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 lunedì 13 marzo 2017

MESSINA

Villa Melania – Antico splendore, radici siciliane e progettualità territoriale

di Tiziana Santoro


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Ogni seconda domenica del mese, rivive l’iniziativa promossa da pro loco Messina Sud, dalla Fondazione “Salonia” e dall’Associazione “Comunità Zacle” che, congiuntamente, propongono un itinerario suggestivo lungo 7 km. Questa è la distanza che intercorre tra Forte Cavalli e Villa Melania. Il primo è un sito storico e paesaggistico situato a Larderia, la seconda è una Villa ubicata nell’area di Pistunina, adiacente a resti archeologici di età romana (IV e V secolo d.C.). Quest’ultima, oggetto di riqualificazione urbana e territoriale delle aree degradate di Messina Sud, rivive nel progetto dell’Associazione “Proloco” – “Il giardino del tempo ritrovato”. L’obiettivo è riportare la struttura al suo originario splendore tardo imperiale e creare 4 aree adibite alla cultura, all’incontro e alla condivisione della natura, sono la: superficie espressiva, la stanza del convivio, la piazza della lettura e la stanza dell’apprendimento.

A rendere accoglienti e funzionali le aree, concorrono alcuni elementi strutturali in legno: pannelli, vasche, spalliere arrampicanti per l’edera, tavoli e “panche abbraccia alberi”. La funzionalità non deve sottrarre spazio al decoro, da realizzarsi attraverso mosaici fatti con pittura per asfalti. A coinvolgere i visitatori è la bellezza del giardino, in cui coesistono le specie botaniche amate dai romani: edera, mirto, fresie, narcisi, rosmarino e alloro. Uno spazio deve essere preservato per valorizzare l’orto di lattuga, ravanelli e fagioli. Con questo progetto di riqualificazione, la pro loco vuole restituire continuità culturale e prestigio a Villa Melania, un tempo abitata da Santa Melania e dal Marito Valerio e, probabilmente, appartenuta alla Gens Valeria. Le notizie del suo antico splendore sono riportate dalla stessa Santa Melania nelle sue “Vite”, in cui la medesima accenna alla vastità degli spazi abitabili e alla magnificenza dei servizi.

Ma l’attenzione di Melania era tutta per il giardino: finestra sul mare, da cui poteva ammirare il mare e il veleggiare delle barche e, nello stesso tempo, il bosco con alberi di ogni tipo, popolato da cinghiali, cervi e daini. Dalla piscina, oltre al paesaggio, era possibile ammirare la bellezza dei marmi e 62 nuclei abitativi di immane bellezza; i cui resti sono stati trovati in prossimità della Villa, già nel 1991. Le ricerche archeologiche svolte da Giacono Scibona, Umberto Spigo e Giovanna Maria Bacci hanno restituito ai messinesi: 50 blocchi in pietra laica, resti murari, laterizi, un blocco e tre colonne di marmo di età tardo-imperiale. Al suo interno, Villa Melania ospita una mostra permanente etno-antropologica di arte contemporanea e degli antichi mestieri. Ampio spazio è dedicato alle opere del maestro Dimitri Salonia, fondatore della Scuola Coloristica Siciliana.

Il maestro, convinto che l’arte fosse insita in ciascuno, esaltava l’espressività dei bambini sopra ogni altra, perché innata, pura e inalterata. Più che il disegno, argine ad ogni forma spontanea d’arte, il maestro prediligeva l’uso del colore libero da ogni confine. I colori della Scuola Coloristica Siciliana erano i colori della Sicilia e del suo paesaggio: il verde, il blu, il rosso e il giallo dai toni accesi. I decori, quelli della tradizione, presenti sui carretti siciliani, sui pannelli dei cantastorie e nei teatrini delle opere dei pupi. Attraverso queste opere, si preserva eterna l’energia primordiale del popolo siciliano: le sue paure, la sua umanità insofferente, il conforto della natura e del paesaggio, la vitalità del mercato. A Villa Melania, l’arte convive con la tradizione, visibile attraverso l’esposizione di utensili, strumenti e suppellettili che testimoniano l’esistenza di antichi mestieri, svaniti con l’evolversi della società e il trascorrere del tempo. C’erano una volta in Sicilia: u saponaro, u filaturi, u tinturi, i cannizzari, i carrettieri, i fasciddari, i siggiari e molti altri.


 


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