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 martedì 24 gennaio 2017

MESSINA

Incontro-dibattito “La Procreazione Medicalmente assistita tra Scienza e Diritto”

di Redazione


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Presso l’Aula Magna del Rettorato si è tenuto, nel pomeriggio del 20 gennaio, il Convegno dal titolo “La Procreazione Medicalmente assistita tra Scienza e Diritto”. L’incontro-dibattito, patrocinato dalla FIDAPA – Sez. di Messina in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza del nostro Ateneo, è stato accreditato presso il locale ordine forense quale evento formativo valido ai fini dell’aggiornamento professionale. Dopo i saluti della dott.ssa Nuccia di Gennaro (presidente della FIDAPA – Sez. di Messina) e dell’avv. Vincenzo Ciraolo (presidente dell’Ordine degli Avvocati) i lavori hanno visto impegnati, in qualità di moderatore, il dott. Alberto Marchese (Università di Messina) e relatori, docenti e specialisti di alto profilo umano e professionale.Le ragioni di questo convegno sono, innanzitutto, legate alla constatazione che il diritto deve occuparsi della cronaca” – dice Marchese, ed è sempre vivo ed attuale il monito di Salvatore Pugliatti secondo cui, di fronte ai fatti della vita “il legislatore non può restare inerte” e “quando la società e la storia bussano alla porta del giurista egli non può fingersi sordo o tentare [di] abituarsi al rumore per non subirne la molestia”.

L’incipit ai lavori è stato offerto da una lunga ed approfondita relazione del prof. Carlo Mazzù, ordinario di Diritto civile che, non lesinando spunti provocatori, ha messo in luce come le nuove tecnologie mediche di fecondazione assistita, fuori da un razionale controllo politico e normativo, hanno contribuito a realizzare una vera e propria “rivoluzione copernicana” della famiglia; non più intesa nel senso tradizionale – così, come propugnato, tra l’altro, dal legislatore costituzionale – ma quale “arcipelago frastagliato di più realtà tra loro eterogenee”. “La famiglia legittima si è disgregata e liquefatta” e la possibilità di ottenere un figlio in provetta “quando” e “come” lo si desideri acuisce la pregnanza di un fenomeno (sociale e giuridico) che è oggi sotto gli occhi di tutti; perché gli effetti dirompenti del fenomeno fanno sentire la loro eco nelle zone più delicate del sistema, dal diritto di famiglia a quello delle successioni; urge, dunque – conclude Mazzù – “un intervento normativo coraggioso che sappia dare regole certe, ma flessibili ad un settore così delicato dell’ordinamento”.

L’aspetto medico-clinico è stato, invece, approfondito dal dott. Francesco Abate, ginecologo, la cui fama ha varcato i confini dell’Isola; già direttore del Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliera “Papardo”, vero e proprio “pioniere” della procreazione medicalmente assistita sul nostro territorio, il dott. Abate ha esordito dicendo che “le tecniche di PMA sono una grande risorsa, ma vanno utilizzate con lungimiranza ed in aggiunta a politiche di sostegno alla maternità, pertanto – ha concluso Abate, riprendendo il titolo del suo intervento – la procreazione medicalmente assistita resta un’alternativa, ma non rappresenta, da sola, la soluzione al problema”. Del resto “le complesse metodiche procreative devono essere pur sempre valutate alla luce di un canone etico che funga da parametro e da guida”, con queste parole, in netta controtendenza rispetto alla possibilità d’interventi indiscriminati nel campo della procreazione assistita, ha esordito la prof.ssa Marianna Gensabella Furnari, ordinario di Filosofia morale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo peloritano, ove insegna Bioetica, Etica della comunicazione ed Etiche applicate.

La prof.ssa Gensabella, componente, tra l’altro, del Comitato Nazionale per la Bioetica, ha precisato, inoltre, che “molte e complesse sono le domande che la PMA pone e che non hanno ancora trovato un’adeguata risposta”. L’esigenza di una regolamentazione, che tenga conto dell’esperienza già maturata altrove in Europa, è stata al centro della riflessione della prof.ssa Aurora Vesto, docente di Diritto privato all’Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria che, con parole molto coinvolgenti, ha messo in luce “le difficoltà di configurazione giuridica delle tecniche di PMA quale metodo alternativo alla procreazione naturale”. In coda alle quattro articolate relazioni, tre interventi programmati volti a segnalare l’ampio spettro di tematiche e problematiche che involge la materia.

Il primo, affidato alla prof.ssa Elvira Ventura Spagnolo, docente di Medicina Legale all’Università di Palermo, ha avuto quale riferimento il tema del consenso informato nelle procedure di procreazione medicalmente assistita concentrandosi sul ruolo, assai delicato, svolto dal personale sanitario (medici ed ausiliari) nell’informare, correttamente, la paziente di tutti i possibili rischi del trattamento. A seguire, la riflessione della psicologa Erika Romano, la quale ha focalizzato la sua attenzione sul Tema della “transizione genitoriale e della resilienza per mancata procreazione”.

E, ancora, il dott. Alberto Marchese che ha messo in luce il delicato profilo di un utilizzo post mortem delle tecniche di PMA, evidenziando la delicatezza della questione che spinge ben al di là dei naturali “confini biologici” la possibilità di un intervento procreativo. In conclusione, una provocatoria “open question” affidata alla dott.ssa Annamaria Tarantino, vice presidente della FIDAPA – Sez. di Messina, relativa all’utilizzo estremo delle tecniche di procreazione assistita ha dato inizio ad un ampio ed articolato dibattito che ha visto impegnati i relatori, gli avvocati e il numeroso pubblico presente.


 


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