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 giovedì 8 febbraio 2018

MALTA

Sanremo: il primo sapore

di Fra Mario Attard


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Come tanti connazionali maltesi, alcuni appassionati e altri decisamente di meno, ma sempre attratti da quel fascino artistico dei nostri carissimi fratelli vicini del made in Italy, ho seguito un po’ la prima serata del Festival di Sanremo. Al di là dello spettacolo, che anche mostra la maestria data da Dio a Claudio Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino, mi hanno particolarmente colpito alcuni testi delle canzoni interpretate. Sarà impossibile per me menzionare tutti i brani che mi hanno fatto pregare. Ma, nonostante ciò, quando le ho ascoltate con l’occhio dello Spirito, subito mi hanno portato nel mio cuore un grande e profondo misto di pace e tristezza. Dopo tutto, come ben precisa Ralph Waldo Emerson, “non conta la lunghezza della vita, ma la sua profondità”.

Prendo, come esempio di tutto questo su cui rifletto, il bellissimo testo di “Imparare ad amarsi” di Ornella Vanoni, con Bungaro e Pacifico. Questo favoloso testo m’insegna la grande realtà della mia vita: “Bisogna imparare ad amarsi in questa vita. Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita”. Perché che cos’è la vita senza l’amore? Una volta una coppia che si stava preparando al matrimonio ha chiesto a Papa Francesco: “Santità, vivere insieme tutti i giorni è bello, dà gioia, sostiene. Ma è una sfida da affrontare. Crediamo che bisogna imparare ad amarsi. C’è uno ‘stile’ della vita di coppia, una spiritualità del quotidiano che vogliamo apprendere. Può aiutarci in questo, Padre Santo?”.

Papa Francesco gli rispose:Vivere insieme è un’arte, un cammino paziente, bello e affascinante. Non finisce quando vi siete conquistati l’un l’altro… anzi, è proprio allora che inizia! Questo cammino di ogni giorno ha delle regole che si possono riassumere in queste tre parole che tu hai detto, parole che ho ripetuto tante volte alle famiglie: permesso ossia ‘posso’, tu hai detto – grazie, e scusa”. Nelle nostre famiglie, che fine hanno fatto le parole e le attitudini di vita che ci aiutano a essere pazienti, ad avere gratitudine e, specialmente, l’umiltà di chiedere perdono e cambiare comportamenti sbagliati? Se ci sono allora viviamo in grande gioia! Ma se non ci sono allora davvero c’è una grandissima tristezza e desolazione!

E poi, la Vanoni usa quella frase che è talmente forte e affascina lo spirito: “lasciarsi andare”. Ebbene questa frase, estremamente dinamica, mi ha fatto riflettere su un’altra riflessione di Papa Francesco, cioè quella sull’entrare nel mistero di Gesù e che non significa semplicemente essere buoni cristiani. Nella Messa alla Casa Santa Marta del 24 ottobre 2017, il Pontefice ha meditato su come veramente si possa entrare nel mistero di Cristo. La frase chiave della sua riflessione è stata proprio quella di “lasciarsi andare”.

Entrare nel mistero di Gesù Cristo è di più, è lasciarsi andare in quell’abisso di misericordia dove non ci sono parole: soltanto l’abbraccio dell’amore. L’amore che Lo portò alla morte per noi. Quando noi andiamo a confessarci per i nostri peccati – sì, devo togliermi i peccati, diciamo; o ‘che Dio mi perdoni i peccati’ – andiamo, diciamo i peccati al confessore e siamo tranquilli e contenti. Se facciamo così, non siamo entrati nel mistero di Gesù Cristo. Se io ci vado, vado a incontrare Gesù Cristo, a entrare nel mistero di Gesù Cristo, a entrare in quell’abbraccio di perdono del quale parla Paolo; della gratuità del perdono”. Che gioia, dunque, entrare nell’abbraccio perdonante del Padre tramite il sacramento della riconciliazione! E che tristezza rimanere fuori di questo abbraccio! Signore, insegnami a imparare ad amare. Dammi la tua grazia di crescere nel… posso, grazie e scusa. Fammi entrare nel tuo cuore misericordioso. Quel cuore che mi insegna ad amare gli altri gratuitamente. Amen!

Che bello quando si avvicina di cuore alla nostra gente! Quando noi, come sacerdoti e persone consacrate, abbiamo l’umiltà di imparare anche dalla cultura contemporanea che ci circonda! E, su alcune cose, la lasciamo anche correggere! Questa riflessione mi ha portato a concludere che il Festival di Sanremo non soltanto celebra la musica, ma, e perlopiù, celebra la vita. Perché, e visto da questa prospettiva, per quelli che hanno occhi per vedere e orecchie per ascoltare, Sanremo diventa una vera scuola di vita, e vita in abbondanza!


 


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