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 martedì 18 aprile 2017

RISARCIMENTO

Il Ministero della Salute dovrà risarcire chi ha subito danni da emotrasfusione con sangue infetto

di Redazione


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Il Ministero della Salute dovrà risarcire centinaia di persone che hanno subito danni da emotrasfusione con sangue infetto. L’ha deciso la prima Corte d’appello civile di Roma, i cui giudici hanno respinto un appello proposto dal ministero contro una sentenza emessa dal tribunale monocratico di Roma, nel 2006. I giudici hanno affidato a un separato giudizio la quantificazione dei danni biologici, morali e patrimoniali riconosciuti (che dovrebbero ammontare a un totale di almeno 30milioni). Tra le indicazioni in tema di diritto della sentenza, significativa la risposta al motivo di ricorso che vedeva il Ministero sostenere che, derivando il danno da una serie di trasfusioni, sarebbero state responsabili le singole Regioni in quanto depositarie dei compiti amministrativi in materia di salute umana e veterinaria.

Per i giudici il Ministero della Salute è tenuto a esercitare un’attività di controllo e di vigilanza, in ordine alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell’uso degli emoderivati, sicché risponde dei danni conseguenti a epatite e a infezione da HIV contratte da soggetti emotrasfusi, per omessa vigilanza sulla sostanza ematica e sugli emoderivati”.

Importante, poi, il fatto che i giudici hanno ritenuto presunta la responsabilità da contagio fin dall’anno 1979, stabilendo che il sangue e gli emoderivati somministrati agli ammalati non rispondevano ai requisiti di ‘pulizia’ e di igiene preventiva che avrebbero, sicuramente, impedito il contagio. In questo quadro di nuovi principi, “la sentenza offre spunti di riflessione, poiché pone dubbi molto seri sull’efficacia del sistema di farmacovigilanza”.


 


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