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 mercoledì 6 aprile 2011

2° ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO DELLA CITTÀ DELL’AQUILA

PERCHÉ NON SIA UN NUOVO BELICE

di Lally Famà


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Ricorre oggi il secondo anniversario del terremoto che il 6 aprile 2009 colpì il capoluogo abruzzese. A ricordo delle vittime e del doloroso episodio sarà celebrata una messa commemorativa, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, alla quale parteciperà il nostro Capo di Stato, Giorgio Napolitano. Ad invitarlo il sindaco della città delL’Aquila, Massimo Cialente.


Ma a due anni dalla sciagura, che ha distrutto gran parte di un’intera città, si assiste ancora ad una ‘ricostruzione’ mai avvenuta. Il centro storico è ancora un cumulo di macerie e i cittadini, visibilmente e a ragione, peraltro, guardano con occhi pieni di sgomento, quell’abbandono che è stato a loro inflitto.


Se ben ricorderemo l’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso aveva assicurato che “nella metà del tempo prospettato dal sottosegretario, Gianni Letta e dal presidente della Regione e Commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi – cinque anni appena – alL’Aquila la situazione sarebbe tornata alla normalità”. Ed, invece, alla vigilia del secondo anno “si sono persi due anni per una governance errata” – è quanto espone il primo cittadino della città colpita dal disastro.


L’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, ha così definito la situazione della città in un’intervista alla Radio Vaticana: “Ad ostacolare la rinascita della città ci sono – a detta del presule – tanti disaccordi, tanti contrasti, tanti ritardi, tanta burocrazia assurda, soprattutto tante divisioni politiche”.


La prima parte, gestita dal Governo, è stata quella relativa all’emergenza, mentre la seconda, quella dei ‘ritardi’ per la ricostruzione della città, è imputata agli enti locali.


A chiunque appartengano le colpe per questo visibile ‘ritardo’, comunque, si può ben dire che è davvero deplorevole e vergognoso assistere ad un abbandono simile, anche se ‘qualcosa’ è stata fatta. Gli aiuti alla città colpita dalla sciagura sono giunti da tantissime parti d’Italia e dell’episodio se ne è parlato per tantissimo tempo. Ma adesso tutto sembra essersi addormentato, come per incanto. Una città fatiscente dove “i quartieri più recenti sono ancora disabitati e le tende dei salotti sventrati dalla scossa si agitano ancora al vento”, come due anni fa. Tutto lo scenario sembra appartenere quasi ad un quadro da film apocalittico.. davvero inquietante.


 


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