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 mercoledì 5 dicembre 2018

MALTA

Il pretino santo Gozitano

di Fra Mario Attard


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Mentre lavoravo all’Ospedale Mater Dei, ho incontrato la mamma di don Joshua Muscat. Ma chi era precisamente don Joshua? Don Joshua proveniva dalla cittadina di Nadur sita nell’isola di Gozo, l’Isola della gioia. È nato il 7 febbraio del 1982 da genitori cattolici praticanti, laboriosi e assai intelligenti. Da bambino, Joshua frequentò la scuola materna statale e la primaria nel Villaggio di Nadur. Poi, come adoloscente, nell’anno 1982 si iscrisse alla secondaria presso il seminario del Sacro Cuore di Gesù a Rabat-Victoria, Città capitale dell’Isola di Gozo. Passò, quindi, al liceo classico e al quinquennio teologico totalizzando sempre una collocazione scolastica di prim’ordine fino alla Consacrazione Sacerdotale che avvenne il 30 giugno 2007 nella parrocchia del suo Paese parato a festa.

Don Joshua aveva un forte legame con l’Italia. Don Joe Galea conobbe Joshua quand’era liceale, nell’estate del 2000, a Gozo. Qualche anno dopo, gli parlò del suo Centro Sportivo e della Parrocchia della quale sognava di diventare Pastore, perché si era aperto il discorso con l’arcivescovo di Torino in vista dell’età canonica che incombeva sul parroco sottoscritto. A Joshua, parlò così bene della sua futura collocazione pastorale e con un entusiasmo così toccante che lo studente di teologia non tardò di infiammarsi e fare la richiesta all’anziano vescovo Nicola Cauchi di essere inviato a Torino per l’anno di stage che subito gli profetizzò: “Mi sa tanto che tu finirai col fermarti lassù come don Joe … Figliolo, preparati bene per fare il bravo, perché a Torino la vita del prete non è rose e fiori … come da noi!”.

Joshua venne davvero nella diocesi torinese. La prima volta da studente, per vivere un anno intero e intense dal settembre 2005 a metà settembre 2006. A Torino, Joshua svolse una grandissima attività. Catechismo ai fanciulli, catechesi e assistenza agli sportivi, campi della gioventù, esercizi spirituali, incontri con gli anziani e poi tre mesi nella Comunità di recupero dei tossicodipendenti Nikodemo per affezionarsi alla pastorale degli ultimi. La partenza per Malta a fine stage aveva accresciuto nel giovane la voglia matta di essere mandato, una volta prete, proprio dal don Joe che nel frattempo era stato ufficialmente nominato a succedere don Paolo Gariglio come parroco. Nei due anni di studio e di attesa, Joshua pregò tanto il Signore e anche il suo vescovo per poter coronare il sogno.

Ma l’uomo propone e Dio dispone. L’8 febbraio 2007 accade l’impensabile. Don Joe, causa un carcinoma fulminante, cessa di vivere in questo mondo! Era il giorno quattordici, martedì, quando una folla di 164 parrocchiani accompagnava la salma del sacerdote a Gozo per la sua sepoltura. Giornate tremende per la Comunità Parrocchiale dove don Joe era assurto a Pastore. E anche per la Diocesi di Gozo! Quella folla in lacrime, ma senza parole, invocava pure dal vescovo Mario Grech l’invio a Nichelino dell’amato giovane Joshua, ormai diacono, affinché l’opera di don Joe potesse continuare … Consegnava, intanto, la salma di don Joe ucciso dal cancro. Il vescovo lo capì e Joshua, una volta prete, fu inviato anche lui a Torino. Giunse dopo un viaggio-pellegrinaggio ai piedi della Vergine di Lourdes; il 16 settembre 2007 fu, nuovamente, don Paulo Gariglio a essere ritornato come titolare della Parrocchia dopo la morte di don Joe a presentarlo al popolo della Comunità.

A Nichelino, don Joshua stupì subito piccoli, grandi e anziani per la bontà, la capacità di ascoltare e, soprattutto, per la sua profondità spirituale. Il confessionale gli si assiepò immediatamente non solo di fanciulli e adolescenti, cosa ovvia quando arriva un prete giovane, ma anche di gente matura e anziana, cosa, invece, più rara, perché le persone mature d’età o anziane in genere preferiscono un sacerdote pari negli anni. Era uno spettacolo straordinario quello, anche tenendo conto del vento che spira attorno al sacramento della Misericordia! Don Muscat è, immediatamente, apparso a tutti dotato della saggezza del giovane profeta Daniele (Dn 13,50). La gente lo riconobbe: è il profeta atteso!Purtroppo, anche don Joshua, un sacerdote zelante per Gesù e la sua chiesa, si ammalò gravemente. Si può morire a 27 anni lasciando come ricordo il proprio sorriso? Sì, proprio sì. Don Joshua Muscat, prete maltese scomparso alla fine di agosto 2009, dopo una breve ma tremenda malattia, ci ha fatto ricordare che la santità non ha anni. Se uno si collabora con la grazia divina, in ogni situazione della vita, si può volare nell’amore di Dio.

In questa bellissima preghiera, che s’intitola Preghiera del Sacerdote ai piedi della Croce, composta da don Joshua stesso nei suoi ultimi giorni terreni, dimostra veramente che il sacerdote può raggiungere di sicuro la santità sacerdotale in soli 26 mesi di ministero sacerdotale! Questa è, in breve, la storia di don Joshua, il pretino santo Gozitano, che ha data tantissimo agli italiani, ai torinesi! Carissimo don Joshua, dalla tua dimora del cielo, prega per tutti noi, specialmente noi, sacerdoti e persone consacrate, per servire ottimamente Cristo e la sua santa chiesa come gli hai serviti benissimo tu! Amen.

Eterno Padre,

Tu hai mandato tuo Figlio sulla terra

Per portare la croce sulle proprie spalle,

Accendi in me lo Spirito.

Che mi hai dato come dono il giorno dell’Ordinazione,

Così che di fronte alla mia croce

Non si attenui la mia fede,

Non si spenga la mia speranza

E sia l’amore a guidarmi.

Certe volte non capisco perché

Non trovo risposte alle mie tante domande ...

Ma so che mi ami

Come hai amato tuo Figlio.

Questo tuo Amore verso di me

Riempi il mio cuore con la pace e il coraggio,

Per proseguire dentro di me

Le sofferenze che mancavano a tuo Figlio.

O Dio misericordioso, fai, ti prego,

Che quando celebro l’Eucaristia sull’Altare,

Io non sia solo il Sacerdote che offre,

Ma, soprattutto, una vittima che si dà

Perché sono certo che le sofferenze odierne

Non sono niente in confronto. Alla Gloria che ci si mostrerà. Amen.



 


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