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 sabato 21 ottobre 2017

LETTERA APERTA

Ponte sullo Stretto, CittadinanzAttiva propone l'indizione di un referendum

di Redazione


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Magnifici rettori, le vicende che hanno riguardato la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina ci hanno ulteriormente convinto che le decisioni che riguardano la Sicilia e i siciliani vengono prese in altre sedi e passano sulla nostra testa, da sempre buoni ascari di giolittiana memoria. Qualche breve ricordo per dimostrare tale assunto. La possibilità di poter realizzare il ponte sullo Stretto di Messina cominciò ad assumere concretezza quando un illustre messinese, l’on. Pancrazio De Pasquale, allora presidente della Commissione per la politica regionale e l’assetto del territorio del primo Parlamento Europeo, presentò, in data 23 febbraio 1983, e fece approvare da quella istituzione la risoluzione che aveva come oggetto “progettazione di un collegamento stabile sullo stretto di Messina”.

II Parlamento europeo lo approvò, come suggeriva De Pasquale, con queste motivazioni “A) conscio dell’importanza che riveste per le zone periferiche e insulari un collegamento rapido ed efficiente con le aree centrali della Comunità; B) sottolineando le conseguenze positive di una moderna struttura di trasporto quale fattore di sviluppo regionale, economico e sociale, cosi come peraltro previsto nell’ambito della stessa politica regionale comunitaria; C) convinto che una adeguata soluzione al problema del collegamento fra la Sicilia e il continente sia nell’interesse di tutta la Comunità, affinché vengano superate al suo interno quelle strozzature che incidono gravemente su un’effettiva integrazione dei mercati”. L’approvazione di tale risoluzione consentì di completare il Corridoio 1, Berlino-Palermo, con la necessaria realizzazione del ponte sullo Stretto.

Sostanzialmente, da allora, tutti i Governi nazionali si dichiararono favorevoli alla realizzazione dell’opera. Poi venne Prodi, presidente del Consiglio, che, pesantemente condizionato dall’estrema sinistra della sua maggioranza, dichiarò che l’opera non era prioritaria, dopo aver sostenuto, come presidente dell’IRI, esattamente il contrario, cioè che era prioritaria, mettendo addirittura a disposizione i fondi ex Fintecna per la sua realizzazione. Il prof. Monti, allora presidente del Consiglio dei Ministri, ha avuto modo di dichiarare: “Con la Tav si genera lavoro e occupazione sul territorio e non solo. Molte manifestazioni di disagio sociale sparse in Italia troverebbero altre motivazioni in una penisola e in un’economia senza l`aggancio all’Europa, che deve essere anche fisico attraverso le infrastrutture di collegamento”.

Ovviamente, sono affermazioni pienamente condivisibili, ma, al contempo, non possiamo non sottolineare la plateale incoerenza del professor Monti quando si smentisce decidendo di impedire la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. La conclusione è che per lui, e purtroppo anche per molti nostri conterranei più o meno illustri, le infrastrutture di collegamento con l’Europa sono necessarie e utili soltanto quando riguardano il Nord del Paese, edallora si possono attivare finanziamenti a fondo perduto, fondi pubblici dello Stato e dell’Europa, e quant’altro necessario, ma non lo sono assolutamente quando queste opere riguardano il Sud.

A questo punto, abbiamo l’obbligo di domandarci perché nessun siciliano ha preso posizione quando Tajani-Vendola-Fitto-Emiliano hanno imposto di realizzare l’innaturale asse Berlino-Napoli-Bari-Malta-Oriente, bloccando a Napoli l’alta velocità e tagliando fuori dagli itinerari europei le regioni del Sud? Pertanto, sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto è necessario finalmente dare la parola ai siciliani, dopo averli informati il più oggettivamente possibile, indicendo il conseguente referendum popolare. A formulare tale proposta, ci convincono due considerazioni. La prima che solo le grandissime opere possono cambiare il destino dei popoli. Così è stato per l’Inghilterra vittoriana con le ferrovie e per gli Stati Uniti di Lincoln con la transcontinentale.

La seconda quanto sostenuto da un altro illustre messinese, il prof. Gaetano Silvestri, allora rettore dell’Università di Messina, e che poi sarà presidente della Corte Costituzionale.... Le grandi opere infrastrutturali e il loro rapporto col territorio costituiscono un tema spesso oggetto di appassionati dibattiti che non riescono a sfuggire alle secche delle ideologie di questo o di quell’altro segno. Della ideologia che in qualche caso chiamerei ‘post futurista’, ossia di quella che vede nel nuovo, nella tecnica, necessariamente il buono, e della ideologia che io chiamerei ‘post medievalista’, che invece, vede in qualsiasi incisione sul territorio un male assoluto e non bilanciabile. In verità, una opinione pubblica ragionevole e informata, in questo senso coadiuvata da soggetti istituzionali dell’Università, dovrebbe potere valutare con estrema attenzione il rapporto costi-benefici di una infrastruttura, chiedendo che tale criterio di valutazione sia esteso a tutto il territorio interessato dall’infrastruttura stessa […]”. Siamo convinti che le vostre Università abbiano gli strumenti adeguati per dare risposte a quanto auspicato dal prof. Silvestri. Poi, la parola dovrebbe passare ai siciliani, ma il futuro presidente della Regione indirà il Referendum che auspichiamo? Questo lo vorremmo sapere ora dai candidati.

Franco Providenti e Pippo Pracanica di “CittadinanzAttiva”


 


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