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 sabato 26 novembre 2016

L’INTERVISTA

Palma di Montechiaro, meeting per “Educarsi alla Costituzione”

di Andrea Miccichè


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“CittadinanzAttiva” e consapevole: questo l’obiettivo di un gruppo di studenti universitari e giuristi in vista del referendum del 4 dicembre. Senza lasciarsi coinvolgere dalle diatribe partitocratiche, Salvatore Malluzzo ha organizzato un meeting, dal titolo “Educarsi alla Costituzione”, presso la Chiesa Santa Maria degli Angeli di Palma di Montechiaro, al quale hanno partecipato – in qualità di relatori – don Fabio Maiorana, Calogero Arcadipane, Emanuela Milanese, Salvatore Malluzzo, il dott.Alessandro Lentini e la dott.ssa Tiziana Triglia. Intervistiamo Salvatore Malluzzo, studente di giurisprudenza, alla fine del convegno, stanco, ma soddisfatto per la numerosa partecipazione di cittadini, volenterosi di approfondire il proprio bagaglio di cultura civica.

Com’è nata l’idea dell’incontro?

Organizzare un convegno che abbia ad oggetto l’educazione alla Costituzione, vuol dire far scoprire il testo costituzionale non come semplice legge fondamentale della Repubblica, ma, soprattutto, come una Carta dei valori che ci identificano e come uno strumento di tutela del cittadino. Spesso, della Costituzione si conoscono, principalmente, le norme che disciplinano i rapporti tra gli organi dello Stato e che sono specifico tema del referendum, ma è altrettanto basilare essere consapevoli dell’immenso patrimonio giuridico e sociale contenuto nella parte dedicata ai rapporti tra cittadini. Il nostro padre costituente, Piero Calamandrei, esortava i giovani ad accostarsi alla legge fondamentale come testimonianza del sangue dei martiri della libertà”.

Secondo lei, la Costituzione ha esaurito la propria attualità o ancora ha un potenziale da valorizzare?

La Costituzione non ha mai perso di vista la propria attualità. Sebbene sia stata redatta all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, contiene in sé un cuore giovane. È vero, alcuni concetti sono stati superati, ma il nucleo rimane intatto. Tuttavia – come tutti rileviamo –, davanti all’immenso potenziale della Carta sta l’incapacità o, peggio, la cattiva volontà della classe politica che ha lasciato lettera morta i fondamenti costituzionali”.

Al di là delle singole posizioni di fronte al quesito referendario, l’occasione di esprimersi sulla riforma ha contribuito alla formazione di una coscienza civica?

L’occasione referendaria è un momento di presa di coscienza del proprio essere cittadini: pertanto, è necessario orientare la propria libertà di voto secondo una coscienza formata. L’esercizio del diritto di voto – riconosciuto dall’art. 48 della Costituzione – è la più alta forma di partecipazione alla vita democratica del nostro Stato e costituisce, altresì, un dovere civico, una responsabilità nei confronti dei consociati. Per questo – come affermavo prima –, non basteranno mai gli incontri e i dibattiti anche in un ambiente ecclesiastico e con la partecipazione di un sacerdote, come avviene nel nostro convegno: la Chiesa cattolica ha contribuito a definire molte delle acquisizioni democratiche e dei valori contenuti nella Costituzione e la scelta del punto di vista della dottrina sociale offre spunti di riflessione per un’analisi completa delle opportunità che si aprono all’elettore il prossimo 4 dicembre”.

Se lei dovesse effettuare un sondaggio ed elaborarne i dati, cosa si aspetterebbe dagli italiani in tema di cultura costituzionale?

Purtroppo, le mie speranze su un voto consapevole e critico sono abbastanza poche. L’italiano, cosiddetto ‘medio’, è un soggetto che s’imbatte in un oceano di informazioni e rischia di esserne travolto, senza un orientamento. Si ha paura del dubbio e, perciò, ci si accontenta delle poche certezze che si possiedono senza sottoporle ad un vaglio critico. Invece, è il dubbio il metodo migliore per giungere al buon uso della libertà. Chi s’informa non è soggiogato da nessuno, perché avrà fiducia in se stesso e risponderà alla propria coscienza in piena autonomia”.


 


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