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 venerdì 7 luglio 2017

RIFLESSIONE

Associazione “Scienza e Vita”: Charlie Gard. Non sempre si può guarire, sempre si può curare

di Redazione


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L’Associazione “Scienza e Vita” esprime il suo dissenso con la decisione dei medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, avallata dai giudici inglesi e dalla Corte Europea per i Diritti Umani, di sospendere la ventilazione assistita al piccolo Charlie Gard. Data la sua rara e grave patologia mitocondriale, Charlie, privato dei supporti vitali, morirà in brevissimo tempo.Esistono situazioni cliniche nelle quali l’insistenza nel praticare interventi e trattamenti medici e chirurgici non è ragionevole o perché del tutto ininfluenti ai fini del sostegno di una vita che ormai si sta spegnendo o perché sono essi stessi causa di inutile sofferenza. Charlie, però, non è terminale, né – a quanto è dato capire – ventilazione, nutrizione e idratazione artificiali sono per lui tanto gravose da consigliarne la sospensione. Perché, allora, un bimbo gravemente malato, pur avviato a un esito infausto, dovrebbe essere fatto morire in anticipo sottraendo presidi vitali indispensabili?

La giustificazione dell’irrevocabile sentenza di morte che ha colpito Charlie è che questo sarebbe il suo “miglior interesse”. S’intravede, dietro questa decisione, un atteggiamento mentale che sta inquinando alle radici la pratica medica, le legislazioni e il sentire diffuso: l’idea che gli esseri umani con bassa qualità di vita abbiano una dignità e un valore inferiore agli altri e che sia irragionevole sprecare per essi preziose risorse che potrebbero essere destinate altrove. È la cultura dello scarto di cui il caso Charlie è diventato tragico simbolo.Charlie è affetto da una patologia ancora inguaribile, ma dove non si può guarire si può curare e dove le terapie non possono incidere positivamente sulla condizione ineluttabile di un paziente resta il dovere di accompagnarlo, nel migliore dei modi, sino alla fine. In un caso disperato come questo, tentare una terapia sperimentale e incerta negli esiti, ma – a quanto pare – scientificamente fondata, poteva rappresentare un’ultima possibilità per attenuare i sintomi più gravi e rallentare il progredire del quadro verso la morte. Neppure questa possibilità è stata concessa al piccolo Charlie.

Vogliamo esprimere profonda e sofferta vicinanza ai genitori di Charlie. Hanno accolto il loro bambino malato con amore, lo hanno circondato di cure, hanno lottato per la sua vita. Adesso, viene negata loro, persino, la consolazione di farlo morire a casa. Capita, purtroppo, nella pratica clinica, che i genitori debbano talora arrendersi di fronte alla inesorabilità di una malattia dei loro figli ed è compito dei medici condurli ad abbandonare speranze illusorie, ma in questo caso i due genitori sono stati esautorati da ogni decisione su come e dove e quando lasciar andare la mano del loro bambino.Di fronte a una situazione così drammatica, sentiamo l’esigenza di riaffermare con vigore che la vita di ciascun essere umano è un diritto fondamentale e inviolabile e che ogni intervento medico deve essere orientato alla sua tutela e promozione, nel pieno rispetto della dignità della persona.


 


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