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 sabato 7 luglio 2018

STORIA

San Panteno, l’ape sicula

di Nicola Antonazzo


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Panteno, Santo per la Chiesa Cattolica, per anni maestro della Scuola di Alessandria, testimone della necessità di trasmettere e “tradurre” la bellezza del Vangelo ai neofiti e ai lontani. Un ponte tra le culture: prima di tutto tra la tradizione cristiana occidentale e quella orientale; in seconda battuta tra quelle presenti all’interno del bacino del Mediterraneo. Soprannominato Ape Sicula (Clemente Alessandrino, Stromata, I,1,11; Eusebio, Historia Ecclesiastica, V,11,2.). Panteno fu “uomo assai famoso per la sua cultura”, modello ideale per coloro che abitano il sapere come luogo di incontro e non come occupazione di un titolo. Modello perché seppe associare la predicazione alla formazione, concependole come due diverse forme di evangelizzazione.

Ricostruire la sua vita non è impresa facile. Poche, frammentate e incerte sono le notizie che sono giunte fino a noi. Le fonti alle quali ci riferiamo per tracciare questo breve profilo si rifanno essenzialmente alla Historia Ecclesiastica di Eusebio e alle testimonianze di Clemente Alessandrino, Origene e Massimo il Confessore. Il primo fu suo successore alla guida della scuola egiziana. Nessuna intenzione di far dire ai testi ciò che non dicono, ma un semplice tentativo di sintesi per definire i tratti di una figura poco conosciuta.La ricostruzione della vita e del pensiero dell’ape passano dalla comprensione del contesto teologico in cui agì maggiormente, la Scuola di Alessandria. Porto strategico del mediterraneo, accesso quasi esclusivo al mondo egiziano, l’immagine che ci è stata trasmessa dalla storia è quella di una Città intellettualmente vivace fin dalla sua fondazione, avvenuta quattro secoli prima di Cristo per opera di Alessandro Magno. Culla dell’ellenismo, in essa si posero le basi per l’incontro tra le culture greca e giudaica. Incontro che ebbe nell’opera dei Settanta uno dei suoi esempi più conosciuti. In quest’ambiente così ricco e operoso dal punto di vista della cura dell’analisi metafisica dei dati della fede fiorisce la prima grande scuola di scienza sacra del cristianesimo, il didaskaleion.

Stando alle notizie in nostro possesso, la ricostruzione della vita di Panteno ruota intorno a tre questioni, utili per ricavarne dati biografici essenziali e fondamentali al fine di ricostruirne uno breve profilo teologico: origine siciliama, provenienza da ambienti fiolosofici stoici, viaggio missionario in oriente, animazione della Scuola di Alessandria. Legate all’ultima questione risultano problematiche la sua produzione letteraria e l’influsso che ebbe nei confronti di alcuni discepoli eccellenti che lo chiamano direttamente in causa a sostegno della loro formazione.La sua origine siciliana deriva da una definizione del suo discepolo Clemente che in Stromati, I, 1, 2 lo definisce “ape sicula”. Tale definizione è incastonata nel brano in cui Clemente parla dei presbiteri, “uomini beati”, cui sembra andare alla ricerca per ascoltare parole “piene di vita”. Tale ricerca, stando sempre ai primi passi di Stromati, termina, con la scoperta in Egitto, del più illustre. La metafora utilizzata dal Clemente per descrivere i tratti del suo maestro nascono da un accostamento che a prima vista potrebbe sembrare forzato. Il tipico volo delle api che attingono fiori della prateria, in questo caso i testi Sacri sintetizzati nell’espressione “profeti” e “apostoli”, è immagine dell’interprete delle scritture. Poesia e gnosi sono qui sintetizzati dall’icona “ape”, raffigurazione tipica del poeta. Si tratta di un passaggio omesso altrove ma che rimane l’unico aggancio tra la figura di Panteno e la sua terra d’origine.

Ancor meno precisa e decisamente fumosa è la sua data di nascita collocata intorno al 140 d. C. Eusebio, senza darci una data certa, ce ne parla nel libro V della Historia dedicandogli l’intero capitolo 10, subito dopo la collocazione storica al tempo dell’imperatore Commodo oggetto di un breve capitolo introduttivo, il nono, che ci offre le coordinate spazio temporali: Alessandria d’Egitto al tempo del Vescovo Giuliano. Sappiamo che Commodo governò dal 180, pur condividendo le responsabilità imperiale già dal 177.Da Eusebio, apprendiamo ancora il suo iniziale indirizzo filosofico, lo stoicismo, dal quale si distaccò per aderire al cristianesimo. Ignoriamo le dinamiche che portarono a questa conversione, così come ignoriamo i contorni della dottrina filosofica alla quale sembra aver aderito Panteno. Durante il secondo secolo, infatti, la definizione di stoicismo sembra essere legata più sincretismo in cui intervengono anche platonismo e aristotelismo, piuttosto che uno stoicismo puro. Terzo fondamentale capitolo introdotto dalla presentazione di Eusebio è la principale occupazione di Panteno: la direzione della scuola di dottrina sacra presente ad Alessandria. Sulla dottrina e sul ruolo svolto da questo Centro durante il secondo secolo dell’era cristiana parleremo più avanti. Prima è necessario far luce sulla pagina più difficile della via dell’Ape Sicula. Infatti, Eusebio, prima di introdurci sul ruolo che ebbe all’interno del centro egiziano, ci informa che Panteno iniziò la sua attività presso la «scuola» dopo una lunga parentesi dedicata a numerose iniziative.

Dall’abbandono dello stoicismo e con l’adesione al cristianesimo, si apre, infatti, sulla vita di Panteno, una lunga parentesi che lo vede araldo del Vangelo di Cristo alle nazioni orientali, fino a un non meglio precisato paese degli indiani. La collocazione di questa comunità non è del tutto chiara. C’è chi parla di Arabia, ma non è detto che debba essere esclusa a priori la possibilità che abbia viaggiato fino al confine con le Indie. La plausibilità del viaggio, considerate le rotte commerciali che collegavano l’Egitto all’India meridionale, non fa da paio con la descrizione dell’opera che Panteno si trovò a svolgere presso quello popolazioni, se non altro per la considerazione di Eusebio circa la presenza di cristiani evangelizzati dall’apostolo Bartolomeo. A questo, si aggiunge, cosa ancora meno probabile della prima, il possesso da parte di questa comunità di un Vangelo di Matteo in caratteri ebraici.Insomma, pur prendendo buona la possibilità che Panteno abbia realmente operato in regioni così lontane, è difficile sostenere l’ipotesi di una pre-evangelizzazione di origine apostolica. Ciò è più facilmente spiegabile attingendo alla letteratura apocrifa cristiana che tendeva a pseudografare imprese missionarie di discepoli etichettandole con il nome di un apostolo ben più conosciuto e importante. Tale diffusione missionaria fu reale e lo si può attestare piuttosto per l’apostolo Tommaso, ma le altre considerazione vanno accolte con beneficio d’inventario. Pur nella modesta quantità di riferimenti storici, possiamo affermare che San Panteno fu un testimone della nuova cultura cristiana che da lì a pochi secoli avrebbe abbracciato l’intera Europa meridionale e l’Africa settentrionale.


 


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