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 lunedì 11 giugno 2018

LIBRI

Eleanor Oliphant sta benissimo: una storia di solitudine e amicizia

di Tiziana Santoro


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Il romanzo di Gail Honeyman, “Eleanor Oliphant sta benissimo”, nasce dalla riflessione dell’autrice su due concetti: la solitudine e le relazioni. Il punto di partenza, dunque, mette a fuoco due problematiche del nostro tempo, ma tutta la trama ripercorre i giorni buoni, i giorni brutti e i giorni migliori della protagonista. Eleanor potrebbe essere una ragazza qualunque sui 30 anni: capelli lisci lunghi, naso sottile ed occhi troppo grandi, taglia 40. Tratti distintivi? Una cicatrice sul viso causata da un incendio, quando aveva solo 10 anni. La protagonista è sempre sicura di sé, odia le convenzioni sociali, esprime la sua opinione senza filtri, ha scarsa consapevolezza di se stessa. Gli altri non hanno accesso alla sua vita, ai suoi pensieri, ai suoi sentimenti e non conoscono nulla del suo passato. Le buone giornate di Eleanor si svolgono metodicamente: benché laureata in lettere classiche, accetta di lavorare in ufficio, dove si trattiene dalle ore 8.30 sino alle 17.30; torna a casa in bus; si accomoda nel suo appartamento e consuma un pasto economico, rapido e semplice.

A Eleanor bastano una pentola, un piatto, un libro e la pizza del venerdì sera, acquistata nel locale dietro l’angolo. Eleanor è “una creatura che razzola in libertà”, per sua stessa ammissione, è “un’entità autosufficiente”; ma un dolore lontano nel tempo affiora ogni notte e la tormenta. Allora, Eleanor è costretta a “rifugiarsi nella stanza bianca della sua testa, quella del colore delle nuvole”. Così, la protagonista consuma le sue giornate, convivendo con la sensazione di essere un frammento della sua immaginazione, senza sentire alcun legame con la terra, legata al pianeta da fili sottili come quelli di una ragnatela; consapevole che basterebbe bastato un colpo di vento per strapparla del tutto e trascinarla via. Schiva con i colleghi, lapidaria e “troppo sincera” per trovare uno spazio sociale che fosse a sua misura, un giorno Eleanor vede Johnnie mentre si esibisce. Il musicista è bello, elegante e ha occhi ipnotici. Quanto basta per far nascere in lei “l’illusione di un amore” che possa salvarla consacrandola alla “normalità”.

Per lui, Eleanor inizia una trasformazione verso l’ordinarietà: trucco, vestito alla moda, capelli corti nel vano tentativo di “camuffarsi con successo da donna umana”. L’unico merito di Jonny è di aver creato in lei una crepa emotiva in cui si insinuano il collega Raymond e il vecchio Sammy. Due incontri avvenuti suo malgrado, infatti, proprio quando aveva inventato l’ennesima scusa bizzarra per non intrattenersi a parlare con Raymond; si è trovata coinvolta insieme a lui nel salvataggio del vecchio Sammy in preda a un infarto. L’ingresso in società per Eleanor coincide con una mancata sciagura: in principio, insieme a Raymond, va a trovare Sammy in ospedale, poi si ritrova alle feste di famiglia del vecchino o a far visita alla mamma del collega. I nuovi amici inaspettati non la giudicano, la accettano così com’è, tirano fuori la sua versione più felice e comica.

Raymond è goffo, gentile, un disastro nell’abbigliamento e con le donne. Gli piace la compagnia di Eleanor e pranzare con lei, poco importa se la protagonista considera il Natale il “festival dello shopping”, se non ha mai capito perché “l’istituzione del matrimonio poggi sulla lista di nozze” e perché l’ora di educazione fisica impone “il rigore della tuta e i giri di campo”. A Raymond, le stranezze di Eleanor piacciono e lo rallegrano. La protagonista è colta di sorpresa, ma accetta che il collega le faccia da guida in società: con lui impara a fare i regali, ad accettare gli inviti alle feste, a ballare e a praticare tutte quelle piccole azioni che suscitano reazioni sincere e generose negli altri. In un contesto in cui le possibilità della vita sembrano infinite, arriva anche la proposta di una promozione a lavoro, che accetterà grazie al sostegno e alla fiducia di Raymond. Sino a quel momento, Eleanor non era riuscita a trovare nessuno che fosse adatto agli spazi che si era creata dentro di lei. Tuttavia, il dolore era sempre in agguato e presto si sarebbe manifestato in maniera più violenta.

Un giorno, Raymond trova la sua amica chiusa in casa, svenuta e riversa nel vomito dopo aver ingerito alcol e farmaci. Quando l’illusione dell’amore con Johnnie tramonta e la verità si manifesta in tutta la sua crudezza, Eleanor si scopre sola e vulnerabile. C’è un segreto nella sua vita che non può più restare irrisolto: la voce denigratoria di una madre che le ronza in testa, un incendio doloso, un lutto e continui trasferimenti da una famiglia affidataria all’altra si susseguono, confusamente, nella sua testa, sino a quando una psicologa non la aiuterà a riscoprire la sua dimensione sentimentale e a fare i conti con i suoi bisogni emotivi. Con l’aiuto della dottoressa, Eleanor riesce a mettere ordine nei suoi ricordi e a venire in contatto col suo dolore più profondo. I giorni migliori della protagonista ripartono da qui: dopo il distacco dal passato, Eleanor trasforma la rabbia in consapevolezza di sé e matura in lei la fiducia nel cambiamento e nell’autorealizzazione.L’ultima immagine che rimane al lettore è quella di un abbraccio affettuoso tra Eleanor e l’amico Raymond. Più che un romanzo sulla solitudine, questo è un romanzo di amicizia sincera, disinteressata, che restituisce ai lettori fiducia verso gli altri e che educa alla gentilezza e alla generosità; un contrastante antidoto contro l’indifferenza e l’anaffettività dei nostri tempi moderni.


 


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