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 giovedì 26 gennaio 2017

DICCI LA TUA

Messina – Lettera aperta del sindaco Renato Accorinti

di Redazione


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Ogni volta che perdi o intravedi il rischio di perdere qualcuno o qualcosa, ti accorgi, all’improvviso, del suo valore. E ti svegli, prendi coscienza e riscopri la preziosa ed imperfetta bellezza della sua interezza, senza più concentrarti sui particolari, sui difetti che non sei mai riuscito ad accettare. Oggi, ci troviamo di fronte alla possibilità che il Consiglio Comunale voti la sfiducia all’azione amministrativa della Giunta Accorinti.Per questo, molti cittadini, anche quelli con posizioni critiche, si stringono forte a questa esperienza collettiva e la difendono da un atto di forza che vorrebbe porre fine ad essa in modo anticipato. La mozione di sfiducia mette a nudo quella “politica” che politica non è. Fa gola tornare, adesso, nel tempo del raccolto, dopo la durissima ed instancabile semina di questi tre anni e mezzo, fatta passo dopo passo, risalendo con fatica ed a mani nude quell’abisso dentro il quale la Città è stata sprofondata per decenni da sporchi affari e clientelismo.

Questo gesto mette a nudo quella politica che è solita agire non avendo scrupolo di compiere azioni nefaste per la Città di Messina, senza pensare neanche per un solo attimo alle conseguenze di un possibile ennesimo commissariamento, paralizzando, così, gli atti di rinnovamento e tutti i delicati processi in corso che hanno bisogno di continuità e cura. C’è chi vive dentro confini ristretti, avendo cura solo del proprio tornaconto di bottega, bramando le prossime elezioni, studiando a tavolino i propri posizionamenti, passando da uno schieramento all’altro in base agli accordi più vantaggiosi, senza nessuna idea o ideale. Io, “scusate, non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera”.

C’è, poi, chi prova a vivere il proprio ruolo in politica come un servizio, una missione, pensando a valori alti di comunità. De Gasperi diceva:Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alle prossime generazioni”. Certamente, non sono uno statista. Nel mio piccolo, cerco di agire col cuore nel cielo ed i piedi ben piantati per terra, col desiderio di dare intensità e profondità ad un cammino di comunità. Cerco di compiere lo sforzo emozionante di darci, tutti insieme, la possibilità di umanizzare la politica. Stiamo amministrando, impegnandoci a togliere le montagne di macerie, a rimediare all’immane disastro della macchina amministrativa, delle partecipate e dei bilanci. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo ricostruito le fondamenta, abbiamo creato la possibilità di fare le opere più importanti che cambieranno, per sempre, il futuro della Città. Siamo stati “concreti come dei sognatori”. Per questo, sono sereno pensando che, sfiducia o non sfiducia, sono, comunque, arrivati troppo tardi.

Noi abbiamo, già, vinto. Abbiamo, già, cambiato i connotati della politica, restituendo valore alla parola “politica”, provando a mettere al centro l’uomo ed il cittadino nei suoi fondamentali diritti a partire dagli ultimi. L’avvio di una rivoluzione culturale. Lo abbiamo fatto noi, liberi cittadini messinesi, società civile che ha scelto di compattarsi, non con vuoti slogan, ma con la pienezza e la forza degli ideali, fino a vincere un’elezione, sconfessando tutti i pronostici, irrompendo come un fiume in piena dentro il Palazzo, scardinando come arieti tutte le porte delle stanze del potere. Abbiamo fatto rinascere la fiducia nella politica, dimostrato che, davvero, nulla è ineluttabile, che tutto può essere ribaltato. Che anche, oggi, si possono fare le rivoluzioni. Che i sogni possono diventare realtà. Soprattutto, se sognati da una intera collettività. E questo è il senso di “Cambiamo Messina dal Basso”.

Abbiamo dato l’opportunità di riflettere a milioni di persone, in Italia ed in Europa. A loro abbiamo detto e diciamo ancora: “Noi non sapevamo che era impossibile, quindi, lo abbiamo fatto. Ci ha guidato l’Utopia, ora provateci anche voi!”. Ormai, niente sarà più come prima perché questa esperienza ha dato prova che si può realizzare l’irrealizzabile. Perché da una presa di coscienza collettiva indietro non si torna. Questa è la nostra vera vittoria. Nonostante i limiti, gli errori e le imperfezioni.


 


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