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 giovedì 9 novembre 2017

GALATI MAMERTINO

Il ricordo dei Caduti a Galati Mamertino – Lettera aperta della giornalista Anna Franchina

di Anna Franchina


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Come ogni anno, ci ritroviamo ancora innanzi a questo Monumento ai Caduti eretto per ricordare, ma soprattutto per non dimenticare, il sacrificio per la conquista non solo del suolo italico, ma ancor di più, per la conquista della pace. Dopo 102 anni dal primo conflitto (1915) e solo 78 anni dal secondo conflitto mondiale (1939), continuiamo, pieni di buona volontà, a ricordare i tanti soldati caduti, colpiti da proiettili e ordigni e amiamo riunirci nella nostra bella Piazza San Giacomo per commemorarli.

Questa giornata, organizzata dalla ormai storica Associazione “Reduci e Combattenti”, il cui presidente Antonino Artale programma e dispone per tempo ogni procedimento su come deve essere articolata, affinché tutto avvenga nella forma più idonea per rendere onore ai martiri che persero la vita, vede la partecipazione attiva delle Forze dell’Ordine, delle autorità civili e religiose, della rappresentanza delle Associazioni, di cittadini e, soprattutto, vede il futuro o ciò che lo rappresenta, i ragazzi delle nostre scuole, coloro a cui viene affidato il testimone.

Un testimone per una consegna di pace, e non solo pace, rifuggendo dalle armi in pugno, ma pace anche dalla guerra di parole, parole che uccidono più dei petardi e dei missili che oggi si paventano e che sono quelle che scatenano odio e guerra, parole alle quali seguono azioni ignominiose e vili che provocano dolore e morte. Ragion per cui è stato redatto dal MIUR – Ministero Pubblica Istruzione – un comunicato per l’attuazione di un Piano Nazionale per promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione al rispetto, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, secondo i principi espressi dall’articolo 3 della Costituzione Italiana.

La Prima Guerra Mondiale, sin dal primo momento, assunse carattere di logoramento; sono stati documentati veri e propri atti di eroismo e immane sacrificio da parte dei nostri soldati sull’Isonzo, sulle cime del San Michele, sulle balze del Monte Pasubio, rese anche da testimonianze di nostri compaesani o acquisiti compaesani, comunque da un ceppo Nebroideo, per essere originario della vicina Alcara Li Fusi, tra questi, il colonnello Salvatore De Maria, promosso in campo prima da sergente maggiore a sottotenente e poi a colonnello, per avere guidato tra il 21 e 22 maggio 1915, l’85° Reggimento di Fanteria, dove trovò una resistenza inaspettata e imprevedibile; Salvatore De Maria che, nonostante la ritirata, continuò a sparare contro il nemico per non lasciare allo stesso le armi in campo, come riportato su WALL STREET INTERNATIONAL, dal nostro scrittore mamertino Salvatore Giuseppe Vicario, con documenti inediti di prima mano.

Sulla storica vetta del Pasubio, molti scritti sono stati rinvenuti anche attraverso i diari di campo dei soldati e ufficiali, letti da numerosi storici italiani e austriaci che considerano il sistema difensivo italiano dall’Adamello al Piave, una roccaforte incrollabile, un pilastro della linea avanzata, ma dove si ebbero perdite incalcolabili di vite umane. Una lotta cruenta da ambedue le parti dove si registrarono atti di straordinario eroismo che ispirarono numerosi canti e leggende.Numerosi gli episodi del secondo conflitto mondiale riferiti direttamente dal nostro amato direttore didattico Vincenzino Orlando, in particolare accaduti a Cassino, per averli egli stesso vissuti personalmente quando tutti i soldati dei due schieramenti erano sbandati durante la ritirata e non avevano più un comando, né una guida e non sapevano se dovevano o potevano ancora fare fuoco ovvero uccidersi a vicenda. E poi quanti ritratti sulle pareti della nostra storica sede associativa che ricordano i nostri cari, sangue del nostro sangue che non tornarono mai più, mentre chi fece ritorno dopo essere passato per l’inferno di quelle sanguinose guerre, come tornò? E quale fu il prezzo pagato dagli orfani o dai figli dei reduci e combattenti? E tra quelli ancora, ce ne siamo in tanti, c’è anche chi vi parla.

Sono i nostri padri e i padri dei nostri padri, siamo noi che dobbiamo volere la pace con la volontà di compiere il nostro quotidiano dovere di buoni cittadini per tutelare la pace. Noi ricordando questi tristi episodi ogni anno nel giorno del 4 novembre vorremmo augurarci che non si ripetano mai più. Ma perché tutto questo accada a ciascuno di noi viene chiesto di ricordare quale prezzo è stato pagato per avere quella libertà di pensare, di agire, di camminare, partire e rientrare senza che un regime totalitario possa impedirci di poterlo fare; e poi ancora una considerazione, una sola, esiste la volontà, in ciascuno di noi, di fare e non fare e solo la buona volontà potrà salvare il mondo. Rendiamo onore, dunque, ai nostri soldati che portano un nome inciso in ogni lapide e anche al povero milite ignoto! Solo attraverso la memoria potranno trovare la pace e che la loro morte abbia avuto un senso attraverso la quale a tante generazioni è stato possibile percorrere la strada della vita in piena libertà.


 


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