverbio del titolo, ossia, questa sua opera è come una fatica di Ercole. Infine, fra i ringraziamenti, dichiara di scrivere, anche, per ritrovarsi. Noi proviamo a seguirne le orme.

Le poesie vanno dalla breve, alla media lunghezza, dai versi sciolti e, generalmente, raccolti in strofe; in esse vibra un linguaggio astratto; ma il Poeta sta nel concreto con due poesie in dialetto calabrese, in omaggio alle sue origini, ai valori in cui crede, esse ci riportano a tradizioni del nostro recente passato domestico, in particolare: profumi di cucina che fanno sentire il calore della famiglia intorno al desco (pag. 51), o l’uso di alcuni rimedi per profumare le case (titolo a pag. 52).

Pasquale Ermio, nell’eponima di, quasi, un centinaio di versi, mi pare che mostri un religioso timore nel “calpestare la sabbia/ di questa spiaggia”. E basta solo questo per evocare, a me lettore, per estensione, quei luoghi che ho indicato, come le due sponde, il rispetto dovuto in generale alle tradizioni nostre, ai posti incantevoli, le due coste che si guardano come due innamorati condannati a non congiungersi. Mi pare di potere dichiarare come corollario, delle linee della morte e del dolore: così, una ‘elusa guarigione’ per la presenza di “galoppanti metastatiche sofferenze”; Napoleone e la sua fine; il teatro di Napoli, con in testa quello di Eduardo (De Filippo). Il Poeta evoca la tragedia di Vermicino (10 giugno 1981), in cui il piccolo Alfredino viene inghiottito da un pozzo; ma, anche, la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Blindato salta nel gioco mortale./ minuto di rispettoso silenzio./ Onori, medaglie, colletti bianchi,/ agende mancanti.” (32); la vita schiantata sull’asfalto come ‘fiore reciso’. Vive nella memoria un cane. Dinanzi al dolore si rimane senza parole. A Spartacus associamo l’arena e i gladiatori, e, anche, l’uccisione per divertimento. Parlarne sembra astratto, ma qui le parole si fanno corpo.

Poesia di sentimenti, in cui l’incomprensione è una barriera; ad alcuni lascia l’amarezza di rimanere inascoltati. Un disegno di Piera Angela Corsaro, rappresentante “Kalòs kai agathòs”, un vecchio con bastone che accosta una mano sul collo di un giovane robusto seduto su un masso. Il Poeta indugia nel calduccio del letto prima di affrontare la quotidianità, con il desiderio di evadere, desiderio che la poesia esaudisce. L’animo si rasserena pensando a una località nei pressi di Lucca in compagnia della sorella, o a uno strapiombo di Tindari. Alla fine del suo percorso ha trovato che la vita non ha senso, senza amore: come quando “Ogni giorno,/ travolto e scosso dai silenzi,/ io ti sento eguale/ nel pensarti.” (47), ed il parlarsi fa sentire vivi. Potremmo richiamare, giusta il titolo, come Eracle e Iolao, i due eroi per il loro stretto rapporto di amicizia, ma andremmo lontano.

Le poesie di Pasquale Ermio sono agili trame di senso come se le porte della percezione fossero ripulite e tutto appare un infinito che racchiude in sé la convergenza tra drammatizzazione e liricizzazione. L’urgenza nervosa del verso e una certa frenesia fisiologica guidano – con uno stile misuratissimo – la composizione in un difficile equilibrio tra il confine rassicurante e, insieme, tragico delle proprie radici e la consapevolezza di una materia astratta, dolorosamente, arsa e incandescente.”*

Tito Cauchi


*Motivazione ottenuta al Premio Nazionale 2011, Poesia Edita Leandro Polverini – Anzio, all’assegnazione del 3° posto nella sezione poesia astratta. (NdA)


 


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