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 venerdì 3 novembre 2017

MESSINA

Giacomo Rotondo costruì… “una strada senza nome”

di Armando Russo


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Da Mortelle in poi, sorpassati i lidi, gli accessi al mare sono chiusi dai cancelli delle ville costruite negli anni sessanta; tutti meno uno, una strada larga che scende dritta verso il mare. Una strada senza nome. Forse è per questa ragione che nessun operatore ecologico del Comune si reca mai sul posto. Stat rosa pristina nomine, e se il nome non c’è, la strada non esiste. Devono pensarlo anche i bagnanti stagionali, che per ritrovare il percorso verso la strada che non ha nome marcano il territorio con i loro rifiuti. I residenti, perché la zona è abitata, si organizzano da soli: muniti di guanti e sacchetti, fanno dei turni per la pulizia volontaria.

La strada senza nome ha una storia, che s’intreccia con la storia di chi l’ha costruita: Giacomo Rotondo, un padre di famiglia e un lavoratore. La sua storia è oggi raccontata dalle figlie Antonella e Patrizia, perché lui ha concluso il suo viaggio nel febbraio del 2002. Nel 1964, Giacomo vive in una casetta in campagna, in Contrada Serri, insieme alla moglie Caterina. La strada che passa da quelle zone è poco sicura e in una fredda e piovosa sera d’inverno un automobilista finisce in un canalone. Giacomo, nonostante abbia la febbre alta, si veste e sotto la pioggia battente va a prestare soccorso, traendo in salvo il malcapitato. Dopo qualche anno, Giacomo decide di costruire una casa più grande su un terreno non lontano, situato a valle della S.S.113, poco dopo il tredicesimo chilometro, da dove un viottolo sterrato conduce a terreni ancora da spianare e bonificare. Giacomo inizia la costruzione della casa, ma non ha dimenticato l’automobilista caduto nel fosso e così si dedica anche alla realizzazione di una strada di accesso, larga e sicura, che serva anche le altre case nel frattempo sorte sui quei terreni.

Giacomo costruisce la strada ponendo sul fondo grandi pietre e coprendole con ghiaia e cemento; non ha frequentato il liceo, ma ripercorre ugualmente i passi di una scienza antica, quella che secoli prima aveva permesso ai romani di costruire strade solide e sicure che collegavano il punto di partenza a quello di arrivo con il tragitto più breve possibile. Anni dopo, su quelle pietre che garantiscono la solidità della strada nonostante il fondo sabbioso, viene gettato un manto di asfalto. La strada è di uso pubblico, ma resta senza nome.

La richiesta di intitolare questa strada a chi l’ha costruita è stata respinta dal Comune di Messina, nonostante il parere favorevole del consiglio di quartiere. La delibera della commissione per la toponomastica non spiega le ragioni del rifiuto: però, è significativo che in mezzo a tante proposte accettate, dove i candidati avevano qualifiche illustri (musicista, scrittore, prefetto) sia stata respinta quella in memoria di un persona che a suo merito poteva vantare solo il titolo di cittadino. Giacomo Rotondo non era un personaggio illustre: però era un “civis”, un cittadino attivo che ha costruito una strada, sulla quale oggi tutti possono passare.

Intitolare una strada serve a ricordare l’identità culturale e la storia di una comunità. Essere cittadini, nel senso pieno della parola, lavorare per migliorare il luogo dove si vive, per far stare bene la propria famiglia, ma al tempo stesso condividere anche con gli altri i frutti del proprio lavoro, fa parte della nostra identità culturale storica e speriamo che continui a fare parte anche di quella futura; per questo è bene ricordarlo alla memoria collettiva.


 


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