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 lunedì 13 febbraio 2017

CATANIA

L’Educazione Civica oggetto di valutazione e quindi disciplina curriculare

di Redazione


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C’era una volta l’Educazione Civica…. Comincia così la storia di una disciplina scolastica, la cenerentola della scuola italiana, nata nella sala dei Parlamenti del Castello “Ursino” di Catania, ai piedi dell’Etna e sul Mare Jonio e, dopo tanti anni di solitudine e di trascuratezza, forse, potrà indossare l’abito della festa e ritornare a contare come disciplina scolastica e sarà oggetto di valutazione curriculare. Con questi auspici si è concluso il convegno dal titolo “L’Educazione civica ha sessanta anni”, celebrato a Catania, presso il Castello “Ursino”, nel ricordo del 36° convegno nazionale dell’“UCIIM” sul tema “L’insegnamento della Costituzione e l’Educazione Civica dei giovani” che ha avuto luogo nel medesimo Castello nei giorni 9,10 e11 febbraio del 1957 con la prolusione del sen. Domenico Magrì, già sindaco di Catania, dal titolo “La democrazia italiana e i compiti dell’educazione civica”, mentre il prof. Gesualdo Nosengo, fondatore dell’“UCIIM”, dopo aver letto il messaggio augurale del presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, ha sviluppato il tema dell’Educazione morale e l’Educazione alla libertà e, quindi, il pedagogista prof. Giovanni Gozzer ha presentato l’Educazione civica come motivo ispiratore e come fattore del rinnovamento della scuola italiana.

Nei giorni successivi, sono state affrontate tematiche specifiche della scuola ed il provveditore di Palermo, Lelio Rossi, ha presentato “La didattica dell’Educazione civica nella scuola elementare”; il prof. avv. Camillo Tamborlini ha indicato “Le prospettive di educazione civica nella nuova scuola secondaria” ed il prof. Carlo Perucci ha illustrato “La didattica dell’educazione civica nella scuola Secondaria Superiore”. Come si legge sugli articoli di cronaca, raccolti e documentati in un ricco dossier curato dal preside Giuseppe Adernò, presidente della sezione “UCIIM” di Catania, Gesualdo Nosengo ha concluso la sua relazione di sintesi dicendo: “Tali dichiarazioni saranno riordinate da un’apposita commissione che si riunirà a Roma domenica prossima e da esse saranno ricavate le richieste che saranno dirette al Ministero della P.I. al Governo, con nota ai partiti democratici.È intendimento del Consiglio generale dell’‘UCIIM’ operare in modo che l’insegnamento della Costituzione sia fattivamente introdotto nella scuola, come nuova materia per i discepoli”. Quanto auspicato è veramente accaduto e quei documenti di sintesi delle relazioni e delle conclusioni non rimasero semplici “atti del convegno” da archiviare, ma sono state tramutate in atti concreti a vantaggio della scuola italiana. L’anno successivo, con il DPR 585 del 13 giugno 1958, a firma del Capo dello Stato, Giovanni Gronchi, e del Ministro dell’Istruzione, Aldo Moro, si stabilisce che “I programmi d’insegnamento della storia, in vigore negli Istituti e Scuole d’istruzione secondaria e artistica, sono integrati con quelli di Educazione civica”.

Nacque così, nella scuola italiana, l’Educazione Civica inglobata nella cattedra di Italiano, Storia, Geografia, Educazione Civica, anche se conserva un valore interdisciplinare e appartiene a tutti gli insegnamenti e, quindi, dovrebbe coinvolgere tutte le discipline. Il prosieguo della storia lo conosciamo, la non completa applicazione dei principi enunciati nella prassi ordinaria, le nuove emergenze educative nelle diverse sfere e ambiti sociali: droga, devianza, legalità, salute, il cambiamento del nome in “Educazione alla Cittadinanza” e poi “Cittadinanza e Costituzione”, la piccola “Cenerentola” ha resistito anche senza l’abito della festa, come “materia autonoma”, senza voto sul registro, ma sempre presente nella progettualità formativa della scuola.

Testimone e custode del Convegno nazionale del 1957 è stato il preside Francesco Capodanno, storico presidente dell’“UCIIM” di Catania, sempre “maestro e guida” d’intere generazioni di docenti, ai quali ha saputo trasmettere l’idea e l’amore per una scuola-comunità che istruisce ed educa, insegnando a “saper guardare tutti e osservare a ciascuno”, valorizzando le risorse e i talenti di ciascuno, una scuola sempre vigile e attenta, specie verso quanti sono “bisognosi di particolari attenzioni”, espressione pedagogica che modifica il termine burocratico di “portatori di handicap”, ora sostituito con il termine “disabile”. Anche la presenza dell’ing. Angelo Magrì, figlio del sen. Domenico Magrì, hanno dato valenza e continuità storica ad un evento da non dimenticare.

Nel corso del convegno catanese del 10 febbraio, con la partecipazione del prof. Luciano Corradini, già sottosegretario all’Istruzione e presidente emerito dell’“UCIIM”, è stato ribadito che “La Costituzione deve ritrovare il suo posto centrale nella scuola”, come aveva insegnato Gesualdo Nosengo, in quanto i valori in essa proclamati e “predicati” sono principi di “diritti e di doveri” che i nostri padri costituenti ci hanno donato con saggezza e lungimiranza.Citando Giorgio La Pira, Pietro Calamandrei e Luigi Sturzo, il prof. Salvatore Latora, già presidente della sezione di Catania, ha guidato la riflessione sui sentieri dell’educazione politica, che rende viva e partecipata la formazione dello studente che sui banchi di scuola si prepara a divenire “cittadino”.

La “pedagogia della cittadinanza”, ben evidenziata dal sottosegretario all’Istruzione, Vito De Filippo, nel messaggio inviato ai convegnisti, e con convinta fermezza si ribadisce che l’Educazione civica va attuata come insegnamento vero e proprio e, quindi, inserita nel curricolo e valutata come le altre discipline. Nelle leggi deleghe di prossima emanazione, tale innovazione appare ben evidenziata e quando saranno approvate l’Educazione Civica e lo studio sistematico della Costituzione riavranno la dignitas che compete ai valori che la Carta costituzionale insegna e proclama.

Sono intervenuti al convegno il segretario regionale di “CttadinanzAttiva”, Giuseppe Greco, con la relazione “Cittadino di sana e robusta costituzione”, ed il prof. Renato D’Amico, dell’Università di Catania, promotore della “Biennale della Cittadinanza” che si è svolta a Catania nel 2016 e si riproporrà nel 2018, coinvolgendo tutte le associazioni del terzo settore che operano nel sociale per un concreto sviluppo del bene comune. La cultura della democrazia e della partecipazione s’insegna con le parole, ma s’impara facendo ed ecco la valenza del progetto del “Consiglio Comunale dei Ragazzi”, ideato e coordinato da 24 anni dal preside Adernò, che rende responsabili e attivi gli studenti nella scuola “piccola Città”.

Non si tratta di un gioco o di una finzione, ma di una vera lezione applicata che produce nuovi apprendimenti imparando a conoscere, studiare e vivere la Costituzione da veri cittadini e modificare i comportamenti nel rispetto dei diritti e dei doveri. Una rappresentanza di studenti dei “CCR” di Trecastagni e Sant’Agata Li Battiati, con la testimonianza delle ragazze sindaco, Marianna Vinciguerra e Irene Corsaro, di Elisabetta Tuccio e Francesca Sileci, hanno dato vitalità e concretezza agli enunciati teorici dei relatori. La presenza dei docenti della Sezione “UCIIM” di Piazza Armerina, con il consulente mons. Scarcione, degli studenti degli Istituti Tecnici “Marconi” e “Gemmellaro”, oltre agli studenti del “CIPIA 1” di Catania, ha reso efficace il convegno, che si è concluso con la relazione-testimonianza della prof.ssa Marilena Taormina, della Scuola media “Pluchinotta” di Sant’Agata Li Battiati, coordinatrice del “CCR” e sostenitrice convinta dell’insegnamento dell’Educazione Civica.


 


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