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 martedì 30 agosto 2016

RECENSIONE

Il volume su Nino Ferraù “Un intellettuale. La sua anima. La sua epoca”

di Alfonso Saya


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Il Volume su Nino Ferraù, che è stato presentato nel Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia, è una disanima ampia e profonda del suo universo poetico, attraverso le sue sillogi postume che, a cura del fratello Giuseppe, via via sono state pubblicate. I chiarissimi professori Luciano Armeli Iapichino, Cosimo Cucinotta, Antonio Baglio e Salvatore Vicario, hanno sviscerato la sua poetica nelle sue molteplici coordinate e il suo ricchissimo curriculum. A nostro giudizio, questo Libro, oltre a tracciare il profilo umano e poetico di Nino Ferraù, mira in fondo a dare una lezione di sapienza che getta luce nell’oscurità del nostro tempo, che è la “sapienza del cuore” e che contraddistingueva Nino Ferraù, perché se non è tale, non è sapienza, ma puro sapere. In questo Libro, risaltano i valori, i nuclei dominanti che ruotano attorno alla poesia di Ferraù: l’amore, gli affetti familiari, l’amicizia, gli ideali che danno un orientamento, sono la stella polare, sono di orientamento ai giovani sbandati, sono una disciplina di comportamento morale e civile. Ricchissimo il curriculum di Nino Ferraù. Sin da giovane egli dimostra – al dire di Benedetto Croce – un’età adulta, matura. Deduce questo suo giudizio, dalla lettura del primo volume.

Questo giovane – afferma, testualmente – è molto più vecchio dei suoi anni; una sete di universale lo distingue e lo trasfigura ed è per questo che del suo pensiero io ammiro anche la parte che non approvo, cioè il suo pensiero cristiano, per cui Ferraù si definiva “cristocentrico”. Al riguardo, diceva: “Il Croce diceva tante cose, ma la Croce ne ha dette molte di più”. Il Croce, su Ferraù, ha dato un giudizio profetico: “Il suo dinamismo creativo mi fa prevedere che egli scriverà, in avvenire, opere più forti di queste e mi rammarico che non potrò conoscerle”. Questo Libro traccia, oltre al profilo poetico, un profilo umano, anzi sono intrecciati, poiché il Ferraù si può definire “uomo-poeta”. La sua poesia sgorgava, come polla d’acqua sorgiva, dalla sua vita e dalle sue azioni, sicché vita e poesia erano un binomio inscindibile o meglio un tutt’uno. In lui non si riscontrava carenza di umanità e di azione poetica, spirava, anzi, umanità da tutti i pori, aleggiava il soffio della poesia. Se la vita non è poesia, diceva, non vi è poesia nei versi. La poesia – ribadiva sempre Nino – non è solo un modo di scrivere, ma un modo di vivere. Amo, diceva, la poesia delle parole, ma apprezzo molto di più la poesia delle azioni. La poesia dev’essere la generatrice della vita, dev’essere il “depuratore spirituale”. I giovani sono stati immessi nel viale del tramonto, e quanto è attuale Nino in questo suo giudizio, di tutte le idealità sono stati diseducati ed inalberano la dissacrazione di tutti i valori, trovando sfogo nella violenza più brutale e nella droga.

È questo il Messaggio che Nino Ferraù lancia in questo Libro; egli ha combattuto, soprattutto, per i giovani, per accendere, mediante la poesia, le idealità ed i valori imperituri dello spirito, senza i quali la vita diventa un deserto… Temeva la vecchiaia del cuore, che è peggiore di quella degli anni. Questo Libro ci rivela la figura del poeta, del pittore, dello scrittore, del giornalista, ma anche dell’educatore, dell’agitatore culturale di primo piano, che portava il proprio Messaggio di poesia e di umanità nei dibattiti, a viva voce, a contatto con il pubblico: “Scendere fino al polo per risalire con esso”. Questo il motto dell’“Ascendentismo”, corrente letteraria di cui ne è stato il fondatore. Partecipava – ed io ne sono il testimone – alle manifestazioni d’arte e agli incontri culturali e, con sottile ironia, metteva in guardia contro ogni specie di vanagloria, di “protagonismo”, sostenute, purtroppo, dalla grande stampa, dalla grande industria e dai “mercanti della cultura”, più che mai, all’opera e dai quali bisogna difendersi.


 


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