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 lunedì 8 ottobre 2018

PATOLOGIE

Diabete, attenzione ai picchi glicemici

di Redazione


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Anche una colazione “sana e leggera”, in alcuni individui che non hanno il diabete, può portare a elevati picchi di zuccheri nel sangue. A metter in guardia, è uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Biology, che rivela come anche chi pensa di essere “in buona salute” dovrebbe prestare attenzione a ciò che mangia. I picchi glicemici, ovvero alti livelli di zucchero nel sangue, possono contribuire al rischio di malattie cardiovascolari e alle tendenze di una persona a sviluppare insulino-resistenza, che è un precursore del diabete. La maggior parte delle persone che controlla la propria glicemia lo fa con un prelievo veloce, ma con questo metodo non coglie l’aumento e la diminuzione determinata da ciò che la persona ha mangiato quel giorno, in particolare carboidrati come riso, pane e patate.

Per una valutazione più accurata, i ricercatori della Stanford University School of Medicine, negli Usa, hanno fornito per due settimane a 57 persone, la maggior parte delle quali in buona salute, un dispositivo per il monitoraggio del glucosio continuo, che prende letture costanti delle concentrazioni di zucchero nel sangue. “Abbiamo visto che ci sono molte persone che hanno picchi di livelli di glucosio e non lo sanno nemmeno”, ha detto Michael Snyder, professore di genetica a Stanford e autore senior dello studio. Quindi è stato monitorato l’effetto di tre tipi di colazioni diverse: una ciotola di cornflakes con latte, un sandwich al burro di arachidi e una barretta proteica. Più della metà delle persone, i cui precedenti test glicemici avevano dato ‘valori normali’, ha raggiunto gli stessi livelli di zuccheri delle persone prediabetiche o diabetiche. In particolare l’80% dei partecipanti vedeva salire la glicemia dopo aver mangiato cereali e latte.

Questo studio – spiega Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – conferma che il diabete è una malattia molto insidiosa, che negli stadi iniziali è difficile da diagnosticare, seppure anche in questa fase sia molto pericolosa. Conferma, inoltre, che avere la glicemia con valori normali a digiuno non è garanzia di non essere diabetici o prossimi al diabete. Test di laboratorio come ad esempio l’emoglobina glicata (indicatore della media di tutte le glicemie della giornata negli ultimi due mesi) sono molto più affidabili per diagnosticare le fasi iniziali della malattia”. Il messaggio finale, “è che non esistono cibi ideali per tutti e che una serie di variabili, ad esempio: differente genetica o differente flora batterica intestinale, possono determinare quali sono i cibi più ‘iperglicemizzanti’ in differenti individui. In tal senso, questo studio dà un’ulteriore spinta verso la terapia personale”.


 


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