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 sabato 20 gennaio 2018

RIFLESSIONE

In Udienza... eterna

di Fra Mario Attard


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Una carissima persona siciliana, quando racconta la sua giornata assai impegnativa nel suo lavoro nell’ambito giudiziario, mi dice sempre: “Ero in udienza”. Ovviamente, il termine in udienza punta sulla fase del processo che si svolge di fronte al giudice e, di solito, col contraddittorio delle parti. Ma questa frase, un po’ particolare, forse anche perché, per me, è una frase più famigliare, in udienza mi introduce, dolcemente, e, nello stesso tempo, fermamente, nel mistero della Santissima Trinità. Io ho la grazia di abitare proprio nell’unica parrocchia a Malta che è dedicata a questo sommo mistero della fede Cristiana: la Santissima Trinità.Ogni volta che penso e rifletto su Dio Trino, mi viene istantaneamente la parola ascolto. Si! Perché Dio Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, è un Dio a sui generis. Dio Trino è sempre in udienza eterna. Anzi! Dio Trino è l’icona perfetta dell’udienza che non ha spazi e luoghi. Padre, Figlio e Spirito Santo ci incoraggiano a recuperare l’urgente bisogno dell’ascolto. Tenendo in mente che – come dice l’anonimo autore – “la comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta”, la Santissima Trinità ci insegna a conoscerci ad amarci. Come ha riflettuto ampiamente il grande cardinale e arcivescovo di Bologna, scomparso nel 2015, Giacomo Biffi: “Dio non è solo vertiginosa infinità di essere; è anche interiore fecondità, appassionata vita di relazione, gioco stupendo di conoscenza e amore”.

Gesù, la Santissima Trinità incarnata in mezzo ai noi uomini, ci mostra cosa significa essere appassionati nelle relazioni, essere persone che sanno relazionarsi col prossimo. Insomma, gente che sa amare in abbondanza. Il filo d’oro di questa udienza o incontro di Gesù con noi, uomini e donne, è l’ascolto. Infatti, come ha scritto Fratel Marco Cosini nel suo articolo Gesù il Maestro che ascolta ogni cuore, “Anzitutto, Gesù ascolta la voce del Padre che nei momenti cruciali della sua vita (il battesimo al Giordano in Mt 3,17, la trasfigurazione sul Tabor in Mc 9,7) annuncia che Egli è il Figlio, l’amato. O ancora nei discorsi dell’ultima cena nel Vangelo di Giovanni, la voce del Padre annuncia che il suo proprio nome ‘l’ho glorificato e lo glorificherò ancora’” (Gv 12,28). Da tali parole, Gesù ascolta il cuore del Vangelo stesso e trova la consapevolezza, la forza e le parole necessarie per annunciarlo a tutti gli uomini”. Gesù ha saputo ascoltare il cuore del prossimo nei suoi desideri e bisogni attuali tramite l’accoglienza senza riserve. L’esempio che mi viene in mente quando Gesù si è stupito dalla fede di uno straniero centurione romano. Il testo di Matteo è molto esplicito su questo fatto: “Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: ‘In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!’” (Mt 8,10).

Ma questo atteggiamento così istruttivo di Gesù mi fa riflettere sull’importanza che l’ascolto veramente ci arricchisce parecchio! Ora mi viene in mente quello che ha scritto lo scrittore e giornalista statunitense, Ernest Hemingway, sull’ascolto: “Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di cose ascoltando, attentamente. Molte persone non ascoltano mai”. E perché desidero di crescere in questa arte, secondo il grande filosofo tedesco Goethe, che oggi voglio suggerirvi, con tanta semplicità e umiltà, di ascoltare con attenzione e con un cuore tenero l’altro e l’altra.Tutti sappiamo quanto Papa Francesco ha i suoi piedi per terra. Le sue battute mostrano la sua incredibile vicinanza con il popolo, un esempio forte su come noi, come pastori della Chiesa, dobbiamo svolgere il nostro ministero affidato a noi dal Signore mediante la Madre Chiesa. Una volta Papa Bergoglio ha fatto questa battuta sull’ascolto: “Non è mai facile ascoltare. A volte, è più comodo comportarsi da sordi, accendere il walkman e isolarsi da tutti. È così semplice sostituire l’ascolto con le e-mail, i messaggi e le chat, e in questo modo priviamo noi stessi di volti, sguardi e abbracci”. Ma l’udienza vera implica proprio i volti, gli sguardi e, persino, gli abbracci. In altre parole, l’udienza autentica implica la mistica dell’incontro!

Nella sua lettera apostolica a tutti noi consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata, il 28 Novembre 2014, Papa Francesco ci ha scritto il seguente: Vivete la mistica dell’incontro: la capacità di sentire, di ascolto delle altre persone. La capacità di cercare insieme la strada, il metodo, lasciandovi illuminare dalla relazione di amore che passa fra le tre Divine Persone (cfr 1 Gv 4,8) quale modello di ogni rapporto interpersonale”. È il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, l’udienza perfetta, presente, attiva e costruttiva che ci aiutano a fare, dalla nostra vita, un’esperienza viva di ascolto. Sono proprio loro, immersi in quell’udienza eterna conviviale che ci salvano dalla confusione delle nostre parole, della nostra insensata fretta, del nostro insensibile egoismo, dalla nostra mondanità disperata. Soltanto la loro fedeltà ci assicura la nostra umanità e figliolanza divina.Il filosofo e teologo russo Pavel Nikolaevič Evdokimov diceva sulla Trinità: “L’uno è solitudine, due è il numero che separa, tre il numero che supera la separazione; l’uno e il molteplice si trovano riuniti e circoscritti nella Trinità: è l’ordine ineffabile nella Divinità dove ciascuna delle Persone è nelle altro”. Non è questa la vera udienza, l’incontro, l’ascolto, la comprensione e la comunione? Ti auguro di vivere sempre in udienza!


 


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