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 sabato 2 dicembre 2017

SPIRITUALITÀ E CULTURA: FATTI, IDEE, DOCUMENTI

Fede e cultura per il riscatto della donna nel verbo e nell’opera di suor Eugenia Bonetti

di Pina D’Alatri


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Una donna forte e determinata dallo sguardo fermo e dalla voce sicura: questa è suor Eugenia Bonetti, la missionaria della Consolata che da anni opera a favore delle donne martoriare dalla schiavitù sessuale e oppresse dalla prevaricazione maschile. Ella diffonde un moderno vangelo: Gesù ancora una volta asciuga le lacrime della Maddalena. Interpellata da chi, dopo averla ascoltata una volta, è stata folgorata dal suo forte carisma, suor Eugenia ha accolto, in un recente passato, l’invito a venire in Sicilia e a far sosta a Messina, per incontrare le donne e renderle mediatrici di un messaggio da diffondere a tutti. “Salviamo la nostra società dagli scandali, dalla volgarità e dal traffico degli esseri umani”, il suo monito risuona ampiamente, entra negli animi e ivi germina.

Suor Eugenia, non solo con l’opera attiva sulle strade e nelle piazze, ma anche con la scrittura (“Schiave”, “Spezzare le catene”, in collaborazione con Anna Pozzi), ha diffuso un modello di religiosa che sa essere al passo con i tempi e che sa conciliare l’amore e la tenerezza con la determinazione e il rigore. Maria Maddalena Bonetti diventa suora missionaria nel 1959, all’età di vent’anni, e le viene dato il nome di Eugenia, la suora missionaria martirizzata nel 1953 in Kenya, il cui esempio l’ha spinta alla monacazione. Nel 1967, realizza il sogno di andare anche nel paese africano, dove rimane per oltre vent’anni: qui impara a conoscere le donne africane che sono positive, armoniose, attive, capaci di altruismo e di condivisione. È proprio nella scuola elementare di Nyeri, iniziale terra di missione di suor Eugenia, che si forma Wangari Maathai, prima donna africana insignita nel 2004 del premio Nobel per la pace.

Rientrata in Italia, solo per dovere di obbedienza, suor Eugenia entra in contatto, a Torino, con il mondo della prostituzione nella forma più aberrante della tratta delle schiave definite “statuette d’ebano”. Scopre, così, un nuovo modo di essere missionaria: lottare per spezzare uno a uno gli anelli della schiavitù e restituire dignità alle donne. L’azione continua a Roma presso l’“USMI”, Associazione in cui ella assume il ruolo di responsabile della tratta. A questo punto, le notti romane sono testimoni dell’apostolato della suora e delle sue consorelle. Nel 2011, infiamma tutta Piazza del Popolo a Roma con il suo discorso alla manifestazione “Se non ora, quando.”

Accorato risulta l’invito rivolto a tutte le donne, a conciliare fede e cultura e a non abbassare mai la guardia nel difendere con orgoglio la propria dignità. Insignita, nel 2011, del titolo di “Servitor pacis” dall’Osservatorio permanente della Santa Sede presso l’ONU, questa suora carismatica, prossima sicuramente ad altre importanti onorificenze attribuitile dagli uomini, è destinata a ottenere ben più preziosi ed eterni “ricavi” dall’apostolato cui ha dedicato tutta la sua vita.

L’autore

Pina D’Alatri ha insegnato per lunghi anni Latino e Greco al Liceo “Maurolico”. Intellettuale versatile, ha messo la fine cultura letteraria a servizio dell’attività giornalistica, collaborando con testate giornalistiche d’interesse nazionale. Cattolica illuminata, è molto attiva nel sociale: in particolare, è impegnata nel sostegno a donne sole, straniere, indigenti, credendo fortemente nella ‘formazione’. Recentemente, è stata eletta nel consiglio del “Centro Italiano Femminile”, Associazione di ispirazione cattolica e di notevole incidenza a livello nazionale e internazionale.


 


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