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 mercoledì 8 agosto 2018

IL TACCUINO DI NUCCIO FAVA

Calda estate con temporali improvvisi. Simiitudine con la stagione politica precaria e inquietante

di Nuccio Fava


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Pur in un caldo appiccicoso e a intermittenza, aggravato da temporali improvvisi e burrascosi, il Parlamento e le forze politiche continuano a litigare dissennatamente a scopi di prevalente finalizzazione elettoralistica. Si inseguono frange di elettori ignoranti e irresponsabili. Ignoranti, perché misconoscono il valore della scienza e ignorano la pericolosità della non vaccinazione per i propri figli unitamente ai rischi anche mortali per tutta la comunità. Non meno rischiosa – seppur molto diversa – la spettacolare ingovernabilità della Rai lanciata a un precipizio crescente per la cecità irresponsabile del vice presidente Salvini. Si preoccupa ossessivamente del suo potere e ostenta le sue apparizioni a dorso nudo sull’arenile di Milano Marittima in compagnia del fedelissimo ministro Fontana che vuole cancellare la legge Mancino, messa in campo a suo tempo per punire l’odio razziale e la propaganda fascista. Valori tutti consacrati nella nostra Costituzione, utilizzati, però –, secondo il ministro della Famiglia – dalla propaganda comunista per veicolare odio sociale e politico a danno della Lega. Così posta, la questione risulta particolarmente fuorviante e strumentale, non senza volgarità allo scopo di appesantire ulteriormente un clima già preoccupante per le distinzioni insistite e contrapposte anche sui media, a proposito dei numerosi atti di violenza specie contro migranti africani.

A questo, è ridotta la politica di nuovo conio Lega-Cinquestelle sostanzialmente sempre più competitiva e incapace di esprimere atti concreti e risposte adeguate. Si pensi ai momenti di ludibrio durante certe fasi del dibattito parlamentare al Senato e alla Camera, mentre il ministro Di Maio concludeva con un pugno di mosche l’incontro per la vertenza Ilva. In mezzo a questo preoccupante deserto, privo di valori e senso di responsabilità, l’occasione per una riflessione di fondo potrebbe essere suggerita dalla ricorrenza dei 40 anni della morte di Paolo VI. Un gigante nella vita della chiesa e della società che ha posto con grande energia il tema cruciale del confronto con la modernità, il rapporto della chiesa con tutte le nuove sfide a livello planetario in ogni campo. Ereditò Paolo VI un concilio non ancora concluso. “Rissoso” e a forte rischio di smarrimento non solo per i credenti. Riuscì il nuovo Papa con sapienza, equilibrio, pazienza e straordinaria capacità di mediazione a ravvicinare posizioni lontane ritenute inconciliabili ricondotte a convergenze e sostanziale unità.

Un grande Papa e un grande italiano, per l’incidenza cauta e diretta che ebbe su grandi scelte politiche, compreso l’avvio del centrosinistra promosso da Moro e Fanfani, ma visto con esplicita riprovazione da cardinali influenti come Ottaviani e Siri. Fu l’ultimo Papa italiano seguito da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Tra le tante novità promosse da Papa Montini, il documento conciliate Gaudium et Spes, la Populorum progressio, l’accorato appello alle Nazioni Unite per la pace dell’intera umanità e “lo sviluppo e il nuovo nome della pace”. Come ignorate, inoltre, la riforma liturgica, l’introduzione del “volgare” nelle celebrazioni non più in latino, con l’accostamento sistematico e diretto alle Scritture e alla proclamazione dei Salmi. L’ultimo indimenticabile servizio reso all’Italia fu la lettera agli “uomini delle Br” e l’omelia-lamento in San Giovanni: “ma Tu non hai ascoltato la nostra supplica”. A ottobre, sarà proclamato santo in Piazza San Pietro insieme a monsignor Romero.


 


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