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 lunedì 10 ottobre 2016

RECENSIONE

Come stare al mondo: i momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo

di Tiziana Santoro


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Lo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo va a caccia di momenti di trascurabile felicità. Si tratta di una ricerca incalzante di istanti di sopravvivenza, una sorta di riscatto personale che ciascuno dovrebbe potersi ritagliare, un po’ per beffeggiare la vita, un po’ per sopravvivere al logorio perpetuo della quotidianità. A pensarci bene, Momenti di trascurabile felicità è il Libro della moderna resistenza, una modalità d’agire per imparare a stare al mondo e sdrammatizzare gli eventi. L’antidoto di Francesco Piccolo è una rivendicazione del diritto di essere se stessi sempre, tutto condito con un tagliente umorismo e la sfacciataggine di chi prende la vita così com’è, incurante dei giudizi morali, svincolato dai luoghi comuni. Libero dalla pretesa di fare la cosa giusta per gli altri e per il pianeta, Francesco Piccolo rivendica il diritto di appagare se stesso anche, e soprattutto, attraverso quei momenti di trascurabile felicità che gratificano i suoi mediocri appetiti.

Momenti di trascurabile felicità è l’esaltazione dell’italiano medio e di tutti i suoi difetti e le sue debolezze; un accettarsi e nutrirsi di sfrontati gesti, di piccole prepotenze, incongruenze che ci ricordano chi siamo e che, bene che vada o male che vada, siamo fatti proprio così: presuntuosi, comodisti, pigri, pretenziosi, egoisti ed anche un po’ sadici, cioè ostinatamente umani. A questo proposito, Francesco Piccolo stila la sua lista di trascurabili momenti di felicità, in cui ciascuno può riconoscersi quando è: colto a strombazzare col clacson nel traffico cittadino; voglioso di primeggiare sugli altri automobilisti sfidandoli nel sorpasso; incurante nel salutare chi abbiamo bloccato col nostro veicolo, mentre siamo al bar per bere il primo caffè del mattino. È un momento di trascurabile felicità – secondo Francesco Piccolo – assecondare le proprie irrazionali ostinazioni: percuotere il telecomando per cambiare canale quando le pile sono scariche, interpretare, erroneamente, i testi delle canzoni solo per confezionarcele addosso, abusare della parola “infatti” fuori contesto solo per compiacere la nostra condizione d’imbarazzo.

Il diktat è non agire contro voglia, non cedere alle pressioni sociali ed ascoltare se stessi. Poco importa se “l’amore uomo/donna” è spento dalle fatiche della lontananza e dall’insofferenza verso l’altro, quando è più salutare vivere comodamente e senza stereotipi sentimentali assolutisti: porre fine alle relazioni è, certamente, più sano che assecondare ostinatamente “l’idealizzazione di un sentimento” che ci limita. La gelosia? Perché farsi sopraffare? Se con dissacrante ironia, possiamo farci carico anche del passato del nostro partner? Non da ultimo – sostiene Piccolo – impariamo a dare ragione a tutti, per non affaticarci in discussioni inutili: se il taxista ci ammorba con espressioni razziste e xenofobe, impariamo a non dilungarci in discussioni impegnate e in comizi “inopportuni e fuori contesto”, quando è più salutare conservare in silenzio la nostra opinione personale.

I momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo vogliono suggerirci di accettare il “nostro essere insopportabili” in difesa di noi stessi e a scapito delle aggressioni altrui. Ed ecco che ci ritroviamo ad ordinare, egoisticamente, al ristorante solo per noi, a non cedere controvoglia alla condivisione del cibo con gli altri, a ignorare gli sms o a strumentalizzarli per chiedere ciò che durante una telefonata avremmo pudore di rivendicare. Strumentalizzare la tecnologia, più di quanto essa strumentalizzi noi e condizioni le nostre relazioni; questa è la vera vittoria dell’uomo sulle macchine. Stare al mondo – per Francesco Piccolo – significa anche non arrendersi ai luoghi e alle scelte civiche e sociali e rivendicare, giusto o sbagliato che sia, il diritto di operare, criticamente, riflessioni personali anche se irrazionali e improduttive.

Così, accade d’interrogarsi, quando si viaggia in treno, sull’utilità di quel martello frangivetro custodito in una teca di vetro che andrebbe, a sua volta, infranta per divenire funzionale all’uso. Non è forse questa la difesa estrema dell’esercizio del pensiero critico contro ogni “logica-sociale”, tale o presunta? Ebbene, Piccolo si appiglia ad essa per ricordarsi che esiste, pensa autonomamente ed è felice, malgrado gli altri.


 


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