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 lunedì 24 ottobre 2016

MESSINA

Il ‘900 sul grande schermo e nella storia: problemi di ieri e di oggi

di Tiziana Santoro


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Il direttore del Museo del ‘900 Angelo Caristi ha presentato la Rassegna cinematografica “Il cinema racconta il ‘900”. Gli interessati potranno recarsi, nei giorni indicati, presso la Sala Convegni del Museo “Messina nel ‘900” per assistere alle proiezioni dei Film “Mediterraneo” di G. Salvatores (21/10/2016); - “Una giornata particolare” di E. Scola (11/11/2016); - “Schindler’s list” di S. Spielberg (25/11/2016); - e “Guardie e ladri” di M. Monicelli e Steno (9/12/2016). In “Mediterraneo”, Salvatores ha diretto D. Abatantuono, C. Bisio, C. Bagagli e U. Conti, nei panni di soldati fascisti approdati nelle Isole dell’Egeo mentre vivevano con la pacifica comunità del luogo, estraniati dal mondo e dalle atrocità della guerra. Due anni dopo, il pilota di un aereo di ricognizione avrebbe rivelato loro l’arresto di Mussolini e la ferocia del conflitto. Il sergente Lo Russo proverà a convincere il restio Farina a fare ritorno in patria, ma questi preferirà le grazie della sua amata e l’impeto vitale dell’amore al presagio della morte. Nelle sale cinematografiche, per la prima volta nel 1991, proprio quando la guerra del Golfo turbava le coscienze, il film esprimeva un messaggio di pace e non violenza.

Nel lontano 1977, E. Scola ha realizzato un vero e proprio capolavoro cinematografico in cui ha riunito S. Loren e M. Mastroianni, rispettivamente Antonietta e Gabriele. Angelo del focolare fascista la prima, omosessuale il secondo, subivano le umiliazioni inflitte dal regime fascista. In “Una giornata particolare” (06/05/1938), in cui tutti correvano ai Fori Imperiali per assistere all’incontro di Mussolini ed Hitler, i due protagonisti, casualmente, s’incontravano per condividere le loro solitudini. L’ingenua e sottomessa Antonietta e il sofisticato intellettuale Gabriele, mentre sullo sfondo echeggiava il sonoro della radiocronaca di Guido Notari, scoprivano la solidarietà e l’amore. In questo film, Scola ha denunciato la politica discriminatoria fascista e, con ironia e malinconia, ha consegnato il suo capolavoro alla migliore tradizione crepuscolare neorealista. Il 1993 è stato l’anno di Spielberg e di “Schindler’s list”, un cine-racconto ispirato ad una storia vera: quella dell’industriale tedesco O. Schindler che ha compiuto un viaggio all’interno della propria coscienza e riscoperto l’umanità verso gli uomini. Schindler, insieme ad un amico contabile, aveva stilato una lista per salvare 1.100 ebrei dalla deportazione nei lager nazisti.

Schindler, sfruttando le sue conoscenze tra le autorità tedesche, ha impiegato gli ebrei nella sua fabbrica di granate, al solo scopo di salvarli. Tra i momenti più significativi, il raggiro compiuto dal protagonista per sottrarre le donne alla deportazione ad Auschwitz. Spielberg ha messo in scena la dualità tra crudeltà e umanità, tra solidarietà e barbarie, ma, soprattutto, ha raccontato la storia di una doppia resistenza: quella dei due eroi che hanno rischiato la propria vita per salvare quella altrui e il boicottaggio fatto dagli operai di fabbrica per compromettere lo sforzo bellico tedesco. Monicelli e Steno, nel 1951, con “Guardie e ladri” hanno segnato il passaggio dagli stilemi neorealisti alla commedia italiana. Tra i protagonisti: Ferdinando Esposito (Totò), Amilcare (Aldo Giuffrida) e il brigadiere Bottoni (Aldo Fabrizi). I primi due, impoveriti dalla grande guerra, vivevano compiendo piccoli furti, finché un americano ha denunciato la loro truffa alle autorità.

Il brigadiere Bottoni, più volte sollecitato ad arrestare i malfattori, vedrà messo in discussione il suo posto di lavoro se non eseguirà l’ordine. Però, è proprio nell’intimità del sottoscala di Casa Esposito, che i protagonisti si sono sentiti amici. Incorniciati nella fotografia di Mario Bava, Esposito e Bottoni si sono riscoperti uomini e padri di famiglia, la cui esistenza è stata resa precaria da altri uomini e dagli eventi. “Documento storico e sociologico”, il racconto di Monicelli è la storia di due uomini che incarnano la solidarietà. È una storia amara di miseria e povertà, condita con ironia, malinconia e riflessioni intimiste. Totò e Fabrizi hanno indossato le maschere della commedia dell’arte e, con il loro “riso amaro”, hanno segnano il passaggio dalla comicità surreale alla comicità realistica. Il buon brigadiere alla fine compirà il suo dovere, con la promessa di badare alla famiglia di Esposito sino alla sua scarcerazione.

La rassegna cinematografica ha lo scopo di promuovere la riflessione sulle problematiche post belliche, scaturite dalla seconda guerra mondiale. Un pretesto per rintracciare spunti di continuità con le piaghe sociali del nostro secolo: l’emarginazione, il disagio economico-sociale, il manifestarsi di nuovi conflitti e l’emergere di moderne forme di discriminazione.


 


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