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 giovedì 15 giugno 2017

IL “VIAGGIO”

Pellegrinaggio Misserio – Tindari

di Redazione


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Il nostro non è solo un pellegrinaggio come tanti ce ne sono in tutte le parti del mondo, piuttosto è un viaggio o meglio “il viaggio”, quello che ricongiunge ogni anno, spiritualmente, i figli di Misserio alla Mamma Celeste, a quella Madre il cui manto, da più di due millenni, avvolge e protegge tutti, grandi e piccini, poveri e ricchi. Tutto comincia nel lontano 1690, anno in cui l’archimandrita della baronia di Savoca per debellare l’invasione di cavallette provenienti dalla Libia, che aveva causato gravi danni all’agricoltura, organizzò un pellegrinaggio per chiedere la grazia alla Madonna Bruna. Si ha notizia, in seguito, che gli abitanti di Misserio usassero andare a piedi scalzi al Tindari per penitenza o per chiedere una grazia, un’usanza questa che si è tramandata fino a qualche decennio fa. Da un documento ufficiale rilasciato dall’archivio storico di Firenze, depositato anche al Santuario del Tindari, si rileva che un primo pellegrinaggio è stato annotato nei registri del Santuario, nel 1890.

In tanti, come oggi, in pochi come in quegli storici anni, sempre spinti dallo stesso sentimento di amore filiale. Si parte l’ultimo giovedì di maggio al suono festoso delle campane della nostra Chiesa e rallegrati dalle note del canto tradizionale della piccola banda. I passi accompagnano la preghiera, un’ora, due, tre. Non ci si accorge neanche, è ancora troppo presto: la prima sosta Firricchiu. Si arriva attraversando il greto del torrente tra rovi e sterpaglie, verso le ore 19.00, dove ci si rifocilla e ci si riposa come si può… qualcuno in macchina, qualcuno in tenda attorno a un fuoco scoppiettante.

L’appuntamento, quello importante, è per le ore 20.30. È un momento toccante, sentito da tutti quando ci si riunisce attorno alla piccola icona con il sottofondo naturale del frinire delle cicale, si recita cantando il Rosario in dialetto. Poi, ci si riposa solo un paio d’ore perché alle ore 02.00 si riparte per la parte più irta di tutto il viaggio, più difficoltosa la salita di Grotta Campana, poi, attraverso strade di campagna, si arriva al Paese di Bafia, nel Comune di Castroreale, quindi Rodì Milici, poi Mazzarà e, dopo ancora, Falcone. Poi, finalmente, dopo le ultime curve si raggiunge il Santuario. Quest’anno, il pellegrinaggio si è svolto dal 25 al 28 maggio, ha coinvolto tutti gli abitanti del Paese a cui si aggiungono ogni anno gli emigrati che tornano per l’occasione da Milano, Torino e qualcuno anche dall’estero.



 


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