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 martedì 16 aprile 2013

IL BULLISMO

Anche a Messina il fenomeno pisco-sociale sempre più diffuso tra i giovani

di Barbara Cortimiglia


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Il bullismo rappresenta un grave problema sociale, educativo, personale, sinonimo di disagio relazionale, si manifesta prevalentemente tra adolescenti e giovani e, secondo le ultime ricerche, si sta diffondendo anche all’interno delle scuole elementari. Il triste fenomeno del bullismo è incomprensibilmente sottovalutato, ma tra i banchi di scuola è un evento in notevole crescita. È un’esperienza che i ragazzi vivono in un luogo che dovrebbe rappresentare uno spazio di crescita personale e psicologica dove condividere i vari saperi ed evolversi secondo le proprie inclinazioni, ma ultimamente sono, invece, sempre più frequenti i casi di maltrattamenti, furti, minacce, insulti e derisioni nei confronti di compagni più deboli che vengono coinvolti in una specie di gioco umano il cui fine è, intenzionalmente, quello di fare del male ad un’altra persona.

Pertanto, le vittime non sono solo i ragazzi che subiscono le prepotenze, ma anche coloro che mettono in atto tali azioni. Questi ultimi presentano gravi problematiche sociali e devianti e possono degenerare nella delinquenza e nella criminalità giovanile e adulta. Questi giovani sono a rischio di gravi quadri psicopatologici, le cui conseguenze sono, a volte, irreversibili. Il danno per l’autostima del soggetto leso si mantiene nel tempo favorendo l’instaurarsi di un processo di vittimizzazione correlata ad un quadro di tipo depressivo, in tal senso il ragazzo oggetto della prevaricazione, viene indotto a perdere fiducia nelle istituzioni sociali, quali la scuola, ma prima ancora la famiglia. L’origine multi-casuale del bullismo, confermato dalle ultime ricerche in merito, indica la famiglia e la scuola come luoghi privilegiati di attivazione di condotte adattive e disadattive. Non vi è dubbio che lo spazio familiare e certi modelli educativi favoriscano l’emersione e il consolidamento di caratteristiche personologiche che, più tardi con il tempo, divengono relativamente stabili.

Lo stile educativo adottato dai genitori, il loro atteggiamento emotivo, una madre empatica o meno pronta a rispondere “sufficientemente” o quasi ai bisogni del proprio figlio e, dunque, gli stili di attaccamento, il clima familiare, divengono elementi determinanti nella formazione del “concetto di sé e degli altri” che verrà poi utilizzato autonomamente da adulto nella relazione sociale, affettiva, lavorativa. Attualmente alcune ricerche individuano nello “stile educativo autorevole”, il modello più idoneo per la crescita equilibrata del figlio. Tali genitori riescono a conciliare un alto grado di controllo sui figli correlato ad una buona dose di affetto e di rispetto delle esigenze del figlio stesso, sono figure genitoriali aperte al dialogo, disposte anche a scendere a compromessi ascoltando le obiezioni della prole.

La scuola, in continuità con la famiglia nella lotta contro il bullismo, può e deve individuare le principali cause che conducono alle varie forme di prevaricazione, dunque, insegnanti, genitori e studenti sono chiamati insieme a realizzare un progetto comune basato su concetti-chiave della crescita personale e relazionale, quali il dialogo, l’ascolto e l’accoglienza.


 


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