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 venerdì 11 gennaio 2019

MALTA

Malta – Una conferenza sul monasticismo e l’ascetismo nei primi secoli della Chiesa

di Fra Mario Attard


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Giovedì 6 dicembre, rev. padre prof. Salvino Caruana OSA, ha dato un’interessante conferenza sul monasticismo e l’ascetismo nei primi secoli della chiesa. La conferenza fa parte del corso sulla patristica che si sta svolgendo presso l’Istituto della Formazione Pastorale dell’Arcidiocesi di Malta. Padre Caruana ha iniziato la sua esposizione sull’argomento riferendosi agli asceti illustri pagani come Socrate, La Platonopoli di Platone, Cicero, Plotino, alcuni movimenti ascetici pagano o misitici come i Pitagorici, i Terapeutae, gli Esseni e le loro controparti cristiane, Giovanni Battista, Cristo e il deserto fino ai tempi di Agostino d’Ippona che si ritirò a Cassiciacum, vicino a Milano. Padre Salvino ha esposto gli aspetti e contenuti principali del movimento ascetico e monastico. Inoltre, ha fatto riferimento sulla terminologia monastica e ascetica come askesis, monachus e anacoreta. In questa prospettiva, ha parlato anche sia sui Padri del Deserto e anche, intorno al XVII secolo, sulle Madri del Deserto.

Nella sua lettera a una ragazza, che s’intitola “A Eustochio”, San Girolamo scrive:Mi accorgo a questo punto che, in uno scritto sulle vergini, ho finito col fare un’esposizione pressoché superflua della vita dei monaci. Passo, quindi, a parlare della terza categoria, coloro che son chiamati anacoreti: essi abbandonano i cenobi e vanno nel deserto portando con sé unicamente pane e sale. Il fondatore di questo genere di vita è Paolo, ma chi lo rese celebre è Antonio (Lettera 22,36). A quest’ultimo, si è riferito il nome L’Abba, dal termine Greco abbas, che significa Padre”.

Come in ogni cosa sotto i raggi del sole, uno trova l’aspetto positivo e il negativo nella fuga del deserto del IV secolo. Alcune evacuazioni positive rilevano una ricerca di conoscenza, la fuga da una tassazione pesante in Città, il rifugio dalla legge, una nuova forma di martirio, la rinascita di un movimento ascetico ebraico precedente, il rifiuto della cultura classica, l’espressione del dualismo manicheo, una nuova forma di Gnosi e la risposta alla chiamata evangelica che troviamo nel vangelo di Matteo. Nel trattare seriamente il monachesimo, si trovano anche delle valutazioni negative. Infatti, secondo alcune di queste considerazioni, questa forma di vita è non biblica, ignorante, anti-sociale, anti-culturale ed eterodossa. Su questo aspetto, basta dare un’occhiata alla famosa opera del noto storico inglese Edward Gibbon, pubblicata in sei volumi e considerata come la maggiore opera letteraria inglese del XVIII secolo, Storia del declino e della caduta dell’Impero romano, specialmente al capitolo 37.

Nel proseguimento della sua esposizione, Padre Salvino commentò sul movimento ascetico-monastico quando trattò l’argomento il deserto verso la Città. Successivamente, diede una spiegazione sui centri maggiori cristiani e pagani del movimento ascetico-monastico. Il fronte occidentale è rappresentato in questi secoli antichi dallo stile della vita monastica istituita da Agostino d’Ippona a Cassiciacum intorno all’anno 386. Sull’altro fronte, quello orientale, con i vari centri di Costantinopoli, Alessandria ed Antiochia, si trovano tutti gli elementi che comprendono la tradizione monastica orientale. La Vita Antonii (La Vita di Antonio Abate) del grande Atanasio di Alessandria (292-373) rimane la pietra miliare per la vita consacrata. Infatti, Antonio, avendo ascoltato il passo del Vangelo: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che possiedi, dallo ai poveri e vieni, seguimi, e avrai un tesoro nei cieli (Mt 19,21)”. Il giovane Antonio distribuì alla gente del suo villaggio i campi che aveva ereditato dai genitori, e riservò una somma per sua sorella. Ascoltò poi la frase “Non preoccupatevi del domani (Mt 6,34)” e allora donò il denaro che gli restava ai poveri e iniziò a praticare la vita ascetica nel deserto egiziano.

Questa bellissima esposizione dell’amico padre e professore Salvino mi ha fatto rivivere e capire bene la splendida introduzione che San Giovanni Paolo II da sulla vita consacrata, esattamente nella sua esortazione post-sinodale sulla vita consacrata e la sua missione nella chiesa e nel mondo, Vita consacrata: La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici i tratti caratteristici di Gesù – vergine, povero e obbediente – acquistano una tipica e permanente ‘visibilità’ in mezzo al mondo, e lo sguardo dei fedeli è richiamato verso quel mistero del Regno di Dio che già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli. Lungo i secoli non sono mai mancati uomini e donne che, docili alla chiamata del Padre e alla mozione dello Spirito, hanno scelto questa via di speciale sequela di Cristo, per dedicarsi a Lui con cuore ‘indiviso’ (cfr 1 Cor 7, 34). Anch’essi hanno lasciato ogni cosa, come gli Apostoli, per stare con Lui e mettersi, come Lui, al servizio di Dio e dei fratelli. In questo modo, essi hanno contribuito a manifestare il mistero e la missione della Chiesa con i molteplici carismi di vita spirituale e apostolica che loro distribuiva lo Spirito Santo, e di conseguenza hanno pure concorso a rinnovare la società (nro. 1)”.


 


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