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 venerdì 14 luglio 2017

MICRORACCONTI

Cronaca di un giorno d’estate

di Domenica Timpano


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Oggi, non sono andata a mare. Il vento impetuoso e le nuvole che si sono addensate hanno mostrato un volto inedito dell’estate. Ma non sono andata, soprattutto, perché lui è morto. Abitava in fondo alla strada e le grida della figlia, in un’estrema ricerca d’aiuto, hanno raggelato l’aria intorno. Poi, la notizia sulla bocca di tutti: “Michele è morto!

Un andirivieni laggiù, occhi stralunati, increduli, rossi per le lacrime. Michele è morto!” Una notizia che, in un mattino d’estate, ha fatto subito il giro del Paese. “Che strazio all’improvviso… la moglie poverina... i nipoti che adorava!”, commenta la gente. Poi, i funerali e un prete che dice: “Una chiesa così stracolma, in un giorno d’estate... doveva avere tante qualità!”. Mi ritrovo in seconda fila, per un posto a sedere, a contatto diretto con lui, limitato in una bara, coperta da rose rosse. Mi ritrovo a contatto con una realtà che mi ha sempre sconvolta: la morte!

E ripenso le sere d’estate. Tante, passate in allegria. Ricordo la sua generosità, le chiacchierate tra un cornetto caldo e una vodka e la sua particolare fisionomia. La prestanza fisica maestosa, la barba incolta e gli occhi grandi, del colore dell’ardesia, me lo facevano assimilare al mitico fondatore della mia Città. “Michele è morto!”.

Resterai nei nostri cuori per sempre”, riporta una scritta su un manifesto appoggiato sul cancello del mio cortile. La gente legge e si asciuga gli occhi, passando lungo quella stradina. Mi allontano dal Paese in cerca di sollievo. Non riesco a dominare la commozione se rimango qui. Ritorno a casa solo a tarda sera, preda ancora della tristezza. Il piccolo Roger mi viene incontro scodinzolando. Dalla festa che mi riserva capisco che gli sono mancata. Povera bestiola!

Oggi, mi sono distratta da lui. Per dare pace ai miei sensi di colpa, gli metto il collare ed esco, per un breve giro. Incontro gli amici del gruppo seduti, a circolo, nel cortile. Percepisco i loro discorsi. Capisco che hanno voglia di neutralizzare la tristezza. Senza guardarsi negli occhi, progettano ancora grigliate...

Trascinata dal mio cucciolo, giro l’angolo della strada. Dalla piazza del Paese giungono note di una musica allegra. Leggo il programma affisso sui muri “Serata di liscio e latino americano”. Vedo la gente, tanta, che si dirige a frotte in piazza per ballare. Sento un nodo alla gola. Mi torna in mente una frase sentita troppo spesso, per me abusata: “La vita continua”.

Eh sì, penso… continua la vita per ubriacare le menti, per attutire il dolore, per fare dimenticare che Michele è morto. E aveva solo cinquant’anni!


 


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