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 mercoledì 7 giugno 2017

IL TACCUINO DI NUCCIO FAVA

L’inquietudine di Londra dopo l’attentato alla vigilia delle elezioni. A Roma scarica barile sul voto anticipato

di Nuccio Fava


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Lo sgomento e il dolore restano invincibili e cresce l’inquietudine per l’attentato – ancora a Londra – alla vigilia di nuove elezioni. Anticipate per discutibile scelta del premier, signora May, superficialmente certa di accrescere il consenso ai conservatori e rafforzare la trattativa sulla Brexit. Le cose non sembrano andare nella direzione auspicata dalla May, apparsa restia ai faccia a faccia in TV, appesantita dall’eccessivo appiattimento su Trump e le sue discutibili iniziative, forse non troppo apprezzate specie dopo l’uscita degli USA dall’accordo di Parigi sul clima. Anche la politica può avere rovesciamenti di prospettive, in tempi brevi, e, comunque, saranno gli elettori a decidere. A Roma, continuano le baruffe sul “tedeschellum”, che di sicuro complicano e rendono più ardua la comprensione di quanto accade da parte dei comuni cittadini che saranno, in ogni caso, in Italia chiamati a un voto anticipato. Non si spiegherebbe, altrimenti, questa maratona massacrante durante il tempo di Pentecoste. Avrebbe potuto rappresentare tempo prezioso di riflessione e di ricerca non banale e propagandistica, ma per interrogarsi laicamente sul corso misterioso della storia, sui veri bisogni del Paese e le domande autentiche di maggiore solidarietà e giustizia senza le quali non c’è vero sviluppo interno e internazionale.

Il presidente Gentiloni non combina danni e stramberie e si barcamena come può. Una sorta di Pilato che rinuncia a scegliere. Si rimette alle decisioni del suo partito, ribadendo la piena osservanza delle proprie responsabilità istituzionali nella prosecuzione del lavoro e dei compiti che il Parlamento gli consentirà di compiere. Ci mancherebbe che avvenisse il contrario! Forse, però, un presidente del Consiglio, in una situazione grave e confusa come l’attuale, potrebbe non limitarsi a fare il notaio. Almeno, sul tema sconcertante delle elezioni anticipate a ogni costo. Sembrano quasi il puntiglio ostinato del leader confermato del Pd, alla ricerca di una personale rivincita, a ogni costo, nonostante la batosta referendaria e la fine ingloriosa del suo “porcellum”. Solo il sottosegretario Boschi e il ministro Lotti si muovono con pluriennale coerenza sulla stessa linea catastrofica del grande capo. L’ex ministro, ora potente sottosegretario, si muove come controfigura autorevole di Renzi, sua diretta rappresentante e come lui con disinvoltura pretende l’autorevole collocazione a Palazzo Chigi.

Analogamente, con devozione e fedeltà, dichiarava in tv che avrebbe seguito il capo sino alla fine, lasciando la politica nel caso avessero vinto i No al referendum del 4 dicembre. Gli italiani possono, invece, continuare a vederla accanto al presidente della Repubblica durante la sfilata del 2 giugno. Quanto a Lotti, i dubbi sui suoi comportamenti sulla vicenda Consip potranno risultare non penalmente rilevanti, ma continueranno ad aleggiare criticamente ombre inquietanti e mai realmente chiarificate di fronte all’opinione pubblica. Tanto più da parte di un ministro che dovrebbe risultare autorevole e credibile specie nei confronti dei giovani che amano e praticano lo sport con grande impegno.

Sono solo degli esempi che fanno comprendere, però, l’inutilità controproducente di tanto sforzo compiuto sulla nuova legge elettorale indispensabile, specie dopo la sollecitazione del capo dello Stato che ha detto a chiare lettere, sia pure nel suo stile equilibrato tanto da apparire fin troppo riservato nel sollecitare parlamentari e forze politiche. Ma leggendo dello scontro tra Angelino Alfano e Matteo Renzi è inevitabile avvertire un senso di scoramento. Non perché la polemica sia infondata, ma perché offensiva e smisurata: nessuno può dubitare che il segretario Pd dimissionario dal solo governo, facesse pressioni su Alfano per fare cadere il governo; ma ancora più sconsolante che le pressioni renziane fossero avvenute già a febbraio scorso e che il nuovo ministro degli Esteri si sia tenuto “in pancia” l’intimazione del segretario Pd per utilizzarla quattro mesi dopo allo scopo di squalificare l’avversario deciso a tornare a Palazzo Chigi in ogni modo.

Sono questi aspetti devastanti della politica, non meno della corruzione, della crisi della giustizia, del lavoro che allontanano dalla partecipazione civile anche i giovani e le donne. Colpiti da una crisi che procede lentissimamente verso un qualche miglioramento non incoraggiato in alcun modo, stenta, però, a trovare collocazione e prospettive rassicuranti nel mondo del lavoro e delle professioni. Per quanto indispensabile e urgente, tutto questo costringe i maggiori partiti a varare il “tedeschellum”, ciascuno con obbiettivi e motivazioni differenti, puntando soprattutto a elezioni anticipate che aggravano, inesorabilmente, tutte le nostre difficoltà e accentuano le preoccupazioni dell’Europa nei nostri confronti. Le forze politiche tutte rischiano di apparire inaffidabili, lontane dalla sensibilità della gente, tentata pericolosamente, ma comprensibilmente dalla rabbia, dalla paura e dalla accresciuta sfiducia verso i partiti e le stesse istituzioni.


 


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