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 lunedì 6 novembre 2017

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SAM 2017: settimana mondiale per l’allattamento - Sosteniamo l’allattamento INSIEME!

di Redazione


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È passata oltre una settimana dalle fatiche che “Le Mamme di Peter Pan” hanno dovuto affrontare per dar rilievo, a Messina e a Milazzo, a questa “ricorrenza”. Ho preferito far passare alcuni giorni prima di scrivere qualche riflessione sull’evento e su come lo abbiamo vissuto... su come l’ho vissuto. Sì, perché non si è trattato solo di “organizzare” dal punto di vista logistico (francamente molto faticoso, quasi estenuante, se consideriamo che molte di noi “organizzatrici” abbiamo agito con giovanissima prole al seguito e che ci siamo adoperate in varie mansioni), dicevo, non si è trattato solo di “fare materialmente”, si è trattato di ESSERCI con il cuore e la volontà di chi crede in una causa e cerca il modo per trasmettere un messaggio senza essere presuntuoso, saccente o in qualche modo impositivo.

Tenersi sul concetto di INSIEME, ribadito dal tema della SAM, ci ha costretto a contenere gli egocentrismi e andare verso gli altri e con gli altri. Le emozioni di quelle due giornate vissute intensamente tra di noi Mamme di Peter Pan e chi ha voluto essere con noi sono state tante, ma le emozioni hanno bisogno di sedimentare, di trasformarsi in pensiero razionale e portare frutti concreti, altrimenti restano elementi volatili che si esauriscono nel giro di qualche ora, appena chiuso il circo. I ringraziamenti li abbiamo già fatti e li ribadiamo. Le mamme di Peter Pan nel tempo hanno acquistato credibilità, lo dimostrano le presenze alla SAM e la volontà di tanti professionisti a collaborare con noi. Ciò comporta un grado altissimo di “responsabilità” da parte nostra. La consapevolezza di essere “un gruppo di sostegno tra pari” sul territorio e di essere riconosciute come tali ci richiama alla serietà, al dovere di formazione continua, alla necessità di riferirsi sempre alla “rete calda” di cui siamo un piccolo, ma fondamentale anello.

Dicevo poc’anzi del “dovere di formazione continua”. Negli anni scorsi, abbiamo creato per noi stesse tante occasioni formative, abbiamo avuto modo di conoscere grandi professionisti, formatori di eccellenza, persone eccezionali che ci hanno trasmesso non solo il loro sapere, ma anche il loro modo di “essere”. Grandi esempi a cui ci riferiamo continuamente (sperando di rendergli merito), da qualche anno ci siamo fatte promotrici di un percorso formativo per “peer counselor” a beneficio di donne che hanno manifestato la volontà di essere a loro volta di aiuto. Siamo state felici di avere tante adesioni e tanto desiderio di “darsi per la causa”, ma per essere una “Peer counselor” in allattamento non basta frequentare un corso secondo il protocollo OMS/UNICEF di 20 ore (sicuramente di grande valore) non significa dire a una mamma cosa e come fare, né vuol dire entrare nella sua sfera intima e decidere come deve essere per lei l’esperienza dell’allattamento.Essere una “peer counselor” significa lasciare la presunzione di salvare il mondo e tenere l’umiltà di fermarsi davanti alla libera scelta informata delle mamme, vuol dire scendere il pulpito della acquisita e mettersi in ascolto. Significa considerarsi parte di un INSIEME di sostegno di una “rete”.


 


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