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 mercoledì 23 agosto 2017

LIBRI

Un prezioso volume di Guglielmo Scoglio

di Alfonso Saya


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Guglielmo Scoglio, dopo aver dedicato decenni di studio appassionato, alla Storia del suo Paese natio, Monforte San Giorgio, piccolo centro, ma, grande per lo spessore della sua Tradizione secolare, che affonda le sue radici nella religiosità, specialmente, dopo il Concilio di Trento, e ha dato ai suoi cittadini una forte identità, ha sentito l’obbligo di dedicare un Opera, al più illustre dei suoi concittadini, Stefano Tuccio, seguendo una ricca bibliografia.Chi scrisse di Lui per primo fu il prof. Benedetto Soldati, nel 1908, con la sua eccellente pubblicazione, “Il Collegio Mamertino e le origini del Teatro gesuitico”. Quest’opera diede l’input a un suo concittadino, Giorgio Calogero, per scrivere un libro su Tuccio, pubblicato nel 1919, sponsorizzato dall’Amministrazione Comunale di Monforte. In queste pubblicazioni, vi era una grave lacuna, non era stato messo in luce il Tucci Teologo. Questa lacuna è stata, esaustivamente, colmata dal sacerdote Giuseppe Giorgianni, prestigioso docente di Lettere al Liceo Maurolico, che io ho avuto il piacere di conoscere e stimare.

Furono pubblicati numerosi contributi su Tuccio Drammaturgo, mentre fervevano in Italia, le ricerche sul Teatro gesuitico, da parte di una studiosa romana, Mirella Saulini che, 2006, guidò a Monforte un convegno su Tuccio, organizzato da Giuseppe Gullo col Patrocinio del Comune. Il nostro prof. Guglielmo Scoglio, incominciò a occuparsi di Stefano Tuccio, quando è stato incaricato dall’Amministrazione Comunale di Monforte di presentare agli alunni della locale Scuola Media, in una videoconferenza, l’illustre concittadino. Constatando che il medesimo era confinato nell’ambito ristretto degli studiosi e non erano stati chiariti tutti gli aspetti, si è deciso a scrivere questo prezioso volume che ha voluto dedicare “in onore a Papa Francesco primo Papa Gesuita”, per divulgarne la figura e per sottolineare la santità della sua vita e proporre la sua canonizzazione, affinché sia annoverato nell’Albo dei Santi e ascendere alla GLORIA degli altari.

La sua santità fu attestata dal popolo romano e dal pontefice Clemente VIII, gli attribuirono dei miracoli e furono considerati tali le conversioni prodotte dalle sue Opere Teatrali. Interessante il Capitolo IV che si occupa dell’influenza che ebbe Tuccio nelle Opere di Caravaggio e di Shakspeare. L’autore si dice lieto di avere pubblicato questa sua opera nell’anno in cui si ricordano i 500 anni della Riforma di Martin Lutero, poiché l’impegno di Stefano Tuccio deve essere inquadrato nel difficile periodo della Controriforma. Il grande gesuita suo illustre concittadino ha, strenuamente, combattuto la dottrina di Lutero che nega il libero arbitrio, afferma che la ragione è opposta alla Fede e deve essere uccisa e sepolta.


 


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