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 lunedì 31 ottobre 2016

MESSINA

Incontri di Spiritualità e Cultura Francescana

di Domenica Timpano


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Nell’ambito degli “Incontri di Spiritualità e Cultura Francescana”, presso la Biblioteca Provinciale dei Frati Minori Cappuccini, venerdì 28 ottobre, mons. Benigno Luigi Papa ha tenuto una relazione, o meglio un’interessante Lectio Magistralis, per fare meglio conoscere e apprezzare un santo che ha rivoluzionato, con la sua semplicità e conoscenza di Dio, la Chiesa e la vita di tanti fedeli. Dopo il saluto di Padre Giuseppe, rivolto alle persone presenti giunte da numerose zone della provincia, e a mons. Benigno, francescano, cappuccino, studioso ed esperto della Sacra Scrittura che coniuga nel suo operare “semplicità ed efficacia pastorale”, ha preso la parola, per un breve saluto, padre Fiorenzo, curatore della prestigiosa biblioteca che arricchisce la nostra città. Mons. Papa, preliminarmente, ha invitato a riflettere sul contesto culturale e religioso in cui ha vissuto Francesco, sul suo rapporto con Dio e la Scrittura, ignorata per lungo tempo dalla Chiesa, a riportare alla memoria eventi, come il “Concilio Vaticano II” e il “Sinodo” del 2006/ 2008, che hanno riscoperto la Scrittura consentendo alla comunità cattolica di appropriarsene e alla parola di Dio, al Verbum Domini, di entrare nella Chiesa “che ne ha fatto tesoro”.

Oggi, infatti, sappiamo che “la Scrittura è il cuore della Chiesa, divenuta la sua casa” e che la sua conoscenza è molto diffusa, mentre prima del Concilio era riservata solo ai preti. Grazie al Concilio del 1965, ebbe vita la Costituzione “Dei Verbum” che offrì l’opportunità di riscoprire la Parola di Dio e di rendere partecipe l’intera comunità ecclesiale. Già, nel periodo che va dal XII secolo al XIII, si era manifestata una rinascita evangelica per la presenza di grandi teologi. “Le Scritture dal Chiostro erano transitate nelle Università e da lì nella vita”. Grandi teologi, come Tommaso D’Aquino, erano visti come maestri. Incisero, positivamente, nella diffusione della Scrittura anche comunità che popolavano la società medievale. Ma quello che si accostò alla Bibbia e al Vangelo con lo spirito giusto fu Francesco, perché capì il significato profondo della parola di Dio che parla all’uomo per illuminare la sua vita, perché egli trovi la luce “per vivere da cristiano”. L’ascolto della parola di Dio – come ha evidenziato più volte mons. Benigno – fu determinante nella vita di Francesco vissuta in povertà assoluta e in simbiosi con il Crocifisso.

Si racconta che una voce divina abbia rivelato al santo cosa Dio volesse da lui: vivere la sua vita secondo la passione di Gesù. Così, come Francesco, pienamente cosciente del significato e dell’importanza di quelle parole, ha fatto sino a quando, la sera del 3 ottobre1226, ha chiuso la sua vita terrena recitando il Salmo 141. Ha ricordato ancora mons. Papa che, quando il “poverello di Assisi” era infermo e pieno di sofferenze, un suo compagno gli disse: “Padre, tu hai sempre trovato un rifugio nelle Scritture; sempre ti hanno offerto un rimedio ai tuoi dolori. Ti prego anche ora fatti leggere qualche cosa dai profeti: forse il tuo spirito esulterà nel Signore”. Ma Francesco rispose “È bene leggere le testimonianze della Scrittura ed è bene cercare in esse il Signore nostro Dio. Ma, per quanto mi riguarda, mi sono già preso tanto dalle Scritture, da essere più che sufficiente alla mia meditazione e riflessione. Non ho bisogno di più, figlio: conosco Cristo povero e Crocifisso”, a testimonianza della comprensione altissima che aveva della Scrittura e della consapevolezza che dopo avere conosciuto Cristo non era necessario più leggere, perché nel Cristo in croce si identificava e si uniformava in un rapporto simbiotico.

La Scrittura serviva per vivere da Cristiano. “Francesco non è stato un teologo, un esegeta”, ossia un critico, un interprete della Scrittura, piuttosto un “Santo senza teologia”, un santo che “ha ricercato la teologia nella vita e non nei libri”. La conoscenza della Scrittura di Francesco viene definita sapienziale, perché Egli leggeva la Scrittura per ascoltare Cristo, per portare al cuore la Sua Parola, imitarLo e amarLo. In una lettera all’Ordine, il frate ha raccomandato di seguire la parola di Dio, praticare quello che Egli dice e custodire i libri “che contengono la sue sante parole”. A conclusione dell’incontro, diverse sono state le domande poste a mons. Papa volte ad approfondire la conoscenza di un uomo che ammansiva i lupi, abbracciava i lebbrosi, sconvolgeva equilibri, un santo che, nella sua semplicità, esprimeva ideali di umiltà e grandezza mistica, di rispetto per la natura e amore incondizionato verso il Creatore.


 


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