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 lunedì 19 dicembre 2011

PERAGA DI VIGONZA – PADOVA

LA FIGLIA DELL’IMPRENDITORE SUICIDA: “VORREI TROVARE IL CORAGGIO PER DIRE QUALCOSA, MA HO IL CUORE VUOTO. CIAO PAPI!”.

di Lally Famà


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Gremita la chiesa della Sacra Famiglia, a Padova, per le esequie di Giovanni Schiavon, l’imprenditore edile travolto non dai debiti, ma dai crediti per circa 200 mila euro, che non gli hanno più consentito di portare avanti la sua azienda, in piena difficoltà finanziaria. Con un colpo di pistola, nel suo ufficio, ha dato fine alla sua esistenza, non avendo più la forza di proseguire in una vita angustiata da molteplici difficoltà.

Una commozione immensa, il solito caso di un imprenditore che in due righe, scritte su un foglio alla famiglia, ha riassunto tutta la sua disperazione con un “Non ce la faccio più”.

Abbandonato, anche, dalle banche che, anzi, hanno “infierito” perché non hanno voluto trovare, per il proprio cliente, una soluzione capace per non farlo giungere al tracollo finanziario e, dunque, all’estremo atto.

Vorrei trovare il coraggio per dire qualcosa, ma ho il cuore, completamente, vuoto. Ciao Papi!” – così, ha esclamato in chiesa la figlia Flavia, trafitta dal dolore, tra le lacrime.

Il parroco, nell’omelia, ha sintetizzato, così, sulla disperazione dell’uomo che “ha trovato solo porte chiuse”.

È il sistema che l’ha ammazzato – ha detto carico di rabbia, all’uscita dalla chiesa, un imprenditore edile – siamo in un meccanismo che stritola e che non funziona più. Bisogna mettere mano al patto di stabilità: io avanzo 120mila euro da un’azienda che mi ha pagato con assegni protestati e 200mila euro da un comune della provincia di Venezia che non so quando mi pagherà.

Come si fa ad andare avanti così?”.

è questo il 55° suicidio in Italia per il medesimo motivo, anche, se in pochi, sino ad oggi, ne hanno parlato e tanti altri imprenditori sono, già, quasi sull’orlo del fallimento.

Sappiamo tutti che non è il solito “sereno” Natale e.. mentre c’è, ancora, chi riesce a mandare in onda immagini di italiani intenti a comprare gli ultimi regali prima della “festa” per le vie ricche delle città, tanti lavoratori rimangono privi del proprio lavoro e del proprio stipendio, perché vittime di licenziamenti.


 


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