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 venerdì 21 ottobre 2016

RIFLESSIONI

Caravaggio è un genio cristiano

di Alfonso Saya


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Caravaggio non è solo un grande pittore, il più grande – lo definisce tale, Vittorio Sgarbi che è un’autorità come critico d’Arte – ma è, innanzitutto, un genio cristiano, perché sa esprimere, con l’incanto dei colori, l’essenza del Cristianesimo, purtroppo, oggi, misconosciuta dai cosiddetti filosofi della modernità e, persino, scandaloso da alcuni teologi, non si impancava moralista, era un povero peccatore che fa inorridire i benpensanti che lo descrivono a tinte fosche che ne combina di tuti i colori, un vizioso incallito, un giocatore, un donnaiolo, un assassino, imputato del fattaccio sciagurato del 1606. Inseguito deve scappare a Malta dove è ospitato dagli omonimi Cavalieri e da dove è scappato da lì perché imputato ancora di altri fattacci e muore di malaria, solo, sulla spiaggia di Porto Ercole. Riconosceva di essere un miserabile peccatore. Era umile. A proposito, un giorno, entrando in una Chiesa, a un amico che gli porgeva l’acqua santa perché cancella i peccati veniali, la rifiutò dicendo: “Non importa, tanto i miei sono tutti peccati mortali!”.

Quando viene accolto tra i Cavalieri di Malta si firma “frate” con tanta commozione, perché si riteneva indegno e viene descritto dai suddetti Cavalieri pieno di zelo religionis accensus. Quell’umiliante percezione di sé lo accosta a Gesù di cui s’innamora, appassionatamente, e lo rappresenta con il pennello come “il più bello tra i figli dell’uomo”. Viene colpito dalla sua bellezza e lo sente vivo, presente e si sente chiamato come quello che incontrarono 200 anni fa, pur essendo un miserabile peccatore si sente afferrato dalla Sua Misericordia che lui dipinge in quella tela dove Matteo, il peccatore, è chiamato da Gesù che lo indica col dito che è identico al dito di Adamo a cui Dio dà vita nella Cappella Sistina. Matteo si sente chiamato da Gesù per nome mentre sta contando i soldi e tutti lo disprezzano per questo, sentendosi chiamato come nessuno lo ha chiamato e chiede meravigliato:

“Io? Tu vuoi davvero, uno come me?”. Caravaggio rappresenta la Misericordia di Gesù per i peccatori come lui che scandalizza gli Scribi ed i Farisei, come quelli di oggi. Caravaggio rappresenta la Misericordia come un fatto attuale, perché Gesù è l’oggi, è Vivo, è Presente (“Sarò con voi fino alla consumazione dei secoli!”). È una presenza di carne che si può toccare e abbracciare. Lo dimostra Caravaggio con quel capolavoro assoluto che è l’Incredulità di Tommaso, dove Gesù prende la mano dell’incredulo e gli fa mettere le dita dentro la ferita del costato. Caravaggio colpisce ed affascina perché racconta col pennello la presenza fra gli uomini come una storia di oggi! Il mondo, cosiddetto “laico”, non coglie la vera Forza del Cristianesimo, la Bellezza della divina umanità di Cristo che il genio di Caravaggio rappresenta.


 


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