AVVISO: Questo sito a breve non sarà più raggiungibile, Filo Diretto News con le sue notizie ed i suoi servizi sono disponibili al nuovo indirizzo web: www.filodirettonews.it
Oggi è 
 
 
   
Prima Pagina > Sociale > Camelot > AL ‘CAMELOT’ CON ALLAN HOBSON: IL SOGNO È UNA REALTÀ VIRTUALE

 venerdì 23 marzo 2012

FILODIRETTO AL CAMELOT

AL ‘CAMELOT’ CON ALLAN HOBSON: IL SOGNO È UNA REALTÀ VIRTUALE

di Barbara Cortimiglia


alt

Si è tenuta, martedì 20 marzo, presso i saloni del centro diurno Camelot della cittadella sanitaria “L. Mandalari”, un’interessante tavola rotonda del professore Allan Hobson, noto psichiatra statunitense, conosciuto per i suoi studi sul sonno REM.

Ricercatore di fama internazionale, docente alla “Harvard Medical School”, direttore del laboratorio di Neurofisiologia del “Massachusetts Mental Health Center”, i suoi lavori sono stati pubblicati su famose riviste mediche e di psicologia, come la “Nature Reviews Neuroscience”. Hobson ha dedicato tutta la sua vita, subito dopo la specializzazione in psichiatria negli anni ‘60, alle ricerche sul sogno, rivoluzionando la teoria freudiana dell’inconscio e del sogno e, in un certo senso, distruggendo le ben note teorie freudiane, partendo dal presupposto che il sogno non è l’appagamento allucinatorio di un desiderio inconscio, bensì, frutto di scariche neuronali al servizio di un bisogno fisiologico. Autore della “teoria del generatore pontino” sul sonno REM, Hobson sostiene che, durante il sonno, la nostra mente è collegata alla realtà esterna; noi sogniamo durante la fase del sonno REM, caratterizzato da bassi livelli di serotonina e alti livelli di acetilcolina, e durante questa fase la nostra mente è capace di vedere, ma in realtà “senza vedere”. Il sogno avviene poco prima della veglia, come se fosse un esercizio di allenamento autoregolante del cervello e preparatorio per ritornare alla vita conscia. Il contenuto dei sogni non è per Hobson frutto di materiale inconscio o desideri che si appagano, perché egli dice “si hanno sogni, anche, senza desideri”, ma sono semplici funzioni fisiologiche che avvengono in substrati cerebrali, che determinano “casuali” reazioni pseudo-sensoriali ed è per questo che, spesso, non ricordiamo i sogni; pertanto, il sogno non è prodotto da stimoli endogeni, esogeni o materiale di vissuti infantili, come sosteneva Freud, ma si forma durante la fase del sonno REM e le immagini del sogno sono semplici allucinazioni.

Mentre per Freud il sogno nasconde un significato ben più profondo, per Hobson il sogno non nasconde significati profondi, ma li rivela e mette in luce elementi collettivi. Egli sostiene che il significato e la creatività sono fondamentali per l’esperienza del sogno, ma questo significato non può essere presente nella formazione iniziale dei sogni, il significato psicologico arriva solo dopo che i parametri neurochimici vengono impostati ed interpretati dall’ordine superiore delle arre cerebrali deputate al linguaggio, alle emozioni in relazione al ricordo di esperienze.

A cosa serve sognare per Hobson?

Sognamo per essere svegli, è importante sognare per avere una percezione normale della realtà; tuttavia, il sonno REM ha a che fare con le memorie e durante il sogno le memorie si mettono insieme in modo bizzarro, mentre durante la veglia le configurazioni sono ordinate.

I suoi studi sul “sogno lucido” hanno rivoluzionato le teorie freudiane dell’inconscio e del sogno, ossia “quando stai sognando e sai che stai sognando”, da un punto di vista fisiologico il cervello è, contemporaneamente, nella fase REM e nella fase di veglia, una scarica neuronale ad alta frequenza attiva il lobo frontale e nel sogno lucido si ha la percezione che vi siano due se stessi, uno che sogna e l’altro che osserva, come una sorta di cooperazione dello stato di veglia e del sonno. Il sogno, egli conclude, è una “realtà virtuale” vitale per il cervello.

Hobson dice: “Al tempo di Freud, quando ha elaborato le teorie sui sogni alle porte del ‘900, lui era convinto che la psicologia fosse fondata sulla neurologia, ma non riusciva a vedere come fosse possibile, così ha abbandonato il progetto nel 1895. Oggi, nel 2012 siamo nella posizione di poter riprendere questo soggetto ed è quello su cui sto scrivendo, la mia teoria sulla protocoscienza e su quella che chiamo a predective activity by the brain sono la base di un nuovo tipo di scienza”.


 


Altre Notizie su

Sociale > Camelot






 
Sostenitori
 
 
© 2011/24 - Filo Diretto News | Reg. Tribunale di Messina n° 4 del 25/02/2011 | Dir. Resp. Domenico Interdonato | Condirettore Armando Russo
Redazione - Via S. Barbara 12, 98123 Messina - P.Iva 02939580839