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 martedì 8 maggio 2012

TAORMINA – MESSINA

“SCUOLA DI PACE” DELLA FRATERNITÀ FRANCESCANA FRATE JACOPA DI ROMA

di Redazione


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Si è conclusa a Taormina la sezione siciliana della “Scuola di pace” della Fraternità francescana Frate Jacopa di Roma che, dopo aver toccato Adrano, Vicari, Campobello di Licata ha raccolto, con la collaborazione della sezione di Messina dell’UCSI (Unione cattolica della stampa italiana), l’adesione di un numeroso pubblico nella biblioteca delle suore francescane missionarie di Maria.

Nella “perla dello Ionio” Maria Rosaria Restivo, vice presidente della “Fraternità francescana Frate Jacopa” di Sicilia; padre Josè Antonio Merino, già, rettore della “Pontificia università antoniana”; Argia Passoni, presidente nazionale della “Fffj”; e Crisostomo Lo Presti, presidente della sezione peloritana dell’“Ucsi”, guidati da Antonino Lo Monaco, presidente della “Fffj” di Sicilia, hanno parlato sul tema Nuovi stili di vita. In particolare, padre Josè Antonio Merino ha ricordato come il “poverello d’Assisi” avesse, nel suo stile di vita, incarnato i principi rivoluzionari di un modello innovativo e salvifico illustrato nel tema Un’etica della frugalità: proposta per l’oggi nello spirito di San Francesco. Così, la “Speranza” e il “Limite” contengono la filosofia della nuova era: non più la “speranza” dell’Antico Testamento, ma reale svolta, sconvolgente, per l’umanità con l’avvento del Cristo. Delusa l’attesa per alcuni, raggiunto il “Limite” per gli altri che, nella figura dell’Unto, trovano il nuovo messaggio.

In precedenza Maria Rosaria Restivo aveva focalizzato un tema molto sentito dai francescani come la difesa dell’ambiente, in un’ottica di possibile sviluppo nel rispetto della natura e del Creato che, subendo la violenza dell’uomo, è divenuta una “mostruosità senza confini”.

Argia Passoni, parlando di “Sobrietà: uno stile di vita solidale” ha, chiaramente, impostato il suo dire sulle conoscenze della filosofia della nuova vita nata ad Assisi per un gruppo di “pazzi” guidati dal più “pazzo” di tutti che ebbe il coraggio di rompere con il concetto di “proprietà” e di “avere” per dedicarsi a quella che deve essere il percorso dell’evangelizzazione pura e comprensibile di tutte le anime. Così, la “Sobrietà”, che non significa rottura con il mercato, detta modelli di comportamento, assolutamente, rivoluzionari: l’accumulo dei beni, fine a se stesso, è anticristiano; l’arricchimento selvaggio è ottusa illusione della felicità; la rapina del bene comune è peccato contro la giustizia sociale. È nella misura che si trovano gli elementi di un giusto equilibrio delle risorse e del consumo; della proprietà e del servizio per codici di vita e realtà lucenti nella logica del messaggio evangelico.

Ha concluso gli interventi Crisostomo Lo Presti che ha parlato dei Nuovi stili di comunicazione, ricordando come le tecnologie aperte dall’elettronica abbiano rivoluzionato il modo di comunicare, ma, anche, come l’esigenza di aprirsi alla comunicazione spirituale può rapportarsi al silenzio (ricordato nel messaggio di Papa Benedetto XVI) e al sogno: attività ed espressioni dell’essere, nate con l’uomo, che, parlando alla propria psiche, ne difendono il dinamismo e la natura divina di soggetto e di attore. Anche, le stelle comunicano con il suono siderale, anche Dio comunica con l’uomo (Abramo, Giuseppe, Giacobbe hanno trovato nel sogno la “parola divina”). E Francesco è stato un grande comunicatore che ha parlato con la voce, l’esempio, la sofferenza; con l’abbraccio al lebbroso e, quindi, con l’amore.

Nel corso del dibattito Giuseppe Vecchio, presidente regionale dell’UCSI – Sicilia, ha sottolineato come l’esempio francescano debba rappresentare, per tutti i comunicatori-operatori dell’informazione, un modello e un monito, affinché, l’etica e la morale cristiane vincano la volgarità e la bassezza di certi messaggi. Marisa Grasso ha portato la sua testimonianza di vedova della violenza (il marito Filippo Raciti, ispettore capo di Polizia, venne ucciso cinque anni fa da un gruppo di teppisti-tifosi nei disordini successivi al derby Catania-Palermo) augurando che la vita di Francesco sia un modello per tutti, affinché, la violenza e la barbarie vengano bandite dalla società civile.

Ha concluso Antonio Cacopardo, ministro della Fraternità francescana Frate Jacopa di Taormina, che ha ricordato l’azione della fraternità per un’azione sapiente e positiva nell’ottica della più alta maturazione delle coscienze.


 


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