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 giovedì 7 marzo 2019

STOP ALLA GUERRA SUI BAMBINI

Save the Children: Bambini, 1 su 5 vive in aree di conflitto bellico

di Redazione


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Nel solo 2017, sono stati oltre 10mila i bambini uccisi o mutilati. Ogni anno, si stima che 100.000 neonati muoiano per le cause indirette delle guerre, come fame e malattie. 4,5 milioni i bambini a rischio di morte per fame nel 2018 nei dieci paesi peggiori in conflitto, tra cui Yemen, Siria, Afghanistan e Iraq. In occasione dei 100 anni dalla sua fondazione, Save the Children lancia la nuova campagna e il rapporto “Stop alla guerra sui bambini”, accompagnato da una petizione pubblica contro la vendita delle armi italiane usate in Yemen dalla coalizione a guida Saudita (www.savethechildren.it/StopArmi)Sono 420 milioni – uno su cinque al mondo – i bambini che vivono in aree di conflitto, un numero in crescita di 30 milioni rispetto al 2016, che è raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi. Nel 2017, sono oltre 10mila i bambini che sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione.

Circa 4,5 milioni di bambini hanno rischiato di morire per fame, nel 2018, nei dieci paesi peggiori in conflitto: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia. Questi sono i paesi in cui i bambini sono stati i più colpiti dai conflitti, nel 2017. Le violazioni dei diritti dei minori in queste aree si è triplicato dal 2010 ad oggi. Questi alcuni dei dati presentati oggi da Save the Children nel suo ultimo rapporto, che porta il nome della nuova campagna “Stop alla guerra sui bambini”: un allarme forte da parte dell’Organizzazione, nata nel 1919 all’indomani della prima guerra mondiale per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che in occasione dei suoi 100 anni denuncia il deteriorarsi delle condizioni di vita dei più piccoli nelle tante aree di conflitto.

Le bombe utilizzate dalla Coalizione a guida saudita in Yemen per colpire obiettivi civili sono prodotte anche in Italia. Uccidere bambini in un conflitto è vietato dal diritto internazionale umanitario. Inoltre, la legge italiana sul controllo dell’esportazione importazione e transito dei materiali di armamento (L.185/90), proibisce l’esportazione verso paesi che violano i diritti umani. Per questo motivo, Save the Children ha lanciato una petizione on line (www.savethechildren.it/StopArmi) per fermare, immediatamente, la vendita di armi italiane usate contro i bambini in Yemen attualmente prodotte presso la RWM, in Sardegna.

Sempre più bambini esposti nei conflitti

Nel 2017, più di 420 milioni di bambini – 1 su 5 al mondo – viveva in un’area colpita da conflitti armati: di questi, 142 milioni vivono in zone dove il conflitto è particolarmente acceso e in cui si contano almeno mille morti ogni anno a causa della guerra. Il numero dei bambini esposti ai conflitti armati è raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi, un dato che è drammaticamente cresciuto anche a causa della diversa natura dei conflitti. Secondo l’analisi di Save the Children, sulla base dei report delle Nazioni Unite, il numero di violazioni dei diritti dei minori nel 2017 è stato di 25mila, il numero più alto mai registrato prima. Dal 2010 ad oggi, il numero dei bambini che vivono in aree di conflitto è aumentato del 37%, a fronte però di una crescita del 174% del numero di casi di gravi violazioni verificati. Un incremento significativo dovuto principalmente all’acutizzarsi delle crisi nella Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar, Sud Sudan, Siria e Yemen.


 


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