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 venerdì 17 febbraio 2017

STORIA

È un “giallo” l’Annunziata di Antonello da Messina?

di Alfonso Saya


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Io credo – e vorrei sfatare i tanti misteri di cui si parla in uno studio di Salvatore Lentini, lasciandomi guidare dal buon senso, dalla Fede, dalla Tradizione e dai giudizi di alcuni storici – che il Capolavoro di Antonello non riserva alcun mistero, è, semplicemente, il ritratto – come sostiene la scrittrice Elena La Fauci Di Rosa, autrice di una splendida biografia, “Comunione col Divino” – della nostra grande Santa Compatrona, Eustochia Smeralda Calafato, di una “santa monaca” sua contemporanea e vicina di casa, che nacque nel 1434, quattro anni dopo di Antonello, quindi, si può dire, entrambi messinesi e coetanei.

Antonello abitava vicino al suo Monastero e non poteva passare inosservata – come afferma lo storico Intersimone –. Per questo, divenne inconsapevole ispiratrice del bell’ovale dell’Annunziata di Palermo. Bisogna tener conto, per avvalorare la tesi, che il grande pittore di tutti i tempi, per cui la nostra Città potrebbe andare ancora più orgogliosa, era così affascinato dallo spirito francescano da condividere gli ideali della nostra grande Santa. Difatti, prima di morire, nel suo testamento espresse di voler devolvere una cospicua somma di denaro per far celebrare mille Sante Messe in suffragio della sua anima e di voler essere sepolto, vestito del saio francescano, nel Convento di Santa Maria di Gesù. È controversa la questione dell’identificazione del convento, perché Antonello non lo specifica, non dice quale convento dei due, quello di Santa Maria sup. oppure quello di Santa Maria inferiore.

È verosimile – come affermano alcuni storici come il La Corte Cailler – che Antonello fu sepolto nel Convento della monumentale Chiesa di Santa Maria di Gesù inferiore, distrutta dal terremoto del 1908, si trovava dove ora si trova la Scuola elementare “Boer”. Non è, quindi, per nulla un “giallo” come si asserisce, un mistero come il “sorriso della “Gioconda”. Il nostro grande Pittore – e lo diciamo con tanto orgoglio, fieri di tanto nome – portò sempre nel cuore la sua Messina e la nostra grande Santa che la dipinse col suo pennello come dipinse la sua Messina – ripeto – negli sfondi dei suoi quadri.


 


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