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 venerdì 10 febbraio 2017

CATANIA

Raccontare la festa di Sant’Agata. Dialogo tra sacro e profano

di Redazione


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I giornalisti dell’UCSI di Catania si sono riuniti per apportare il loro contributo al dibattito culturale e sociale della festa di Sant’Agata che vanta di essere la terza per importanza e partecipazione a livello mondiale. L’incontro, inserito nel programma cittadino dei festeggiamenti, ha avuto luogo presso la chiesa di “Sant’Agata La Vetere”, sorta sui luoghi del martirio e parte del trittico agatino, ove è custodito un sarcofago romano ed uno scrigno ligneo che ha contenuto le reliquie della Santa Martire prima della realizzazione del Busto reliquario e del prezioso scrigno d’argento, custodito nel Duomo di Catania.

Mons. Gianni Lanzafame, storico e cultore delle tradizioni agatine che esercita il suo ministero a Siviglia ha illustrato sul tema: “Barocco in movimento” l’originalità delle candelore che danno alla festa una dimensione di originalità ed un fascino di folclore. Nelle artistiche realizzazioni in stile barocco, gotico e neoclassico si manifesta la fede delle cooperazioni lavorative: panettieri, pizzicagnoli, pescivendoli, macellai, fiorai e ciascuna corporazione ha contribuito alla realizzazione dei pregevoli manufatti artistici che erano un tempo 23, poi 27 ed ora, a seguito delle vicende belliche e delle trasformazioni sociali, oggi sono 8 le candelore che fanno corona al fercolo di Sant’Agata.

Nella celebrazione della festa solenne che dura tre giorni, scandendo momenti e passaggi ormai consolidati dai protocolli del cerimoniale e dalle tradizioni popolari, si percepisce, ha detto don Paolo Buttiglieri, consulente UCSI Sicilia, una vera contaminazione tra sacro e profano, dove i due termini antitetici s’intrecciano nella liturgia della festa che celebra la profanità e la consacra nella preghiera devozionale. È possibile un dialogo tra le due dimensioni contrastanti? A Catania tutto ciò avviene, anche se qualcuno (e prete per giunta) ha definito la festa “non cristiana”.

Tale contaminazione si alimenta di devozione popolare e di consuetudini che nel tempo hanno reso suggestiva l’emozione dei fedeli al momento dell’apertura della cameretta, dove sono custodite le sacre reliquie, durante la Messa dell’aurora, ed il senso del possesso, del toccare, del sentirsi un tutt’uno con la Santa che guarda, sorride, e si rattrista, quando al termine delle due processioni viene custodita nella “cammaredda”

Il vicario episcopale per la Cultura, mons Gaetano Zito, da storico e archivista ha posto i termini del dialogo non tanto del sacro e il profano, bensì che tra la storia e la tradizione. La ricerca storica, infatti, pone dei paletti quando non trova documenti certi, mentre la tradizione costruisce eventi e fatti rendendoli tutti espressione di fede e di coinvolgimento popolare. Particolarmente significativa è stata la notazione di certezza storica degli eventi documentati relativi al martirio, ma non altrettanto documentati risultano i fatti connessi al trafugamento e al ritorno delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli. La cultura cristiana, normanna, e della Chiesa d’Oriente s’intreccia nei nomi, nella narrazione dei fatti che hanno acquisito valenza storica per tradizione, riportata nel tempo e documentata da affreschi e segni esterni.

Il racconto della festa nei suoi aspetti sociali e popolari è stato presentato dalla prof.ssa Maria Teresa Di Blasi, docente di Storia dell’arte, operatore della Sovrintendenza e membro del comitato dei festeggiamenti cittadini. Una festa ricca di eventi artistici, culturali, musicali e sportivi che coinvolgono la vita cittadina, che segna il tempo della città di Catania secondo la divisione tra “prima” e “dopo Sant’Agata”. Con dovizia di particolari la giornalista Rossella Jannello, vice presidente UCSI Sicilia, ha descritto l’innovazione apportata quest’anno al tradizionale programma, offrendo a diecimila fedeli l’opportunità di poter vedere l’interno della “cameretta” di San’Agata, sfatando i tanti misteri che hanno descritto le reliquie di Sant’Agata protetti da sette cancelli, galleggiante sulle acque del fiume Amenano.

La proposta di tenere esposte per tutto l’anno le sacre reliquie della Martire, presentata come segno di perenne devozione al di là della festa, contrasta con la tradizione che ha caricato di mistero il senso dell’attesa e della visione attraverso l’apertura del sacello e l’incontro con la Santa Patrona. La tavola rotonda introdotta e moderata dal presidente della sezione UCSI catanese, Giuseppe Adernò, ha man mano ampliato il fascio di orizzonte e si sono succeduti anche il giornalista Marco Pappalardo, addetto stampa della Cattedrale, il quale ha descritto le caratteristiche e i momenti “sacri” e liturgici della festa e come anche le processioni sono state vitalizzate dalla preghiera del rosario lungo il cordone. Anche l’uso dei social che rendono la festa immediata e comunicativa merita una speciale e diligente preparazione per evitare di far passare messaggi imprecisi e inopportuni.

Due giovani devoti: Giovanni Finocchiaro e Salvo Emanuele hanno testimoniato come un catanese vive l’intensità della festa religiosa, anche se intrecciata di folclore e di parallele attività commerciali, oltre che dall’armonia e dal fascino dei fuochi d’artificio. Altre problematiche di carattere economico e organizzativo dei portatori delle candelore, delle giornate di precedono la festa caratterizzate dalle candelore per i quartieri cittadini con soste presso i diversi esercizi commerciali, sono tutti elementi che colorano l’esteriorità della festa che resta pur sempre centrata sulla devozione religiosa per la Martire Agata, testimone di fedeltà e di amore a Cristo e alla Chiesa.


 


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